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giovedì 27 dicembre 2018

Renzi - Scalfari



Un grande disordine unisce le élite politiche e giornalistiche, abbracciate tra loro più che mai. Cercare i responsabili di tutto ciò è diventato un esercizio curioso, che turba e preoccupa insieme: nel Pd e nelle sinistre obliterate; nella destra salviniana, con i suoi effimeri comprimari, e nei 5stellati, ignoti a se stessi e a chi li ha votati.
Qualcuno di costoro, ogni tanto, cerca nel passato lontano qualche sostegno per le sue dotte argomentazioni, pescando nel pensiero del fiorentino Machiavelli qualche frase a effetto, qualche espressione accattivante dal libricino più noto, Il Principe, ignorando l’altro più grande, I Discorsi.[i]


Le cronache indiscrete, spesso pettegole, abbellite sovente sotto la denominazione “retroscena”, raccontano che il fondatore del quotidiano La Repubblica Scalfari avrebbe invitato a cena M. Renzi all’Albergaccio, presso S. Casciano, luogo assai caro a Machiavelli, per discutere sulla politica italiana e sul pensiero del Segretario della Seconda Cancelleria di Firenze. In particolare nel libro I cap. 47 dei Discorsi, su come gli uomini s’ingannano nelle questioni generali, mentre non s’ingannano nei particolari. Non erano d’accordo però su come intendere l’espressione ” .. e veduto come i tempi, e non gli uomini, causavano il disordine “ nell’odierna realtà. In particolare esprimevano valutazioni differenti sul pd, sulla diversa storia dei comunisti e dei democristiani nel secolo scorso. Gli uni, educati nel ferreo centralismo democratico del Pci, gli altri, nelle scaramucce delle correnti Dc.
L’unione di queste due “consuetudini” aveva causato turbamenti ad entrambi, generando confusione e alimentando le zuffe e le frammentazioni tra loro, fino a portarli ad una separazione definitiva. Non ancora certificata.

Di questo Renzi era profondamente convinto, avendo subito aggressioni politiche incompatibili con una dialettica pur aspra ma capace di unire le diversità nel partito. Scalfari, invece, riteneva che l’attivismo del segretario fosse stato esageratamente personalistico, inadeguato nel tenere salde tutte le anime del pd, favorendo le frammentazioni e le separazioni.
Egli, però, non considerava, che i “tempi  e non gli uomini” erano la causa di questo profondo disordine.

In tal modo il nuovo presente rendeva più difficile la comprensione delle variazioni nei pensieri della gente, di chi oggi governa il Paese e di coloro che stanno all’opposizione.







[i] I Discorsi sono anzitutto una sfida pedagogica


Al di là del suo valore storiografico, quest’opera così integralmente penetrata dal motivo umanistico
dell’imitazione, così potentemente animata da una passione antimoderna, che è civile prima ancora che culturale; quest’opera che tanto in là ha spinto il mito dell’incondizionata perfezione degli antichi, ha poi aperto la strada, percorrendone per suo conto un buon tratto, a una considerazione scientifica e disincantata della storia e della politica del mondo antico. E, conseguentemente, della storia e della politica degli stessi moderni.


Machiavelli, Niccolò

Dizionario di filosofia (2009)

venerdì 2 novembre 2018

CHI GOVERNA SENZA ALLEATI




Il risveglio delle liste civiche nei Comuni


Chi governa senza alleati rischia, quasi sempre, la solitudine politica, l’autosufficienza e l’autocompiacimento, specie le liste civiche. Alimenta le opposizioni diverse, quelle più aggressive e le altre più comprensive, meno spudorate, sottilmente compiacenti all’occorrenza. Si priva di una dialettica interna, anche aspra, che aiuta, tuttavia, nell’azione politica amministrativa, mantenendo compatta l’opposizione intera nella città governata, e nelle varie istituzioni pubbliche e private.
Non va, infine, dimenticato che dietro ai consiglieri ci sono i cittadini elettori del territorio, sensibili ai mutamenti e alle variazioni che inevitabilmente si fanno strada nella dialettica politica, che trova spazio e diffusione nella stampa locale e nei social media.
Per tutto questo è necessario essere attrezzati e preparati per ogni evenienza, rafforzando ciò che serve al governo della città per realizzare gli impegni sottoscritti con gli elettori.
Rinunciarvi per timore e superficialità sarebbe assai dannoso per tutti.
Diversamente le alleanze su programmi condivisi con altre forze politiche accrescono la dialettica costruttiva, capace di affinare le capacità di mediazione, e rimpiccioliscono le variegate e agguerrite opposizioni trasversali che, talvolta, trovano facili intese tra loro, quando le ritengono utili e necessarie.

venerdì 21 settembre 2018

Trattato di DUBLINO



Trattato di Dublino

Il Contesto intrigante e sfacciato



Le mutazioni del tempo che passeggiano insieme a noi, che ci sorreggono, accelerano e comprimono il nostro comune percepire, intaccano sovente gli accadimenti, le relazioni profonde e curiose con i contesti che ci danzano attorno inaspettatamente, intriganti e sfacciati, difficili da dipanare.
Ciò che prima appariva confacente, utile, subisce con nostra meraviglia mutazione profonda, che disorienta.
Le leggi sovente sono le forme più spettacolari di questi smottamenti: il loro essere baluardo della comune convivenza e della loro insita precarietà nel cammino sociale.
Il Trattato di Dublino, pena e sofferenza per l’Unione Europea, è un esempio pittoresco, un rottame difficile da estirpare, impossibile da gestire, poiché i suoi contenuti ora lacerano coscienze e convinzioni, ritenute inattaccabili e fruttuose fino a poco tempo fa.
Le paure delle mutazioni, il senso di un’identità minacciata e le assenze di ciò che rassicurava portano oggi disagio e sconcerto. Eppure in questo tumultuoso procedere è indispensabile prendere per mano il nostro destino, consapevoli che non esiste una soluzione certa, che l’incognito e le avversità, e tutto ciò che scombina il movimento nel cosmo, solo in parte possono essere da noi governate.
Ci resta sempre, tuttavia, quel sentimento che Leopardi poeticamente ci lasciò nella Ginestra: tenerezza e solidarietà per gli uomini tutti.

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Il pd di Prodi e Veltroni


Terminerà certamente un giorno questa strana e funambolesca stagione politica di saltimbanchi patetici e acrobati diversi che si aggrappano impunemente ai vocaboli frastornati per farli poi roteare nelle piazze sconfinate del web. Non si curano costoro dello scorrere del tempo, del vivere comune, delle amicizie e degli amori condivisi.

Viviamo già ora oltre i partiti conosciuti, quelli di nuova e nuovissima formazione e gli altri un poco più stagionati. Ci sono pure i nuovissimi, venuti recentemente alla luce e quelli camuffati da movimenti dei cittadini. Navigano tutti in un largo e profondo presente che si dilata e si restringe alla ricerca di un suo equilibrio. Che non si trova né qui, né altrove.
I democristiani sopravvissuti e i comunisti, estinti solo nel nome, non sanno ancora interpretare la dialettica del confronto, della responsabilità nelle decisioni democraticamente prese: i primi, abili nelle nicchie correntizie, i secondi turbati dal ricordo del centralismo democratico, dal potere quasi assoluto dei loro segretari. Insieme pasticciano, esagerano nella loro nuova esistenza partitica; non riconoscono il loro matrimonio fallito.
Il Pd di Veltroni e di Prodi era un auspicio, un soffio di speranza, estraneo alla dura realtà che imponeva un diverso percorso per entrambi.

Lungo il Corso, ad Adria, Enea rifletteva da solo sulla nuova Amministrazione adriese. Sospirava in attesa di buone novelle e imprecava contro le faziose cronache delle gazzette locali.


giovedì 9 agosto 2018

Quanto sono laudabili i fondatori d'una republica o d'uno regno...



Tullio camminava spedito per la calura estiva e ripassava nella mente gli eventi del mese passato: le piccole schermaglie politiche nella nuova Assemblea consiliare adriese, del tempo che spassoso stava mettendo alla prova i due gemelli del leghismo-stellato e ricordava i Discorsi di T. Livio del Segretario fiorentino e la sua dedica a Zanobi Buondemonti e Cosimo Rucellai.

"..Perché gli uomini, volendo giudicare dirittamente, hanno a stimare quelli che sono, non quelli che possono essere liberali, e così quelli che sanno, non quelli che, sanza sapere, possono governare uno regno."
N. Machiavelli.


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La bellezza del cap.10 del libro I dei Discorsi di Livio, intriso di grande e ricca umanità che N. Machiavelli indubbiamente possedeva.




Quanto sono laudabili i fondatori
d'una republica o d'uno regno,
tanto quelli d'una tirannide
sono vituperabili.

L1- 10

Intra tutti gli uomini laudati sono i laudatissimi quelli che sono stati capi e ordinatori delle religioni. Appresso, dipoi, quelli  che hanno fondato o republiche o regni. Dopo a costoro, sono celebriquelli che, preposti agli eserciti, hanno ampliato o il regno loro o quello della patria. A questi si aggiungono gli uomini litterati. E perché questi sono di più ragioni, sono celebrati, ciascuno d'essi, secondo il grado suo. A qualunque altro uomo, il numero de' quali è infinito, si attribuisce qualche parte di laude, la quale gli arreca l'arte e lo esercizio suo. Sono pel contrario, infami e detestabili gli uomini distruttori delle religioni, dissipatori de' regni e delle republiche, inimici delle virtù, delle lettere, e d'ogni altra arte che arrechi utilità e onore alla umana generazione; come sono gl'impii, i violenti, gl'ignoranti, i dappochi, gli oziosi, i vili. E nessuno sarà mai sì pazzo o sì savio, sì tristo o sì buono, che, prepostagli la elezione delle due qualità d'uomini, non laudi quella che è da laudare, e biasimi quella che è da biasimare: nientedimeno, dipoi, quasi tutti, ingannati da uno falso bene e da una falsa gloria, si lasciono andare, o voluntariamente o ignorantemente, nei gradi di coloro che meritano più biasimo che laude; e potendo fare, con perpetuo loro onore, o una republica o uno regno, si volgono alla tirannide: né si avveggono per questo partito quanta fama, quanta gloria, quanto onore, sicurtà, quiete, con sodisfazione d'animo, ei fuggono; e in quanta infamia, vituperio, biasimo, pericolo e inquietudine, incorrono.
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Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio