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giovedì 21 gennaio 2016

Il refuso gratificato



Deuzia rosa


Gli errori nella scrittura vengono comunemente chiamati refusi, se sono frutti solamente della pura disattenzione di chi scrive. A volte di loro ce ne accorgiamo tardi, quando non è più possibile porvi rimedio. Penso a una mail spedita o a una lettera arrivata già a destinazione.
Loro deliziano la nostra comune esistenza: ci fanno soffrire, arrivano e partono inaspettati, un po’ dispettosi, quasi per gioco. E’ impossibile fermarli. Vogliono forse metterci alla prova, in questi tempi di analfabetismo dichiarato.
Ritengo, tuttavia, che ricerchino la nostra affettuosa compagnia, desiderosi di uscire dalla solitudine dei segni addormentati, in pausa perenne.
Così riflettevo, l’altro ieri, sul vocabolo imperfetto, spedito, ahimè, in spazi e luoghi lontani. Abellito, avevo scritto con il pc e, clic, era partito pure lui con tutti gli altri suoi simili nel web sconfinato, facendomi quasi l’occhiolino. L’ho guardato vicino al suo sostantivo e ho sorriso tra me. Che coppia perfetta, pensavo.
Dopo ho voluto fare la stampa di quello che avevo scritto prima e ho scoperto così il mio refuso birichino. Bello, sottile, senza la lettera b. Riflettevo sui destinatari: se ne sarebbero accorti? Sicuramente, non avevo dubbi.
Abbellire senza una b è un po’ impoverirne il significato, sminuirlo della sua carica dirompente. Non era carino. Forse il vocabolo se la prenderà con me, collocandomi per dispetto tra le vaste schiere dei malfattori grammaticali. Pazienza.
Subito dopo mi sono rattristato per il sostantivo alleggerito e non sapevo come consolarlo. Volevo persino spedire un nuovo messaggio con il solo termine corretto, abbellito; ho pensato tuttavia che non era serio. Stai esagerando, mi son detto, non puoi comportarti così.
Allora ho provato ad aggiungere una doppia b alla parola che avevo presso di me. Abbbellito con tre bi sembrava una giusta ricompensa al sostantivo defraudato.
Ti sentirai sicuramente meglio amico mio. Lo so, è un nuovo refuso, ma credimi, ti farà compagnia; farai bella figura così abbondante e chiassoso. Ne sono certo.
Ho spento il portatile, senza dimenticare di salvare il mio affettuoso errore.
Negli spazi infiniti della comunicazione non si sentirà più solo e incompreso tra le moltitudini di suoi simili.




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