Lungo Canareggio
- Se pensi e rifletti t’accorgi che il moto, lo scorrere del tempo, come lo chiamiamo noi, è l’unico soggetto attivo che vive e dura, che permane e non si altera nel suo spirito che sprigiona.
- Ti prego Bere, non confondere il mio equilibrio precario. Oggi è Pasquetta, il lunedì dei “fuori porta, ” come dicono i TG, e occorre lasciare libere le nostre parole sbarazzine e tuffarci nel cioccolato, quello fondente per me, e gustare le carezze di questa primavera capricciosa.
- Hai ragione Barbara. A volte esagero nelle mie fantasie speculative.
- Ho saputo che Arduino è a Mestre, presso il nipote Gelindo: mi sembra questo il suo nome o sbaglio?
- No, è proprio il suo nome, come quello del nonno. Forse si sposerà quest’estate.
Lungo Canareggio le amiche ritessevano la loro affettuosa vicinanza, scambiandosi doni sempre nuovi e diversi.
Berenice scrutava le acque del Castagnaro, lo ricordava con questo nome il Canalbianco, e rivedeva le immagini lontane della Serenissima, dei suoi organi istituzionali e giurisdizionali: cercava qualche sottile rapporto con la realtà d’oggi.
C’è bisogno di faziosità, di alterazioni delle parole per accompagnare ciò che nelle mondane cose non è dato fermarsi, stare immobile. Non possiamo intravvedere quale sarà il nostro futuro, le sue sottili parvenze, se non si riesce a decifrare con umiltà la storia passata, riconoscere ciò che è avvenuto e attrezzarci, avendo diligente cura di operare con oculatezza.
Il bene del governo stabile, non sottoposto ai ricatti del voto dei partiti minori può subire tentazioni diverse: di autosufficienza, supponenza spocchiosa, decisionismo frettoloso e dannoso per i cittadini. La sua efficacia, mai scontata, necessita di contaminazioni profonde con i soggetti politici più contigui, liberati dalla fascinazione ricattatoria, quando si manifesta, del loro voto, proiettata, quindi, ad elaborare pensieri corposi, di lungo respiro. Ciò provocherebbe certamente un avanzamento della democrazia partecipativa, spogliata dal solo rapporto muscolare.
Far cadere un governo, come fu quello dell’Ulivo di Prodi, non fu così difficile allora poiché prevalse l’oltraggio, un narcisismo esibizionista che schiantò quell’esperienza frettolosamente costruita.
Ignorare la forza sarebbe altrettanto sbagliato per chi governa. Perdere il suo potere, la sua parvenza sarebbe nefasto, poiché muterebbe lo scenario nel quale ella sempre si manifesta in nuove vesti e anomale rappresentazioni.
Così è nell’avvicendarsi delle cose, di qualche accidente inaspettato se tutto si rigira, si rovescia, e chi stava sopra al comando finisca poi per sprofondare, rompendo speranze e facendo nascere nuove attese. Lo fu per il duca Valentino, dopo la morte di papa Alessandro VI Borgia, suo padre, e di questo ne soffrì Machiavelli traendone insegnamento.
Non so se può bastare a Tullio, pensava Berenice. L’altra faceva cenno di sì con il capo, anche se il suo pensiero era rivolto al grande olandese Erasmo da Rotterdam, precursore di un autentico spirito europeista.
Arrivate in via Sette Camini si soffermarono per ricordare la gioia esuberante di chi praticò l’arte della parola declamata, del teatro, esibito in un tempo passato da quei popolani pescatori di Canareggio, portatori di una storia lontanissima contaminata e plasmata da visitatori affascinanti.
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