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giovedì 9 agosto 2018

Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'uno regno...



Tullio camminava spedito per la calura estiva e ripassava nella mente gli eventi del mese passato: le piccole schermaglie politiche nella nuova Assemblea consiliare adriese, del tempo che spassoso stava mettendo alla prova i due gemelli del leghismo-stellato e ricordava i Discorsi di T. Livio del Segretario fiorentino e la sua dedica a Zanobi Buondemonti e Cosimo Rucellai.

"..Perché gli uomini, volendo giudicare dirittamente, hanno a stimare quelli che sono, non quelli che possono essere liberali, e così quelli che sanno, non quelli che, sanza sapere, possono governare uno regno."
N. Machiavelli.


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La bellezza del cap.10 del libro I dei Discorsi di Livio, intriso di grande e ricca umanità che N. Machiavelli indubbiamente possedeva.




Quanto sono laudabili i fondatori
d'una republica o d'uno regno,
tanto quelli d'una tirannide
sono vituperabili.

L1- 10

Intra tutti gli uomini laudati sono i laudatissimi quelli che sono stati capi e ordinatori delle religioni. Appresso, dipoi, quelli  che hanno fondato o republiche o regni. Dopo a costoro, sono celebriquelli che, preposti agli eserciti, hanno ampliato o il regno loro o quello della patria. A questi si aggiungono gli uomini litterati. E perché questi sono di più ragioni, sono celebrati, ciascuno d'essi, secondo il grado suo. A qualunque altro uomo, il numero de' quali è infinito, si attribuisce qualche parte di laude, la quale gli arreca l'arte e lo esercizio suo. Sono pel contrario, infami e detestabili gli uomini distruttori delle religioni, dissipatori de' regni e delle republiche, inimici delle virtù, delle lettere, e d'ogni altra arte che arrechi utilità e onore alla umana generazione; come sono gl'impii, i violenti, gl'ignoranti, i dappochi, gli oziosi, i vili. E nessuno sarà mai sì pazzo o sì savio, sì tristo o sì buono, che, prepostagli la elezione delle due qualità d'uomini, non laudi quella che è da laudare, e biasimi quella che è da biasimare: nientedimeno, dipoi, quasi tutti, ingannati da uno falso bene e da una falsa gloria, si lasciono andare, o voluntariamente o ignorantemente, nei gradi di coloro che meritano più biasimo che laude; e potendo fare, con perpetuo loro onore, o una republica o uno regno, si volgono alla tirannide: né si avveggono per questo partito quanta fama, quanta gloria, quanto onore, sicurtà, quiete, con sodisfazione d'animo, ei fuggono; e in quanta infamia, vituperio, biasimo, pericolo e inquietudine, incorrono.
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Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio




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