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lunedì 8 dicembre 2014

SCOMPAGINARE



Pizzarotti


Forse bisognerà scompaginare il pensiero di noi tutti e dei più audaci e coraggiosi per ritrovare bagliori rigeneranti che ci facciano strada in questa difficoltosa navigazione globale.
Non ci aiutano per questo le antiche certezze acquattate negli angoli nascosti del nostro pensiero. Neppur le cronache dei quotidiani schierati con i loro commentatori prevedibili: foschi e tragici taluni, bizantini e squillanti i rimanenti.
Ci sono poche persone che raccontano storie inverosimili, di sogni realizzati, di tenerezze accoglienti dopo i nubifragi e le perdite e assenze dolorose.
Solo i poeti e i narratori accompagnano il variare dell’Essere. Nella sua interezza.
Scansare il pensiero che soffoca i desideri della ricerca, dell’inventiva, della scoperta e
imprigionarsi con la rabbia e la disperazione ci impedisce l’incontro con le mutazioni, desiderose d’esser guidate anche da noi.


In piazza Cavour Enea sostava pensieroso in queste uggiose settimane. Piovose. Pativa per la devastazione dei platani annunciata dal Bobo tuttofare. Sbiadito nelle sue apparizioni, come le luminarie natalizie intristite in questo scorcio dell’anno.
La sua Amministrazione boccheggiava, divisa soprattutto dopo l’ingloriosa fine del consigliere Coppola, spendacciona nella sua ultima campagna elettorale. Fuori dal Consiglio regionale, come aveva stabilito la sentenza della Corte dei conti.
Meditava sulle cose da fare, il sindaco casuale, mentre gioiose scintille si sprigionavano nel palazzo comunale e nelle pagine dei quotidiani locali. Il fuoco amico nella sua maggioranza aspettava una buona occasione per farsi sentire, per guadagnare qualche consenso lungo il Corso e tra i consueti mercatini presenti in città.
 Nel bar della Pina Enea sognava una ricomposizione a sinistra, anche nel territorio comunale e tifava per qualche personaggio cattolico minore, di cui non osava fare il nome. Le elezioni non erano poi tanto lontane. I reduci della sinistra plurivariegata gli procuravano i brividi, non tutti allo stesso modo.
Al Liberty caffè la gente, intanto, consumava le abituali ordinazioni, con bimbi chiassosi che facevano contorno e le vetrine luminose che si esibivano impettite per la gioia contenuta dei passanti.

-          Sei arrivato finalmente. Non cambi mai, sempre con il ritardo incollato. Lo si vede sulla fronte.
-          Smettila Chiara, zittisciti. Ho avuto un incidente: ho forato la gomma della bici di mia madre.
-          Che grave incidente, Matteo! Ti rendi conto di ciò che sta accadendo?
-          Cos’è successo, ne hanno cacciati ancora.
-          Non lo so e non mi interessa. Siamo in una situazione curiosa e mi sento a disagio solo a pensarci. Spero nel sindaco di Parma.
-          Pizzarotti? Ti affidi a lui?
-          C’è forse qualcun altro di normale?

Chiara pensava d’aver esagerato, evocando il sindaco di Parma. Ormai era cosa fatta e non poteva ritrattare.
Matteo non sapeva perché rincorreva stupidamente Chiara. Il suo pensiero, le sue improbabili convinzioni. E se avesse ragione?

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