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martedì 14 luglio 2009

Ballottaggio

Caro Giovanni
come tu ben sai la retorica è, nell'intenzione, l'arte della persuasione, mai espressione di una verità. Se poi "...la maggior parte degli uomini non intendono tali cose, quanti in esse s'imbattono, e neppure apprendendole le conoscono, pur se ad essi sembra"(Eraclito), è ovvio che anche la persuasione, cioè la retorica come sintassi, articolazione e modo del discorso, non implichi, necessariamente, la correttezza del linguaggio. Il vero problema sembrerebbe essere, oltre alla barbarie che ha investito il senso filologico e culturale delle parole, sconvolgendone il naturale decorso grammaticale o semantico, l'idea di base radicata nel tessuto sociale per cui il senso delle cose, (che non sono le parole), non sta nell'azione, ma nelle possibilità di giustificare l'azione stessa. L'undicesimo comandamento, principio massmediologico degli ultimi 20 anni, recita: si è fatto da sè, se può lui, potrò anch'io. Il farsi individuale esprime il connubio di potere e possibilità come un bene collettivo a cui non sfugge neanche l'ultimo degli imbecilli. Ed è proprio l'enfatizzazione di questa forza, la possibilità come potere, che si è radicata nel tessuto sociale a tutti i livelli, grazie alla semplicità del suo messaggio, al fatto di non essere soggetta a nessuna regola e, soprattutto, perchè non implica nessuna tèchne , non sono richieste specifiche capacità o competenze. Tradotto in termini politici locali sarebbe troppo complicato identificarsi in persone per cui l'erudizione latino-letteraria, la conoscenza della lingua italiana, e non solo, la riservatezza e la discrezione dei modi, il gusto per l'arte, l'amore per la cultura, la competenza amministartiva ed economica, sono le determinazioni necessarie, non facoltative, per affrontare un ruolo politico, qualunque esso sia. Meglio affidarsi alla mediocrità, perchè ciò che veramente importa è avere sempre l'ultima parola, anche se è quella sbagliata!
Paola Callegaro

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