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domenica 7 ottobre 2012

RACCOLTA TESTI 2012





Nell’anno sabbatico subito -



I partiti, nell’anno sabbatico subito, praticano esercizi di ginnastica mentale sotto lo sguardo dei cittadini impazienti. Che sopportano le nuove fatiche: tantissimi abituati da tempo immemore, altri, increduli, inghiottiti dalla crisi globale della finanza impunita.
Non ci sono apologeti per il governo Monti. Solo auspici e speranze transitano negli animi disincantati, sfuggiti alle narrazioni diverse.
L’indignazione viene invocata in quest’anno così diverso dagli altri.
Nei porti accoglienti approdano i pensieri sottratti alle oppressioni mediatiche che pretendono di spiegare ogni cosa. S’attrezzano per catturare nuove opportunità, sfuggendo ai linguaggi scoloriti e ambigui delle gerarchie dei partiti.
Come stoccafissi, surgelati dal vento impietoso dell’est, i partiti continuano imperterriti a figurarsi importanti, strategici e credono di marciare verso un diverso mondo: che non sanno però cosa sia. E’ il loro destino. Attendono liberatori sconosciuti, capaci di mettere fine alla loro gioiosa sofferenza.

I territori a noi vicini, frustati dal vento siberiano, cercano di capire ciò che sta accadendo nel Paese imbiancato. Così, lungo il Corso adriese, gli incalliti passeggiatori non sanno più dove li porterà la politica inventata, fatta uscire dal pensiero di pochi.
Le cronache locali continuano a parlare d’altro, com’è naturale, e raccontano le quotidiane vicende preziose per i lettori dei bar affaccendati. I godimenti non desistono nei tempi di crisi: si riorganizzano, si ristrutturano.
Una sommessa protesta fisiologica nei confronti dell’Amministrazione Bobo si diffonde quotidianamente tra i cittadini. E’ naturale che sia così, quando si governa, soprattutto in tempi come questi.
Lo spirito montiano sembra non interessare gli Enti locali, che marciano felici per realizzare programmi raffazzonati all’ultimo momento. Le opposizioni diverse si trastullano, disegnando scenari di possibili e future alleanze per le prossime elezioni amministrative, mentre da noi la Provincia progressista ed ecumenica cerca di sopravvivere alla scure del governo largo di Monti.
Le caste istituzionali non sanno come salvarsi in questo nuovo scenario, cercano alleanze dappertutto e ignorano volutamente il discredito che i partiti hanno racimolato nel corso degli anni: solo 4 cittadini su 100 li sostengono ancora.
I terremoti, quando arrivano, mettono a soqquadro ogni cosa; mutano gli scenari esistenti; invocano un nuovo ordinamento.
Le cittadinanze, ripresesi dopo un lungo ventennio di sopore mediatico, intendono partecipare con forza e consapevolezza alla ricostruzione del nostro Paese.
Senza sconti per nessuno.



gieffe

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Scenari



Sì, ancora la neve

Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi …ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve,……
……….

Da “La Beltà” di A. Zanzotto

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C’è sempre un inizio in ogni umana vicenda, un prima e un dopo. C’è pure la fine, la chiusura.

Le speranze che albergano dentro di noi si danno da fare per illuminare i nostri percorsi tracciati nel pensiero. Desiderati con passione.
Ogni giorno qualcuno, però, disfa la tela rinnovatrice agognata, spostando in avanti i necessari mutamenti. Ritroviamo così nel Lazio la corruzione invasiva che nessuno sembra risparmiare, lo spreco del pubblico denaro, la disonestà pavoneggiata, ostentata. Impunita.

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Nei territori della nostra provincia, le oligarchie dei partiti, appesantite dai poteri ir-responsabili, s’affannano in questo mese autunnale a mantenersi uniti, in compagnia dei loro fidi seguaci appiccicati come moscerini alle loro richieste: unità a tutti costi alla provincia diseguale e sposalizio interessato con il territorio padovano. Senza spiegazione alcuna.
Alcuni timidamente sorridono a Venezia, mentre i cittadini, spaesati e intimoriti da questo tempo sconosciuto e crudele, s’aspetterebbero una spiegazione, un ragionamento da chi è stato eletto con i loro voti per capire quale sorte avrà il territorio nostro. Nulla di tutto questo: solo dichiarazioni striminzite sulle pagine dei giornali locali.


Lungo la riviera del Canale cittadino, il sindaco in-consapevole, elettromagnetico, s’avvia ad ascoltare il novello comitato contro l’istallazione di una centralina per la telefonia mobile.
Saggi settantenni guidano con foga inaspettata la protesta, giustamente spaventati dalla tecnologia delle radio frequenze e chiedono a lui, primo cittadino, spiegazioni sacrosante: perché non sono stati informati prima e cosa il Comune adriese intende fare, dopo aver concesso l’autorizzazione alla società telefonica
Egli non sa, non conosce la materia e solidarizza con i residenti sfortunati. Chiamerà il dirigente responsabile dell’atto amministrativo.
Stupiti i presenti e perfino comprensivi, lo salutano. Alcuni con simpatia.
E’ verosimile che qualche assessore deve aver pur letto la convenzione con Anci per la tutela dall’inquinamento elettromagnetico e dell’assistenza tecnico-scientifica che l’azienda Polab garantisce alla cittadinanza, quando viene interpellata. Anche per questo è pagata da noi.
Durante l’Amministrazione Lodo fu scelto, infatti, di procedere in questa direzione – la convenzione - per minimizzare il rischio elettromagnetico, causato dalle antenne Umts e garantendo nello stesso tempo la copertura della telefonia mobile.
Ora, sembra che la famigerata antenna si sposterà di cento metri dalla posizione iniziale, quella proposta da Telecom.
Sarà, dicono le cronache piccine, in un sito privato. Per la gioia di tutti. Forse.

Nel frattempo il sindaco e l’assessore Simoni, gemelli quasi imperfetti, camminano ciascuno nelle vicende amministrative locali. Inconsapevoli l’uno dell’altro. Con qualche piccolo sgarbo, per rendere un po’ meno noiosa la loro avventura politica.



gieffe



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Sprazzi di luce


Le buone novelle faticano a farsi notare nei territori vasti dell’Unione Europea. Frammentata nei particolarismi e nazionalismi mal celati. Eppure s’intravvedono nei cittadini indaffarati e impauriti sprazzi di luce, nuove convinzioni, desideri trattenuti.
La voglia d’agire può abbellirsi delle innumerevoli solidarietà, nei luoghi più impensati, nel pensiero rispettoso.
E’ questo il nostro tempo possibile e ineluttabile.


Oggi è l’Europa intera che genera confusioni, pulsioni diverse negli Stati dell’Unione. L’uscita dalla crisi, che soffoca il lavoro e che disorienta milioni di cittadini increduli, appare complicata. Dolorosa certamente.
Le attuali rappresentanze politiche italiote si scoprono impreparate a gestire la recessione, piccola o grande che sia, e balbettano, lasciando ad altri il compito di tracciare un percorso di salvezza. In questo contesto sembra mancare una visione unitaria su come uscire dal tunnel che soffoca, che deprime il comune sentire.
Costruire una diversa partecipazione alla vita pubblica diventa quindi più che mai necessario per rendere vitale la democrazia conosciuta. E’ indispensabile che la sovranità, che appartiene al popolo, come la Costituzione recita, venga estesa a soggetti nuovi: associazioni, enti di ricerca, università, territori, attività produttive e altro ancora.
Per questo i partiti devono liberarsi di un potere esagerato, gonfiato da loro, che ha inquinato la vita del nostro Paese. Sono chiamati a diventare espressione, non esclusiva, del pensiero dei cittadini. I quali devono potersi esprimere sui temi più importanti, anche con referendum propositivi, come avviene in altre parti del mondo. Naturalmente rivisti e resi funzionali nella loro struttura normativa.
Non c’è dubbio che questo allargare la partecipazione rafforzerebbe la democrazia e limiterebbe i poteri dei privilegi diffusi.



 GF

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Negli animi si fanno strada nuovi fermenti –



Le complicazioni nell’azione di governo s’arricchiscono inevitabilmente. I partiti maggiori ir-responsabili civettano tra loro, inventandosi qualche stratagemma per non sprofondare nel quasi anonimato. Riluttanti, sono costretti a sostenere un governo da loro subito, che, a giudizio dei cittadini votanti, riesce stranamente ad avere un consenso. Infatti, nel sondaggio dell’Istituto Piepoli Spa/ La Repubblica dell’8 marzo 2012 la fiducia del premier Monti si attesta interno al 65%. Incredulità diffusa sul numero.
Eppure l’uomo, definito chissà perché un tecnico, sembra aver scontentato un po’ tutti: a destra come a sinistra, escluso il Centro di Casini. Solo gli irriducibili oppositori – Sel, Idv e Lega – s’oppongono dolcemente al governo suadente e competente. Mai visto prima in Italia.
E’ una storia tutta nostra da raccontare questa che stiamo vivendo con passione. Da narrare ai nipotini in arrivo e a quelli già nati.
Non ci è dato di conoscere però ciò che accade nei reconditi pensieri degli italiani, ingrassati da migliaia di vocaboli impazziti nei decenni appena trascorsi e sottoposti a scombussolamenti e travagli infiniti.
La stampa, nel tempo indefinito di quest’anno bisestile, gioca ad indagare negli animi degli elettori, s’affida agli specialisti, ai sociologi, ai dottori di ogni specie e spera in tal modo di rendersi utile, anche quando, nelle Tv del piacere esaurito, mette insieme i consumati protagonisti di questa lunga stagione partitica. Lo fa per inerzia, per bisogno, per incapacità. Lo spettacolo non si può fermare.

Nel frattempo, in ogni contrada europea, ad est come ad ovest, le democrazie praticate si coniugano irrimediabilmente in modo diverso e la storia ci può solo dare qualche aiuto per non sbandare pericolosamente nell’autoritarismo nefasto o nelle oligarchie autoritarie. Pronte ad ogni uso.
I suoni e segni che costruiscono il nostro Io fantasmagorico, che riflettono il mondo conosciuto e inconscio hanno deciso da tempo di resettare la rappresentanza storicamente affermatasi nel ‘900. Per questo i partiti sono precipitati nel discredito totale. Per aver deragliato paurosamente dai loro compiti. Ora devono sbrigarsi per essere utili ancora: non bastano i richiami al dover essere.

Nella provincia della Virgigli sembra farsi strada l’idea di allargare il territorio provinciale, la sua superficie, sfuggendo così alla soppressione dell’Ente da lei amministrato. Impresa disperata.
Scrive, infatti, D. Ferrazza sul “Il Mattino di Padova” dell’otto marzo: ” Nella confusione che regna sovrana sul futuro delle provincie, potrebbe succedere che Cavarzere diventi provincia di Rovigo, Mogliano Veneto provincia di Venezia e Vittorio Veneto provincia di Belluno. Anche di questo hanno ragionato ieri pomeriggio a Treviso i presidenti delle sette provincie del Veneto.” Appassionatamente, aggiungo, senza distinzioni di bandiera.
L’eliminazione degli sprechi nelle Pubbliche Amministrazioni sembrano imprese titaniche. Le tribù dei partiti con i loro molteplici vassalli non vogliono abbandonare i luoghi dei poteri e delle clientele diffuse.
Per rinfrescare la memoria, ricordiamo le parole dell’allora segretario del Pci E. Berlinguer sul degrado della vita politica italiana. Intervista a Repubblica1981.
 “I partiti - affermava - hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali… Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica.” 

Ad Adria, le mutazioni rimandano a tempi migliori e le cronache piccine riportano le gesta insignificanti dei diversi protagonisti nella pubblica Amministrazione.
Negli animi si fanno strada nuovi fermenti, sconosciuti ancora. Pronti a camminare con noi per tracciare appaganti stazioni d’approdo.


Gieffe

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Le competizioni amministrative -



PIAZZA OBERDAN

Le città impoverite nel pensiero si preparano a vivere l’anno bisestile, quello cresciuto d’un giorno. Devono scovare le risorse ataviche dentro le loro mura, andare tra i fossi delle campagne preziose e cercare.
L’inverno del nostro scontento misurerà ciò che siamo veramente in questa stagione dei Maya.
La gioventù cresciuta in questo ventennio forsennato proverà così le fatiche dell’apprendimento diverso, inusuale e tentazioni nuove irromperanno nei linguaggi impasticcati delle comunicazioni, nelle esistenze frastagliate.
La sfida del ri-nascere non potrà essere elusa: illuminerà il percorso di ognuno di noi.

La buona competizione fatica a farsi strada, soprattutto nella politica necessaria. Indispensabile per vivere insieme e ricostruire le amicizie perdute, le condivisioni possibili e inevitabili, i naturali dissensi. “Sceglimi e sarò più bravo dell’altro; dammi la tua fiducia e non ti deluderò”.
Governare il bene comune richiede questo passo sincero, questa svolta nell’animo.
Coloro che non hanno la responsabilità di guida e di scelta – le opposizioni o minoranze, termini alquanto imprecisi e fuorvianti - devono ridisegnare i loro ruoli di controllo, alternativi nei programmi, quando lo ritengono, suggeritori per la migliore governabilità.

Il Canale che attraversa la città per ricongiungersi poi ad est con il suo ramo maggiore si pavoneggia compiaciuto con i suoi cigni, coccolati da molti, premurosi in abbondanza.
La giunta precaria del sindaco rivotato spera così di distrarre l’attenzione dei cittadini dalle sue scelte improvvide e guastatrici di quest’anno appena trascorso.
Scivola maldestramente sul caso Simoni, assessore pigliatutto della città; incespica sul nuovo ponte pedonale in Canareggio. Si mostra feroce e impreparata nei confronti dei suoi dipendenti comunali, prigionieri del conflitto aperto da troppo tempo sul fondo incentivante e sulla riassunzione di due dipendenti precari. Perde, infine, la sua battaglia con il Terzo Polo sulla nota vicenda dei capigruppo, reintegrando nel suo ruolo naturale la Tescaroli. Naviga a vista, improvvisando senza meta alcuna. Non si pone domande sul futuro della città amministrata; nemmeno su ciò che potrà accadere nell’anno appena iniziato.
Eppure gli argomenti non mancano, in questo tempo difficile e di sacrificio. Basterebbe un po’ d’umiltà ed accortezza, ascoltando pubblicamente ciò che chiede la cittadinanza, invitandola ad esprimersi nelle sedi dell’accoglienza istituzionale.
La piazza che ospita il pozzo e s’illumina a mezzogiorno partecipa felice alla festa della Befana, dopo lo scampato pericolo del rifacimento barbarico del sindaco Bobo. Attende fiduciosa che qualcuno l’abbellisca veramente, nel rispetto dovutole.


Gieffe




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Le contaminazioni e gli eroi -




L’alito caldo dell’Africa vicina sembra ormai passato, svuotato dal suo opprimente stazionamento sopra i territori europei, impreparati all’evento inconsueto.
L’uomo con i suoi fumi e vapori diversi cucina così il suo futuro.


Trascorsa l’estate, le piazze italiane s’interrogano sul tempo che scorre, conosciuto, che ricama con noi le attese e le dolci speranze. Anche in questa insolita stagione, dove, ogni giorno, fioriscono difficoltà nuove, sofferenze sconosciute o dimenticate.
Tentativi disperati dei rappresentanti variopinti delle pubbliche istituzioni – provincie e regioni - si ostinano sulla stampa locale a screditare l’abolizione - la chiamano riordino – delle provincie italiane, fonte di spesa screditata, acclarata, dannosa per i cittadini, quindi inutile.
Nei quotidiani nostrani, taluni si lamentano della perdita di organismi importantissimi: comandi dei carabinieri, prefetture, questure e perfino vigili del fuoco. Dovremmo perciò tutti disperarci, turbarci per l’ordine pubblico rimpicciolito, quasi esautorato; essere vigili ed attenti a possibili e spaventosi incendi, a calamità dolorose. Ecco quello che si vuol far credere alla pubblica opinione con la “spending review” provinciale.
Non tutti, per la verità, sono di quest’avviso. Solo i più pugnaci e combattivi s’impegnano nei partiti, senza troppa convinzione, quasi svogliati e dribblano quindi sulla revisione della spesa, votata dal governo e che molti di loro hanno appoggiato in Parlamento. La osteggiano, pur di sostenere le loro tesi.
C’è infine chi teme l’ostracismo politico, la dimenticanza e la marginalità del nostro territorio, indifeso ( da chi?) e senza più tutori locali che sappiano rappresentarlo con dignità.
In questa visione localistica, s’intruppano i sopravissuti di una politica che non c’è, incapaci di cogliere i nuovi sussulti della storia, le nuove opportunità, in una cornice di etica condivisa.
Dove andremo a fonderci e a contaminarci non può essere un problema, un’insidia per i cittadini di queste terre. E’ il come che deve farci riflettere. In ogni caso saremo chiamati a confrontarci con una realtà più vasta, culturalmente più ricca, nel senso ampio del termine - si pensi alle Università, al sistema delle imprese, ai centri di ricerca, alle innumerevoli associazioni, etc.
Le virtù sottomesse e dimenticate da tempo avranno così modo di esibirsi in un contesto diverso e mutato. Se lo vorranno.
Saremo capaci di trovare gli eroi per questa nuova impresa?

Nello stesso lasso di tempo, i sindaci sfilano per difendere la soppressione del tribunale di Adria.
In intima solitudine.

gf
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Gli occhiali di C. Petrini



Senza grandi divinazioni il futuro si può già vedere oggi. È sufficiente cambiare occhiali. Togliersi quelli della politica, che non ha mai fatto così tanta difficoltà a capire cosa succede. Ma via anche gli occhiali di quegli intellettuali immersi nel paradigma socio-economico che ci ha portato a una crisi generalizzata.

Carlo Petrini


Le cronache rimpicciolite dai logoramenti ogni giorno s’inventano qualcosa, rendendo felici o incazzati i lettori diversi. Chi al bar, sorseggiando il macchiato da solo o in compagnia di qualcuno, chi, invece, nella poltrona di casa, pensieroso e preoccupato insieme.
Nella maggioranza che ci governa, la lista del sindaco rieletto festeggia il primo anno del suo secondo mandato e con pasticcini e prosecco porta pure un conforto pietoso all’assessore, quasi prostrato, Simoni. Troppo sbeffeggiato dalle opposizioni rancorose e in affanno, che spargono odio, come lui dice. Egli finge d’ignorare l’etica del buon gusto e della trasparenza, quindi s’appella al valore semantico della querela. Pensa, in tal modo, di spegnere l’incendio e di farsi coraggio per l’improvvido acquisto dei familiari del terreno in via Respighi.
Non sa che tutto ciò è assai impopolare, anche per i suoi. Soprattutto in questi tempi infelici.


Lungo le strade della città i passanti abituali, dopo il tremore dei suoli, possono vedere pure da noi le poche ferite sui muri lasciate dal sisma padano. Provano a ripassare con astuzia nel pensiero le innumerevoli proposizioni ascoltate dalle tv insoddisfatte, ingolfate e trafelate, che non sanno più come attirare le attenzioni della gente stupita e incarognita dalla crisi e dall’economia propagandata in tossiche dosi dai media.
Gli animi terremotati cercano così d’uscire dai tunnel protettivi che, nel passato recente, garantivano una certificata tranquillità. Ora s’accorgono che dovranno mettere a fuoco una diversa realtà, sconosciuta a molti. Per dare concretezza all’esistere, all’essere. Abbandonare i luoghi menzogneri per rendere più sicuro il mutamento, le stazioni di passaggio, attraverso le quali siamo tutti destinati a transitare. Ciascuno con i propri bagagli.
Nel frattempo, gli esecutori testamentari dei partiti provano il galleggiamento con pietosi e precari salvagenti. Si abbandonano all’ignoto, nelle riunioni liturgiche tra loro e nelle ritualità e ripetitività di un linguaggio fintamente ossequioso. Vuoto e scolorito per tutti. Solo le redazioni dei giornali, per inerzia, lo rendono noto.
In mille luoghi diversi, si fa strada la ricerca di passaggi, di nuove strade per lasciare entrare pensieri inattesi, occasioni dimenticate, solidarietà ricercate.
Così, tenendosi per mano con i padri, le generazioni nuove stanno costruendo le occasioni appaganti. Per il futuro che c’è già. Bastano, infatti, occhiali diversi per osservare la realtà che si muove insieme a noi.


gief




Il capolavoro di Monti




Il nostro Primo Ministro, con sommo stupore, ci ha fatto un dono pasquale con alcuni giorni d’anticipo, prima della sua trasferta asiatica annunciata. Ha ricordato agli italiani il valore della politica che ascolta, che sa essere equa, che sa negoziare. Quindi, per affermarla con piglio, dopo i cento e passa giorni del suo mandato, ha provato ad applicarla, considerato il successo avuto nella ricetta economica propugnataci. Un mezzo disastro.
Un fronte compatto si è opposto all’abolizione dell’articolo 18, versione Fornero, da lui tanto amorevolmente coccolata. Perfino la Cei, con i suoi vescovi stupiti, ha tuonato sul quotidiano L’Avvenire, ricordandogli i valori etici della persona e del lavoro. Pure nel suo governo competente la dialettica si è accesa, come non mai era accaduto prima.
Lui, abituato al consenso e agli applausi frequenti, ha pensato bene di chiedere soccorso a Napolitano Presidente, prodigo, come sempre, di preziosi consigli.
Sarà il Parlamento, narrano le cronache, a decidere la sorte di questo travagliato e terribile articolo.

Dopo tante lodi sperticate al governo supremo, ci si chiede il perché di questi incidenti del professore bocconiano, amico della finanza internazionale.
Forse un eccesso di supponenza, dovuta ai troppi elogi ecumenici e agli applausi internazionali, ha gonfiato l’autostima di Mario e di alcuni suoi ministri, trascinandolo verso un terreno a lui quasi sconosciuto, sottovalutando la condivisione, soprattutto con le parti più deboli: pensionati e lavoratori dipendenti. Essere stato chiamato a salvare il Paese deve avergli provocato un senso del potere nuovo, mai provato prima. Forse questo è accaduto, sussurrano le parole libere e aggraziate.

La sorte benigna e la democrazia che amiamo hanno deciso però di farsi sentire, provocando in tal modo le reazioni di rigetto, quando il Governo, troppo frettoloso e pasticcione, ha voluto insistere nella sua proposta sull’articolo 18.
Ecco perché va festeggiato questo momento d’insufficienza montiana. E’ un regalo inaspettato che ci ricorda i nostri diritti e doveri e ridimensiona i tecnicismi vuoti, indifferenti alle sorti di chi sta pagando più di tutti l’attuale crisi, che non è solo economica.
Lo capiranno i partiti, preoccupati e ringalluzziti? Abbandonerà super Mario la sua algida superbia?


gieffe

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Via Badini alberata



Eutanasia


I gestori dei partiti nazionali non sanno ancora capacitarsi di dover praticare un’eutanasia dolce: uscire dallo spettacolo indecoroso dell’ultimo ventennio. Per far vivere nuova rappresentanza con dignità, si spera. Con volti nuovi e regole integerrime. Diversamente saranno affondati, con somma indegnità.
Hanno pochi mesi di tempo, quindi, per tentare l’impresa, quasi disperata per loro.


Alcuni passeggiano timorosi lungo i marciapiedi imperfetti, bucherellati qua e là, accarezzati dai Pini domestici che ombreggiano in estate via Badini, ad Adria. Altri s’avventurano in bici con la prudenza dovuta, non osano scendere nella strada trafficata da veicoli d’ogni tipo.
Le madri premurose, con le carrozzine festanti, seguono attente il via vai della pista ciclabile, inventata per necessità, mentre i vigili non sognerebbero mai di sanzionare i trasgressori pedalanti in quello spazio a loro vietato. Praticano il buon senso, il male minore e attendono speranzosi che qualche pubblico Amministratore metta fine all’anomalia.
Gli alberi amici soffrono, quando lasciano cadere dall’alto le pigne panciute, ormai sazie. Sperano nel danno minore: non vorrebbero mai che qualcuno venisse colpito e ferito.
Quando il tempo peggiora, nella stagione fredda, s’affidano ai loro antichi protettori, augurandosi di poter resistere ai venti impetuosi, alle loro folate.
Ora, sembra, che i nostri volonterosi assessori locali abbiano deciso di estirpare questi pericoli aerei con la riqualificazione del viale urbano di via Badini, perché di questo si parla. Mettere a dimora, cioè, essenze arboree scaglionate nel tempo, confacenti con il luogo, per impedire devastazioni ai marciapiedi, alle proprietà confinanti; facili da trattare dal personale del magazzino comunale e con maggiori capacità di catturare le polveri sottili.
Chissà ora come risponderanno in Consiglio Comunale gli oppositori certificati dal voto cittadino, avversatori, durante l’Amministrazione Lodo, di un progetto analogo dell’Assessorato all’Ambiente.
Strilleranno, come fecero i due socialisti consiglieri o cercheranno di entrare nel merito della questione?
In attesa che si verifichi l’evento promesso, i cittadini, distratti e preoccupati del loro futuro vicino, s’incamminano nel passeggio consueto, ciascuno con la loro postura del corpo. Chi con le mani o le dita allacciate dietro alla schiena, altri invece lasciandole libere nel linguaggio mutevole del corpo.
I partiti locali, ammutoliti dal’ultimo voto amministrativo, attendono che qualcuno dall’alto li soccorra in questa dolorosissima agonia.
Nel cielo, per nostra fortuna, alcune stelle hanno iniziato a brillare. Di nuova luce.

gf





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