Pizzarotti
Forse bisognerà scompaginare il pensiero di noi tutti e dei
più audaci e coraggiosi per ritrovare bagliori rigeneranti che ci facciano
strada in questa difficoltosa navigazione globale.
Non ci aiutano per questo le antiche certezze acquattate negli
angoli nascosti del nostro pensiero. Neppur le cronache dei quotidiani
schierati con i loro commentatori prevedibili: foschi e tragici taluni,
bizantini e squillanti i rimanenti.
Ci sono poche persone che raccontano storie inverosimili, di sogni
realizzati, di tenerezze accoglienti dopo i nubifragi e le perdite e assenze
dolorose.
Solo i poeti e i narratori accompagnano il variare
dell’Essere. Nella sua interezza.
Scansare il pensiero che soffoca i desideri della ricerca,
dell’inventiva, della scoperta e
imprigionarsi con la rabbia e la disperazione ci impedisce
l’incontro con le mutazioni, desiderose d’esser guidate anche da noi.
In piazza Cavour Enea sostava pensieroso in queste uggiose
settimane. Piovose. Pativa per la devastazione dei platani annunciata dal Bobo
tuttofare. Sbiadito nelle sue apparizioni, come le luminarie natalizie
intristite in questo scorcio dell’anno.
La sua Amministrazione boccheggiava, divisa soprattutto dopo
l’ingloriosa fine del consigliere Coppola, spendacciona nella sua ultima
campagna elettorale. Fuori dal Consiglio regionale, come aveva stabilito la
sentenza della Corte dei conti.
Meditava sulle cose da fare, il sindaco casuale, mentre
gioiose scintille si sprigionavano nel palazzo comunale e nelle pagine dei
quotidiani locali. Il fuoco amico nella sua maggioranza aspettava una buona
occasione per farsi sentire, per guadagnare qualche consenso lungo il Corso e
tra i consueti mercatini presenti in città.
Nel bar della Pina Enea
sognava una ricomposizione a sinistra, anche nel territorio comunale e tifava
per qualche personaggio cattolico minore, di cui non osava fare il nome. Le
elezioni non erano poi tanto lontane. I reduci della sinistra plurivariegata
gli procuravano i brividi, non tutti allo stesso modo.
Al Liberty caffè la gente, intanto, consumava le abituali
ordinazioni, con bimbi chiassosi che facevano contorno e le vetrine luminose che
si esibivano impettite per la gioia contenuta dei passanti.
-
Sei arrivato finalmente. Non cambi mai, sempre con il ritardo
incollato. Lo si vede sulla fronte.
-
Smettila Chiara, zittisciti. Ho avuto un incidente: ho
forato la gomma della bici di mia madre.
-
Che grave incidente, Matteo! Ti rendi conto di ciò che
sta accadendo?
-
Cos’è successo, ne hanno cacciati ancora.
-
Non lo so e non mi interessa. Siamo in una situazione
curiosa e mi sento a disagio solo a pensarci. Spero nel sindaco di Parma.
-
Pizzarotti? Ti affidi a lui?
-
C’è forse qualcun altro di normale?
Chiara pensava d’aver esagerato, evocando il sindaco di
Parma. Ormai era cosa fatta e non poteva ritrattare.
Matteo non sapeva perché rincorreva stupidamente Chiara. Il
suo pensiero, le sue improbabili convinzioni. E se avesse ragione?
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