ENEA
Ultimo, cugino di Enea, si stupì quando
qualcuno evocò le bombe d’acqua: le scambiò per un’arma potente.
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Enea, in disparte, manifestava disagio, pur distratto dalla
bellezza di Giorgia, dalle sue fattezze armoniose.
C’èra una passività contagiosa che egli non sopportava: la
gente s’impoveriva, le libertà si restringevano e l’Europa poi s’allontanava
dalla speranza e s’accartocciava dentro egoismi nazionalistici.
Nessuno provava indignazione. Zitti tutti, in attesa del
pasto. Il suo pensiero mugugnava, tribolava.
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Barbara tocca a te salutare i nostri amici. Sei tu che
hai voluto la cena, ricordi?
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No, caro Tullio, non è proprio così: ti stai sbagliando
questa volta. Risponderò solo ai dubbi di Arduino; dopo di te. Nel frattempo
possiamo assaggiare quel vino rosato, quello del Salento che ti si addice?
Stronzate, pensava Enea, scarabocchiando sul foglio di carta
che teneva vicino. Le solite chiacchiere e nessuno qui pensa alla città, a
questa Amministrazione incapace di progetti, di disegnare il futuro: uno a
caso. C’è bisogno di una lista per l’elezione futura. Con gente nuova. Altro
che belle parole.
Località Amolaretta evocava nomi elfici, come il Castagnaro,
che l’accarezzava con le sue acque, dopo aver mutato il nome più volte negli
anni.
L’abitazione di Barbara e Tullio s’affacciava sul fiume e
nelle ore notturne lo sentivano bisbigliare, come se narrasse qualcosa a quel
luogo, al terreno lì accanto, alle erbe e fiori viventi.
Arduino attendeva curioso le parole di lei, la signora, come lui scherzosamente la chiamava. Gli altri erano già arrivati al gelato e al caffè; qualcuno si era fermato alla frutta. In attesa.
Dopo aver ringraziato gli amici e i compagni, Barbara non
intendeva certo lasciarli andare, così su due piedi, senza nulla dire. Aveva
ascoltato con attenzione le discussioni fiorite di tutti, alcune impreziosite di
retorica, altre quasi rassegnate. In particolare era stata colpita dalle parole
infuocate della giovane Chiara, da quelle di Enea, cariche e pesanti di
riferimenti, di storie vissute: sferzanti e sfottenti come al solito.
Alla domanda che fine avrebbe fatto la Sinistra con le sue diverse
propaggini non voleva dare risposte: si rifiutava, anche se Arduino aveva
insistito ripetutamente.
Non sono una cartomante, pensava, non posso conoscere ciò
che avverrà e anche se lo sapessi non lo direi. Riteneva, infatti, irrilevante
la questione, priva d’interesse. Sapeva dell’esistenza di tutti noi, diversi,
cangianti nello scandire delle ore che danzano assieme e ci fanno compagnia.
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Che faremo di questi luoghi di sosta, di amori, di
silenzi, di amicizie e di conflitti? Questo mi appassiona cari amici. Gli
strumenti, anche se efficaci e spesso non lo sono, non sostituiscono la
passione per la vita e l’Eros che possediamo pulsa sempre dentro di noi. Senza
sosta.
Tullio stava in silenzio ad osservare Chiara, luminosa e
attenta. Enea sorseggiava, invece, il suo rosato. Imperturbabile.
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Non ci ha detto nulla, te l’avevo detto Arduino. E’ fatta
così.
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Sai Enea a volte t’invidio, sei disgustoso nelle tue
elucubrazioni catastrofiche, seraficamente pessimistiche, poiché non ti passa
mai la voglia d’indagare, di rovistare nelle carte e nel pensiero alla ricerca
di una politica alternativa.
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