Tullio camminava spedito per
la calura estiva e ripassava nella mente gli eventi del mese passato: le
piccole schermaglie politiche nella nuova Assemblea consiliare adriese, del
tempo che spassoso stava mettendo alla prova i due gemelli del
leghismo-stellato e ricordava i Discorsi di T. Livio del Segretario
fiorentino e la sua dedica a Zanobi Buondemonti e Cosimo Rucellai.
"..Perché gli
uomini, volendo giudicare dirittamente, hanno a stimare quelli che sono, non
quelli che possono essere liberali, e così quelli che sanno, non quelli che,
sanza sapere, possono governare uno regno."
N. Machiavelli.
-----N. Machiavelli.
La bellezza del
cap.10 del libro I dei Discorsi di Livio, intriso di grande e ricca umanità che
N. Machiavelli indubbiamente possedeva.
Quanto
sono laudabili i fondatori
d'una
republica o d'uno regno,
tanto
quelli d'una tirannide
sono
vituperabili.
L1- 10
Intra tutti gli uomini laudati
sono i laudatissimi quelli che sono stati capi e ordinatori delle religioni. Appresso, dipoi,
quelli che hanno fondato o republiche o regni. Dopo a costoro, sono celebriquelli che, preposti agli
eserciti, hanno ampliato o il regno loro o quello della patria. A questi si aggiungono gli uomini litterati.
E perché questi sono di più ragioni, sono celebrati, ciascuno d'essi, secondo il grado suo. A qualunque
altro uomo, il numero de' quali è infinito, si attribuisce qualche parte di laude, la quale gli
arreca l'arte e lo esercizio suo. Sono pel contrario, infami e detestabili gli uomini distruttori delle religioni,
dissipatori de' regni e delle republiche, inimici delle virtù, delle lettere, e d'ogni altra arte che
arrechi utilità e onore alla umana generazione; come sono gl'impii, i violenti, gl'ignoranti, i
dappochi, gli oziosi, i vili. E nessuno sarà mai sì pazzo o sì savio, sì tristo
o sì buono, che, prepostagli la
elezione delle due qualità d'uomini, non laudi quella che è da laudare, e biasimi quella che è da
biasimare: nientedimeno, dipoi, quasi tutti, ingannati da uno falso bene e da
una falsa gloria, si lasciono andare,
o voluntariamente o ignorantemente, nei gradi di coloro che meritano più biasimo che laude; e potendo
fare, con perpetuo loro onore, o una republica o uno regno, si volgono alla tirannide: né si avveggono
per questo partito quanta fama, quanta gloria, quanto onore, sicurtà, quiete, con sodisfazione d'animo,
ei fuggono; e in quanta infamia, vituperio, biasimo, pericolo e inquietudine,
incorrono.
----
Niccolò Machiavelli,
Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio

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