IL TEMPO
La supposta padronanza delle parole incoraggia l’avanspettacolo, specie nei Consigli Comunali.
L’abuso del tempo non è sufficientemente stigmatizzato nelle riunioni politiche.
Il tempo non è comprimibile: per questo dialogano e dilagano le parole tra l’umano consorzio.
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Consiglio Comunale
Nel Consiglio Comunale il gesto teatrante è una grande tentazione, c’è il fascino della voce, l’attenzione degli spettatori curiosi, la stampa con i suoi cronisti e una tensione diffusa se l’argomento affascina.
I più impegnati in questo esercizio sono sicuramente i capigruppo, anche quando sono gli unici a rappresentare la lista. Tra i consiglieri alcuni si esprimono con pacatezza, altri hanno sempre bisogno di tifare per se stessi, di essere oltremodo partigiani e provocatori: basta una scintilla, una frase o un evento per scatenare le piccole passioni e portare il godimento politico.
Le sedute di sera iniziano sempre in ritardo, sempre con la debole protesta del consigliere della minoranza. Quando qualcuno sproloquia nessuno ci sa fa caso, si continua con il solito chiacchiericcio. Se parla il capo del gruppo l’attenzione s’accende, anche se dice sciocchezze. L’intervento argomentato provoca un po’ di fastidio, soprattutto se entra nel merito della questione all’odg.. Qualcuno allora nella maggioranza parla di esternazione, gravissimo peccato nella democrazia rappresentata.
I consiglieri comunali soffrono molto nel loro ruolo di rappresentanti dei cittadini, si sentono estromessi dal governo della città; imprecano contro le leggi che hanno dato troppo potere alle Giunte Comunali.
Ogni tanto qualcuno prova a far l’assessore stando a casa o furoreggiando nella cronaca locale.
Ludovico A.
Peccato solo che non ci siano nome e cognome dell'autore.
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