MAGGIO
Le cronache sono come pasticcini freschi, si mangiano bene nelle prime ore del mattino; alla sera sono quasi indigeste, solo qualche ritardatario prova ancora piacere ad assaporarle. Durano infatti solo il tempo necessario per essere digerite e metabolizzate. Così le notizie locali vivono la loro vita nell’arco di poche ore. Rimangono nel ricordo le più curiose o quelle più dolorose che ci ricordano la precarietà dell’essere.
Nella campagna elettorale, termine alquanto roboante e militaresco, i cronisti sono chiamati a dare prova di equilibrio tra i diversi contendenti e per questo si sentono molto partecipi; alcuni, senza nasconderlo, tifano per l’uno o per l’altro schieramento e non se ne accorgono quasi mai, preoccupati di essere imparziali. Si distraggono nell’ascoltare le ragioni del candidato e della sua corte e portano notizie fresche a qualche militante impegnato nella corsa elettorale. Possiamo dubitare della genuinità del loro testo orale? Le parole, come è noto, volano e non si sa dove poi arrivano. Qualcuno le raccoglie un po’ logorate e sfilacciate nel piccolo cortile della competizione partitica.
Nelle abitazioni, mescolate alla normale pubblicità, arrivano “cartoline” colorate, invitanti a votare il personaggio sorridente, padre di famiglia con figli, sempre prodigo e attento al bene comune, ex consigliere di qualcosa, con lungo o breve curricolo. E’ una prosa incredibile che ancora trova spazio nella competizione elettorale. L’analisi del testo evidenzierebbe incongruità sfacciate, pietose bugie. Nessuno ovviamente si sottrae a questo esercizio; ciascuno prova ad abbellire il pieghevole che il postino ci farà recapitare.
Ci sono poi i grandi faccioni che appaiono agli incroci stradali, nelle piazze, nelle viuzze strette del centro storico, benevoli e sorridenti per ricordarci, nel caso che ci fossimo scordati, che loro sono sfidanti, contendenti, ed è per questo che hanno bisogno del nostro voto.
I postini impazziscono in questi mesi di democrazia partecipata, scaraventano chili di posta nelle striminzite cassette, troppo piccole, a volte, per tanto materiale. Lavorano lieti i tipografi e gli addetti alla comunicazione: volontari di partito, amici dei volontari, consiglieri comunali uscenti e qualche assessore, e in quest’occasione si aprono sedi per evidenziare la potenza organizzativa e comunicativa dei competitori.
Nel nostro Comune, con grande gioia degli elettori, s’aprono le prime scaramucce tra il PD e il PDL. Il primo irride lo sfidante BB, che sta per Barbuiani o Bobo, e lo presenta come una figura minore, imposta dall’alto da qualcuno che conta, si potrebbe aggiungere che non aggrega l’intera coalizione; il secondo ribatte sulla “vetustà” del trascinatore S., Spinello per i distratti, logoro navigatore nell’Amministrazione adriese, con risultati negli anni alquanto deludenti. Per i suoi tifosi, primi fra tutti i pochi socialisti rimasti e qualche altro pittoresco personaggio, egli rappresenta la competenza certificata da anni di sedute consiliari. Gli elettori perplessi si guardano attoniti e attendono che altri riscaldino i loro cuori e possano in tal modo rendere più interessante la sfida elettorale. E’ il loro voto che deciderà, sono loro i veri protagonisti. Per questo ci sono i “minori” che scalpitano per avere un posto nel Consiglio che verrà. Nell’Italia dei Campanili e delle Signorie c’è posto per tanti e per tutti, basta uno sforzo moderato per sottoscrivere le liste, variopinte nei nomi.
Nella democrazia ognuno porta il suo dono per gli altri e ne è fiero. I giovani precari e gli anziani pensionati si ritrovano insieme a festeggiare amaramente l’anno 2009.
Giovanni Ferro
Nessun commento:
Posta un commento