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lunedì 31 marzo 2014

La fine dell’Urss



Vicolo Amati



La sorte del Paese, Machiavelli avrebbe usato il termine Fortuna, ha voluto che noi fossimo, nel dopoguerra vicino, cerniera tra l’Ovest capitalista e l’Est comunista. La guerra fredda non ammetteva deroghe. Con vantaggio corposo e provvisorio per noi, drogato dal ruolo di alleato strategico statunitense.
Il prezzo pagato fu l’impossibilità dell’alternanza nei governi che si succedettero, poiché il più forte partito comunista d’Europa, il Pci, stazionava qui in Italia, confinato all’opposizione, escluso per la sua natura, per il ruolo internazionale che aveva.
Un partito, la DC, fu per questo vincolato a governare in ogni caso. Nel bene e nel male, in una democrazia mutilata e sigillata. Eccezione nell’Europa occidentale che praticava le alternanze tra partiti diversi e opposti tra loro.
Dopo la fine dell’Urss siamo stati tutti costretti a misurarci con la complessità dei cambiamenti, a riprendere e declinare la piena democrazia, fuori dalla rigida divisione dei blocchi strategici e militari. Una partecipazione complessa e faticosa, senza partiti capaci di assumere un ruolo credibile.

In questo nuovo tempo la stagione di Renzi segna, in ogni caso, una svolta per come si presenta: per le rotture con le liturgie del passato, non tutte, poiché ciò che era prima non può essere totalmente soppresso; per l’ottimismo che sparge potente nelle infinite rassegnazioni elargite da più parti e dai partiti immobili e trasversali. Cacciati al 4% dal consenso cittadino.
La lunga stagione berlusconiana, interrotta dalle brevi esperienze prodiane, ci aveva abituato alla stagnazione del pensiero critico, vasto e radicale; aveva alimentato i fuochi fatui dell’anticomunismo fittizio per nascondere i timori e le paure di profondo rinnovamento, sempre rimandato, anche se impudicamente promesso dai tutori dichiarati e mascherati delle classi dirigenti fossilizzate.
”Faremo questo, realizzeremo quest’altro” dichiaravano soddisfatti i governanti di turno. Terrorizzati di dover governare veramente. Fu per questo che il Pd di Bersani preferì acquattarsi, promuovendo Monti Primo Ministro, benedetto dal Colle.
La palude respirò soddisfatta: poteva ancora bivaccare tranquilla e serena. 

Oggi gli esperti di comunicazione stanno godendo nello stillare pagelle ai politici attuali, formulano raffronti con il Cavaliere dimezzato; cercano le pulci dentro le diverse affermazioni rilasciate alle gazzette d’ogni tipo. Altri, come sempre avviene, auspicano di agguantare la scia del giovane segretario del Pd, Presidente del Consiglio. Per motivi diversi, tutti o quasi umanamente comprensibili. Ignorano di essere in un tempo sconosciuto.
I più avveduti, però, s’affidano alla loro buona sorte.


Enea percorreva sovente via S. Pietro e non poteva non incontrare vicolo Amati, alla sua destra. Lo distraeva il nome che esibiva, per ciò che evocava. Non tanto il cognome di qualche antico immigrato ferrarese, quanto per l’essere un vocabolo che aveva donato e riscaldato le esistenze, soddisfacendole in ogni suo aspetto.
Ciò lo rendeva fiducioso, con moderazione.

venerdì 21 febbraio 2014

Il nuovo governo







La nascita di un nuovo governo, dopo il docile e lento passaggio di Letta, c’invita a considerare il contesto nel quale gli uomini operano e si muovono. Alcuni con impeto e rapidità, altri con rispetto e cautela.


La velocità e il mutare rapido sembra si siano affermati, oggi, in larga parte del Paese, dopo le lunghissime pause delle colpevoli inerzie e lentezze.
Il segretario nuovo del partito incompiuto visibilmente manifesta la sua inclinazione naturale alla rapida azione e questo tempo degli uomini sembra a lui congeniale, favorevole, quasi lo stesse aspettando. Per riuscire necessita coinvolgimenti diversi, rischiosi taluni; spegnere poi parte del suo furore e allargare collaborazioni dentro il suo recinto politico. Senza sconfessare le sue ambizioni e di coloro che chiedono i mutamenti necessari. Per il Bene del Paese, comune a tutti.
La lentezza e la prudenza di Letta, se saprà riconoscerle pienamente, potranno diventare utili e necessarie, quando un tempo diverso, di normalità, s’affaccerà nella nostra vita di cittadini maturi.
Nel frattempo vanno svuotate le parole sgraziate e insane che disordinatamente si muovono nell’aria ammorbata di questo nostro tempo.
Con fatti, con azioni visibili, incontestabili. Per ridare forza e vita in questa stagione ardua e faticosa.


La giornata era magnifica a Castiglione, il sole splendeva e illuminava il mercato straripante del martedì. Non riuscivo a trovare la giusta pace nell’animo; m’inquietava l’accelerazione del Pd e del suo segretario: ero impreparato, lo confesso. Si apriva uno squarcio inatteso e questo accostarsi al Condannato con elogi e ringraziamenti mi tormentava, scuoteva le mie precarie certezze.
Un certo male sembrava fosse, in qualche parte, penetrato dentro di me.

Con l’amica alla mia sinistra m’incamminavo all’aperto, lasciandomi alle spalle gli altri quattro, amici del luogo. Silenziosa mi parlava, non comprendevo bene le sue parole. Strane e indecifrabili. Forse bisbigliava tra sé, come quando si ripassa un concetto, un’idea, un’argomentazione e credi che nessuno ti veda e soprattutto ti ascolti.

Chissà cosa penserà di me: la solita intrigante, misteriosa e presuntuosa, asociale e introversa.

-          Tullio, possiamo forse sperare nella Grecia, nella patria di Platone e degli eroi omerici.
 Che ne dici di Tsipras e delle sue proposte?
-          Sai, Berenice, mi chiedevo anch’io se si può ancora sognare in questa Europa incattivita, alla quale è stato sottratto il regno della fantasia e della creatività.
-          Questa sera ti voglio a cena con me, non da solo. Nel solito posto da Remo, con il suo vino speciale. Ora, non dare subito una risposta al mio invito. Che non è affatto compromettente. In nessuno caso. Parleremo di tutto, te lo prometto.
-          Ci sarò, mia cara, e porterò con me un amico che ti stupirà assai. Sai bene che mi piace stare con te, soprattutto in festosa compagnia.





venerdì 24 gennaio 2014

L’eccezionalità di questo tempo -







Siamo molto obbligati verso Machiavelli e altri autori che scrivono di ciò che gli uomini fanno, non di ciò che dovrebbero fare. Non è possibile, infatti, unire la furbizia del serpente con l’innocenza della colomba, a meno che non si conoscano esattamente tutte le caratteristiche del serpente; la sua bassezza, la sua andatura strisciante, la sua volubilità e lubricità e il suo veleno…insomma tutte le forme e nature del male. Anzi, un uomo onesto non può far nulla di bene, che valga a far ricredere i malvagi, se non conosce il male. Infatti, gli uomini di animo corrotto suppongono che l’onestà nasca da semplicità di costumi e dalla fede prestata al linguaggio esteriore di predicatori, maestri ed altri: onde, se non si dimostra loro di conoscere fino in fondo le loro corrotte opinioni, essi disprezzano ogni morale.
( F. Bacone, De dignitate et aumenti Scientiarum, tra. It., Torino 1975, p. 302)



L’eccezionalità di questo tempo spinge il segretario nuovo del pd a forzare la prassi consunta della politica inerte, immobile, che s’inquieta prigioniera della sostanza sua.
Nessuno, al momento, sostiene che, ponendo come fine il governo della cosa pubblica, sia possibile e desiderabile conseguire ora uno strumento di legge efficace e proficua solo con l’attuale risicata maggioranza, lasciando fuori le due maggiori forze parlamentari - 5 stelle e F. I .-. Impresa certamente ardua, considerate le finalità diverse dei partiti interessati in Parlamento: ciascuno abbarbicato al suo “particulare” da difendere strenuamente.
Esiste, com’è noto, almeno un’altra possibilità: quella di affidare alle forze maggiori una proposta da sottoporre ai partiti minori per trovare un compromesso accettabile a tutti o alla stragrande maggioranza che abbia come base la rinuncia di qualcosa per uscire dell’attuale Porcello, legge inutile e dannosa.
Sappiamo tuttavia che una delle tre maggiori formazioni politiche, 5 Stelle, si è defilata, mentre le due, Pd e F.I, si sono rese disponibili. Da qui bisogna partire.
L’attuale proposta, al di là degli schiamazzi di propaganda, provenienti da più parti, e delle tardive e insincere riflessioni sulla natura della rappresentanza della Destra, può, in alcune sue parti, essere ritoccata in Parlamento, senza alterarne la sua finalità. Consapevoli che questo strumento fondamentale nelle democrazie rappresentative non ha mai natura dogmatica, subisce cioè l’usura del tempo, quindi mutabile e riformabile.
Oggi parrebbe che questa sia l’unica strada per rimediare ad una stagione lunga di scoramento e di peccaminoso immobilismo.
E’ tuttavia realistico considerare, qualora venisse approvata una nuova legge per il voto politico, le opposizioni e le contrarietà su parti, anche significative, del suo articolato.
Se ne può dedurre che è questo solo ciò che possono partorire gli attuali governanti. Corrosi in profondità da corruttela diffusa e dalla menzogna conclamata.



-          E’ un tempo difficile, non trovi? Questi strangolamenti del vivere che arrivano improvvisi e la speranza che prova a rendersi bella, attraente. Che ci corteggia.
Quale futuro, Berenice, avremo?
-          Non lo so, mio caro Tullio, non ci è dato di sapere il domani. Possiamo solo attrezzarci per far fronte ai disagi, ai conflitti, alle opportunità.

Non mi stupiva la risposta dell’amica: era accaduto anche l’ultima volta che ci eravamo incontranti. In Sardegna, tra i nuraghi.
Forse con un bicchiere di Pignoletto, questa sera diventerà più loquace. Era già accaduto l’ultima volta a Grizzana.
L’ultima curva s’intravvedeva tra la vegetazione spoglia. Su, in alto, la casa aspettava noi. Accogliente.

martedì 31 dicembre 2013

La coppia di fatto



Letta ed Alfano


Navighiamo col trenino Renzi e ci aspettiamo che arrivi puntuale alle diverse stazioni, senza scarti improvvisi, rotture traumatiche. E’ una corsa contro il tempo, compagno di viaggio di tutti noi.



Gli uomini di questo millennio si portano ancora gli attrezzi del Novecento, dell’inizio del secolo scorso, sperando che servano ancora. Provano a mescolarsi con le nuove e veloci tecnologie della comunicazione.
In tutto ciò c’è qualcosa d’antico che permane dell’homo sapiens: le paure ancestrali e l’essere indissolubilmente legato ai suoi simili.
Vivere, costruire comunità d’individui sempre più complesse, articolate. Senza perdere i propri diritti, né cessare d’essere uomini poiché lo Stato non può aver per fine la schiavitù dei cittadini, ma la loro autentica libertà.
Spinoza rassicurava così, aggiungeva calore al pensiero infreddolito, preoccupato.
La politica è quindi dentro di noi, ci possiede, è ineluttabile; non se ne può fare a meno perché segna e certifica il nostro essere individuo a cui è impedito il vivere solitario. Che ha, invece, necessità di tuffarsi con gli altri per riconoscersi e vivere l’avventura dell’esistenza. Non come il passero solitario leopardiano.

Lungo il Corso adriese Enea s’infervorava nella discussione e argomentava, senza apparentemente stancarsi. A lui sembrava che questo esercizio delle primarie renziane fosse solo un ennesimo e pietoso riepilogo d’una storia già vista e patita.
Lui, Renzi, il sindaco gioioso, spumeggiante, estraneo alle dotte parole, incolto l’aveva dipinto D’Alema con una battuta fugace, con enfasi solo un pochino attenuata, si faceva forza nella disputa con i suoi quasi tre milioni di voti raccolti. Scaraventandoli contro la coppia-di fatto Alfano Letta, incapace d’amarsi veramente, volutamente prigioniera di una cintura di castità, ricevuta in dono dal colle più alto.
Gli altri, in ascolto, timidamente osavano qualche risposta, facendo notare che nessuno stava credibilmente tentando di fermare lo spirito maligno liberista, come titolava Enea. Sì, qualche sussurro c’era stato: intellettuali, sindacalisti per lo più e altri ancora nelle pagine di quotidiani e riviste impegnate. Mancava la forza di convinzione, di coagulare gli sconfitti, gli emarginati e i delusi.
Arduino si chiedeva allora perché tanti erano andati a votare i candidati alla Primarie. Per disperazione o perché la fiducia non aveva abbandonato le loro menti e appassito i loro cuori?



Salivano in collina e ognuno pensava qualcosa nelle pause che s’affacciavano, che timidamente e sfacciatamente arrivavano improvvise. Per andarsene poi da qualche parte.
Il mondo dei viventi, quelli che calpestano i suoli e gli altri tutti che sussurrano al vento, alle nubi sbarazzine, si divertiva al sole fresco del primo inverno.
Un passa parola annunciava l’arrivo di Berenice e della sua amica. Tullio nessuno lo badava: era di casa nell’Appennino.


venerdì 6 dicembre 2013

Il soffio di legalità








Io credo che non sia fuora di proposito considerare se in una città corrotta si può mantenere una stato libero, essendovi; o quando e’ non vi fusse, se vi si può ordinare.
( N. Machiavelli, Discorsi L. primo cap. XVIII )



Chiunque vincerà le primarie del Pd non potrà ignorare il tema della corruzione e dell’inganno, accompagnati dallo sperpero del pubblico denaro, dalla collusione con il mondo criminale che alligna, in forme diverse, dappertutto.
Le leggi disattese, violate, i costumi imbarbariti che hanno trovato praterie in questi decenni, coinvolgendo larghissimi strati della pubblica opinione, obbligheranno tutti a porsi la seguente domanda: come uscire dalla corruttela per seguire il vivere civile e i buoni costumi.
Il governo Letta, revisionato e depurato dalle scorie e tossine della Destra berlusconiana, dovrà tracciare nel nuovo anno alcuni percorsi di virtù per far riaffiorare il loro ricordo e la luce che sprigionano. E’ un’impresa titanica ma necessaria.
Le concretezze necessitano, infatti, di questo soffio di legalità, senza il quale tutto si affatica e tende ad appesantirsi.

La settimana si è aperta con le congetture più disparate sulle primarie del Pd: nessuno, nella comunicazione, sembra sfuggire a questo girovagare del pensiero, al gusto sottile di prevedere il futuro che incalza indisturbato e ineluttabile.
I tre condottieri – Renzi, Cuperlo e Civati – cinguettano tra loro con lo sguardo rivolto ai loro telefonini super accessoriati e ai vocaboli veloci, volatili, che arrivano per essere scalzati subito dopo da altri in un susseguirsi frenetico, senza pausa alcuna.
La carta stampata assiste sorniona alla rete che sfavilla: non può fare altrimenti. Anzi partecipa essa pure; sa che deve durare il tempo previsto: le 24 ore, a volte di più.
Negli spazi più impensati, qualcuno ricorda i tempi lontani, difficili e complicati del dopoguerra vicino: le fatiche e la volontà di lottare per mutare la vita, renderla migliore, per ripristinare il gusto di disegnare il proprio futuro.
Le buone leggi non bastano a ritrovare il Bene Comune. Occorre assaporare lo spirito della nostra Costituzione; farlo vibrare nei luoghi caldi delle esistenze che ci attendono ogni giorno, ogni ora.
E’ questo abito che dobbiamo indossare. Nella mente e nel cuore.



Tra poco sarò da lei, ritroveremo lo spirito dei tempi trascorsi insieme, nelle memorie condivise.

Il treno da Roma era arrivato da Firenze e Barbara era lì ad attenderla, imbacuccata con un berretto di lana bianco azzurro e il sorriso sempre nuovo. Solo alcune piccole e graziose rughe si notavano all’altezza degli occhi scuri, nerissimi.

            - Sono qui, Berenice. Aspetta, stiamo arrivando. Non muoverti.

Tullio premuroso era giunto veloce e presa la valigia s’era già messo al suo fianco, mentre io accarezzavo i capelli della mia grande e straordinaria amica di sempre.

giovedì 21 novembre 2013

SERALE








Alfano con il suo Centro D. lucra al governo con Letta. In tal modo prepara l'alleanza con F.I. Che guerreggia spavalda.
Il segretario del Pd Epifani non annuncia qualcosa che stupisca: un'epifania in arrivo.
Testimonia, invece, una transizione del partito incompiuto. Prigioniero delle sue paure.