Pagine

domenica 21 aprile 2013

I giacobini stellati







La storia degli uomini c’insegna che non è mai esistito un pensiero uguale per tutti, nemmeno nelle dittature più ferree, le quali tramontavano alla morte del loro duce, del loro capo indiscusso. Pure in quelle drammatiche situazioni le parole che argomentano, che si complimentano fra loro, esplodevano, si facevano strada con difficoltà, come un fiume che cerca ostinatamente il suo mare.
I giacobini francesi furono travolti, dopo la sanguinosa presa del potere, nella loro falsa euforia libertaria; così i bolscevichi di Lenin si misurarono al loro interno, per un tempo breve, nelle diversità e pluralità del partito unico, finché Stalin lo permise. Poi fu il terrore.
Nel dopoguerra vicino diverse e provvisorie tirannie furono travolte nel mondo, chi prima chi dopo, da vocaboli indisciplinati, tra di loro innamorati, esuberanti nella ritrovata libertà.

Oggi il Grillo cittadino pretende d’ingabbiare i suoi parlamentari, comprimendo le difformità innumerevoli che soggiornano con noi, i dubbi che serpeggiano nelle loro fila e le aspettative che attendono fiduciose.
Egli vuole affermare una nuova ideologia: quella della rete informatica e globale. Un nuovo fratello sconosciuto che intende sopprimere le singole individualità in attesa della fine di tutti i partiti e delle rappresentanze fin qui conosciute. Propugna un mondo diverso, una teologia che sappia interpretare le necessità dei cittadini, guidata da una teocrazia impresentabile che non deve rendere conto a nessuno.
Non c’è nulla che non sia già avvenuto in altre forme e in altri luoghi. Che ancora sussiste in questo pianeta della bianca galassia.

La settimana del Presidente che verrà si prepara con l’emozione per l’evento programmato da tempo, mentre nei media invasivi le parole dei così detti opinionisti svaporano quasi subito una volta pronunciati. Durano solo qualche attimo: il tempo di salire qualche metro sopra le teste pensanti, usurate da un lavoro ingrato e sovente ben remunerato.
Non s’avvedono costoro che siamo entrati da tempo in una storia diversa, nuova e perfino ignota che segna la fine della rappresentanza partitica, così come l’abbiamo appresa.
L’alone montiano, protettivo per alcuni mesi, ci ha mostrato la sua inconsistenza nella durata e nelle promesse non mantenute.
Ora ci aspetta un duro e paziente lavoro di risanamento, di ricostruzione in un tempo a noi sconosciuto.


Nell’abitazione acquistata da poco egli si stupiva delle rotondità delle pareti che si tenevano per mano, ignorando l’angolo retto e che facevano felice l’imperfezione visibile. Pensava agli elogi casuali transitati negli anni, alla curiosità manifestata da sguardi frettolosi e alle curve sinuose che attraggono, che ammagliano, come un fiume nel suo girovagare sicuro.
Solo Barbara conosceva il fluire delle ore, la loro visibilità proiettata lontano, le trasparenze e le crudeltà che attendevano. Sapeva i dolci piaceri, li assaporava prima del loro arrivo.
Non osavo porle domande sul dopo, sui giorni del nostro domani. Era gentile con me, premurosa, affettuosa: per questo eravamo da tempo legati da sentimenti profondi.
- Tullio, so cosa pensi, ciò che ti turba in queste ore. Non sei felice dell’elezione del Presidente e del suo nuovo settennato? Capisco, t’infastidisce il contesto in arrivo, le infelicità in attesa e le speranze che non arrivano mai. Soffocate.
- No non è solo questo e tu lo sai.
- Certo che lo so. Domani ne riparleremo.

gieffe

Nessun commento:

Posta un commento