Nell’anno sabbatico subito -
I partiti, nell’anno sabbatico subito, praticano esercizi di
ginnastica mentale sotto lo sguardo dei cittadini impazienti. Che sopportano le
nuove fatiche: tantissimi abituati da tempo immemore, altri, increduli,
inghiottiti dalla crisi globale della finanza impunita.
Non ci sono apologeti per il governo Monti. Solo auspici e
speranze transitano negli animi disincantati, sfuggiti alle narrazioni diverse.
L’indignazione viene invocata in quest’anno così diverso
dagli altri.
Nei porti accoglienti approdano i pensieri sottratti alle
oppressioni mediatiche che pretendono di spiegare ogni cosa. S’attrezzano per
catturare nuove opportunità, sfuggendo ai linguaggi scoloriti e ambigui delle
gerarchie dei partiti.
Come stoccafissi, surgelati dal vento impietoso dell’est, i
partiti continuano imperterriti a figurarsi importanti, strategici e credono di
marciare verso un diverso mondo: che non sanno però cosa sia. E’ il loro
destino. Attendono liberatori sconosciuti, capaci di mettere fine alla loro
gioiosa sofferenza.
I territori a noi vicini, frustati dal vento siberiano,
cercano di capire ciò che sta accadendo nel Paese imbiancato. Così, lungo il
Corso adriese, gli incalliti passeggiatori non sanno più dove li porterà la
politica inventata, fatta uscire dal pensiero di pochi.
Le cronache locali continuano a parlare d’altro, com’è
naturale, e raccontano le quotidiane vicende preziose per i lettori dei bar
affaccendati. I godimenti non desistono nei tempi di crisi: si riorganizzano,
si ristrutturano.
Una sommessa protesta fisiologica nei confronti
dell’Amministrazione Bobo si diffonde quotidianamente tra i cittadini. E’
naturale che sia così, quando si governa, soprattutto in tempi come questi.
Lo spirito montiano sembra non interessare gli Enti locali,
che marciano felici per realizzare programmi raffazzonati all’ultimo momento.
Le opposizioni diverse si trastullano, disegnando scenari di possibili e future
alleanze per le prossime elezioni amministrative, mentre da noi la Provincia progressista
ed ecumenica cerca di sopravvivere alla scure del governo largo di Monti.
Le caste istituzionali non sanno come salvarsi in questo
nuovo scenario, cercano alleanze dappertutto e ignorano volutamente il
discredito che i partiti hanno racimolato nel corso degli anni: solo 4
cittadini su 100 li sostengono ancora.
I terremoti, quando arrivano, mettono a soqquadro ogni cosa;
mutano gli scenari esistenti; invocano un nuovo ordinamento.
Le cittadinanze, ripresesi dopo un lungo ventennio di sopore
mediatico, intendono partecipare con forza e consapevolezza alla ricostruzione del
nostro Paese.
Senza sconti per nessuno.
gieffe
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Scenari
Sì, ancora la neve
Che sarà della neve
che sarà di noi?
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi …ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve,……
e poi e poi …ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve,……
……….
Da “La Beltà” di A. Zanzotto
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C’è sempre un inizio in ogni umana
vicenda, un prima e un dopo. C’è pure la fine, la chiusura.
Le speranze che albergano dentro
di noi si danno da fare per illuminare i nostri percorsi tracciati nel
pensiero. Desiderati con passione.
Ogni giorno qualcuno, però, disfa la tela rinnovatrice agognata, spostando in avanti i necessari mutamenti. Ritroviamo così nel Lazio la corruzione invasiva che nessuno sembra risparmiare, lo spreco del pubblico denaro, la disonestà pavoneggiata, ostentata. Impunita.
Ogni giorno qualcuno, però, disfa la tela rinnovatrice agognata, spostando in avanti i necessari mutamenti. Ritroviamo così nel Lazio la corruzione invasiva che nessuno sembra risparmiare, lo spreco del pubblico denaro, la disonestà pavoneggiata, ostentata. Impunita.
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Nei territori della nostra
provincia, le oligarchie dei partiti, appesantite dai poteri ir-responsabili,
s’affannano in questo mese autunnale a mantenersi uniti, in compagnia dei loro
fidi seguaci appiccicati come moscerini alle loro richieste: unità a tutti costi
alla provincia diseguale e sposalizio interessato con il territorio padovano.
Senza spiegazione alcuna.
Alcuni timidamente sorridono a Venezia,
mentre i cittadini, spaesati e intimoriti da questo tempo sconosciuto e
crudele, s’aspetterebbero una spiegazione, un ragionamento da chi è stato
eletto con i loro voti per capire quale sorte avrà il territorio nostro. Nulla
di tutto questo: solo dichiarazioni striminzite sulle pagine dei giornali
locali.
Lungo la riviera del Canale
cittadino, il sindaco in-consapevole, elettromagnetico, s’avvia ad ascoltare il
novello comitato contro l’istallazione di una centralina per la telefonia
mobile.
Saggi settantenni guidano con foga
inaspettata la protesta, giustamente spaventati dalla tecnologia delle radio
frequenze e chiedono a lui, primo cittadino, spiegazioni sacrosante: perché non
sono stati informati prima e cosa il Comune adriese intende fare, dopo aver
concesso l’autorizzazione alla società telefonica
Egli non sa, non conosce la
materia e solidarizza con i residenti sfortunati. Chiamerà il dirigente responsabile
dell’atto amministrativo.
Stupiti i presenti e perfino comprensivi,
lo salutano. Alcuni con simpatia.
E’ verosimile che qualche
assessore deve aver pur letto la convenzione con Anci per la tutela dall’inquinamento
elettromagnetico e dell’assistenza tecnico-scientifica che l’azienda Polab
garantisce alla cittadinanza, quando viene interpellata. Anche per questo è
pagata da noi.
Durante l’Amministrazione Lodo fu
scelto, infatti, di procedere in questa direzione – la convenzione - per
minimizzare il rischio elettromagnetico, causato dalle antenne Umts e
garantendo nello stesso tempo la copertura della telefonia mobile.
Ora, sembra che la famigerata
antenna si sposterà di cento metri dalla posizione iniziale, quella proposta da
Telecom.
Sarà, dicono le cronache piccine,
in un sito privato. Per la gioia di tutti. Forse.
Nel frattempo il sindaco e
l’assessore Simoni, gemelli quasi imperfetti, camminano ciascuno nelle vicende
amministrative locali. Inconsapevoli l’uno dell’altro. Con qualche piccolo
sgarbo, per rendere un po’ meno noiosa la loro avventura politica.
gieffe
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Sprazzi di luce
Le buone novelle
faticano a farsi notare nei territori vasti dell’Unione Europea. Frammentata
nei particolarismi e nazionalismi mal celati. Eppure s’intravvedono nei
cittadini indaffarati e impauriti sprazzi di luce, nuove convinzioni, desideri
trattenuti.
La voglia d’agire può
abbellirsi delle innumerevoli solidarietà, nei luoghi più impensati, nel
pensiero rispettoso.
E’ questo il nostro
tempo possibile e ineluttabile.
Oggi è l’Europa intera che genera confusioni, pulsioni
diverse negli Stati dell’Unione. L’uscita dalla crisi, che soffoca il lavoro e
che disorienta milioni di cittadini increduli, appare complicata. Dolorosa
certamente.
Le attuali rappresentanze politiche italiote si scoprono
impreparate a gestire la recessione, piccola o grande che sia, e balbettano,
lasciando ad altri il compito di tracciare un percorso di salvezza. In questo
contesto sembra mancare una visione unitaria su come uscire dal tunnel che
soffoca, che deprime il comune sentire.
Costruire una diversa partecipazione alla vita pubblica
diventa quindi più che mai necessario per rendere vitale la democrazia
conosciuta. E’ indispensabile che la sovranità, che appartiene al popolo, come la Costituzione recita,
venga estesa a soggetti nuovi: associazioni, enti di ricerca, università,
territori, attività produttive e altro ancora.
Per questo i partiti devono liberarsi di un potere esagerato,
gonfiato da loro, che ha inquinato la vita del nostro Paese. Sono chiamati a diventare
espressione, non esclusiva, del pensiero dei cittadini. I quali devono potersi
esprimere sui temi più importanti, anche con referendum propositivi, come
avviene in altre parti del mondo. Naturalmente rivisti e resi funzionali nella
loro struttura normativa.
Non c’è dubbio che questo allargare la partecipazione
rafforzerebbe la democrazia e limiterebbe i poteri dei privilegi diffusi.
GF
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Negli animi si fanno strada nuovi
fermenti –
Le complicazioni nell’azione
di governo s’arricchiscono inevitabilmente. I partiti maggiori ir-responsabili
civettano tra loro, inventandosi qualche stratagemma per non sprofondare nel
quasi anonimato. Riluttanti, sono costretti a sostenere un governo da loro
subito, che, a giudizio dei cittadini votanti, riesce stranamente ad avere un
consenso. Infatti, nel sondaggio dell’Istituto Piepoli Spa/ La Repubblica dell’8 marzo
2012 la fiducia del premier Monti si attesta interno al 65%. Incredulità
diffusa sul numero.
Eppure l’uomo, definito
chissà perché un tecnico, sembra aver scontentato un po’ tutti: a destra come a
sinistra, escluso il Centro di Casini. Solo gli irriducibili oppositori – Sel,
Idv e Lega – s’oppongono dolcemente al governo suadente e competente. Mai visto
prima in Italia.
E’ una storia tutta nostra da
raccontare questa che stiamo vivendo con passione. Da narrare ai nipotini in
arrivo e a quelli già nati.
Non ci è dato di conoscere
però ciò che accade nei reconditi pensieri degli italiani, ingrassati da
migliaia di vocaboli impazziti nei decenni appena trascorsi e sottoposti a
scombussolamenti e travagli infiniti.
La stampa, nel tempo
indefinito di quest’anno bisestile, gioca ad indagare negli animi degli
elettori, s’affida agli specialisti, ai sociologi, ai dottori di ogni specie e
spera in tal modo di rendersi utile, anche quando, nelle Tv del piacere
esaurito, mette insieme i consumati protagonisti di questa lunga stagione
partitica. Lo fa per inerzia, per bisogno, per incapacità. Lo spettacolo non si
può fermare.
Nel frattempo, in ogni
contrada europea, ad est come ad ovest, le democrazie praticate si coniugano
irrimediabilmente in modo diverso e la storia ci può solo dare qualche aiuto
per non sbandare pericolosamente nell’autoritarismo nefasto o nelle oligarchie
autoritarie. Pronte ad ogni uso.
I suoni e segni che
costruiscono il nostro Io fantasmagorico, che riflettono il mondo conosciuto e
inconscio hanno deciso da tempo di resettare la rappresentanza storicamente
affermatasi nel ‘900. Per questo i partiti sono precipitati nel discredito
totale. Per aver deragliato paurosamente dai loro compiti. Ora devono sbrigarsi
per essere utili ancora: non bastano i richiami al dover essere.
Nella provincia della
Virgigli sembra farsi strada l’idea di allargare il territorio provinciale, la
sua superficie, sfuggendo così alla soppressione dell’Ente da lei amministrato.
Impresa disperata.
Scrive, infatti, D. Ferrazza
sul “Il Mattino di Padova” dell’otto marzo: ” Nella confusione che regna
sovrana sul futuro delle provincie, potrebbe succedere che Cavarzere diventi
provincia di Rovigo, Mogliano Veneto provincia di Venezia e Vittorio Veneto
provincia di Belluno. Anche di questo hanno ragionato ieri pomeriggio a Treviso
i presidenti delle sette provincie del Veneto.” Appassionatamente, aggiungo,
senza distinzioni di bandiera.
L’eliminazione degli sprechi
nelle Pubbliche Amministrazioni sembrano imprese titaniche. Le tribù dei
partiti con i loro molteplici vassalli non vogliono abbandonare i luoghi dei
poteri e delle clientele diffuse.
Per rinfrescare la memoria,
ricordiamo le parole dell’allora segretario del Pci E. Berlinguer sul degrado
della vita politica italiana. Intervista a Repubblica1981.
“I partiti - affermava
- hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo.
Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende
pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali…
Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire.
E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse
istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste
prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del
clan cui si deve la carica.”
Ad Adria, le mutazioni
rimandano a tempi migliori e le cronache piccine riportano le gesta
insignificanti dei diversi protagonisti nella pubblica Amministrazione.
Negli animi si fanno strada
nuovi fermenti, sconosciuti ancora. Pronti a camminare con noi per tracciare
appaganti stazioni d’approdo.
Gieffe
Le competizioni
amministrative -
PIAZZA OBERDAN
Le città impoverite nel pensiero si preparano a vivere l’anno
bisestile, quello cresciuto d’un giorno. Devono scovare le risorse ataviche
dentro le loro mura, andare tra i fossi delle campagne preziose e cercare.
L’inverno del nostro scontento misurerà ciò che siamo
veramente in questa stagione dei Maya.
La gioventù cresciuta in questo ventennio forsennato proverà
così le fatiche dell’apprendimento diverso, inusuale e tentazioni nuove
irromperanno nei linguaggi impasticcati delle comunicazioni, nelle esistenze
frastagliate.
La sfida del ri-nascere non potrà essere elusa: illuminerà
il percorso di ognuno di noi.
La buona competizione fatica a farsi strada, soprattutto
nella politica necessaria. Indispensabile per vivere insieme e ricostruire le
amicizie perdute, le condivisioni possibili e inevitabili, i naturali dissensi.
“Sceglimi e sarò più bravo dell’altro; dammi la tua fiducia e non ti deluderò”.
Governare il bene comune richiede questo passo sincero,
questa svolta nell’animo.
Coloro che non hanno la responsabilità di guida e di scelta
– le opposizioni o minoranze, termini alquanto imprecisi e fuorvianti - devono
ridisegnare i loro ruoli di controllo, alternativi nei programmi, quando lo
ritengono, suggeritori per la migliore governabilità.
Il Canale che attraversa la città per ricongiungersi poi ad
est con il suo ramo maggiore si pavoneggia compiaciuto con i suoi cigni,
coccolati da molti, premurosi in abbondanza.
La giunta precaria del sindaco rivotato spera così di
distrarre l’attenzione dei cittadini dalle sue scelte improvvide e guastatrici
di quest’anno appena trascorso.
Scivola maldestramente sul caso Simoni, assessore
pigliatutto della città; incespica sul nuovo ponte pedonale in Canareggio. Si
mostra feroce e impreparata nei confronti dei suoi dipendenti comunali,
prigionieri del conflitto aperto da troppo tempo sul fondo incentivante e sulla
riassunzione di due dipendenti precari. Perde, infine, la sua battaglia con il
Terzo Polo sulla nota vicenda dei capigruppo, reintegrando nel suo ruolo
naturale la
Tescaroli. Naviga a vista, improvvisando senza meta alcuna.
Non si pone domande sul futuro della città amministrata; nemmeno su ciò che
potrà accadere nell’anno appena iniziato.
Eppure gli argomenti non mancano, in questo tempo difficile
e di sacrificio. Basterebbe un po’ d’umiltà ed accortezza, ascoltando
pubblicamente ciò che chiede la cittadinanza, invitandola ad esprimersi nelle
sedi dell’accoglienza istituzionale.
La piazza che ospita il pozzo e s’illumina a mezzogiorno
partecipa felice alla festa della Befana, dopo lo scampato pericolo del
rifacimento barbarico del sindaco Bobo. Attende fiduciosa che qualcuno
l’abbellisca veramente, nel rispetto dovutole.
Gieffe
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Le contaminazioni e gli eroi -
L’alito caldo dell’Africa vicina
sembra ormai passato, svuotato dal suo opprimente stazionamento sopra i territori
europei, impreparati all’evento inconsueto.
L’uomo con i suoi fumi e vapori
diversi cucina così il suo futuro.
Trascorsa l’estate, le piazze
italiane s’interrogano sul tempo che scorre, conosciuto, che ricama con noi le
attese e le dolci speranze. Anche in questa insolita stagione, dove, ogni
giorno, fioriscono difficoltà nuove, sofferenze sconosciute o dimenticate.
Tentativi
disperati dei rappresentanti variopinti delle pubbliche istituzioni – provincie
e regioni - si ostinano sulla stampa locale a screditare l’abolizione - la
chiamano riordino – delle provincie italiane, fonte di spesa screditata,
acclarata, dannosa per i cittadini, quindi inutile.
Nei quotidiani nostrani, taluni si
lamentano della perdita di organismi importantissimi: comandi dei carabinieri,
prefetture, questure e perfino vigili del fuoco. Dovremmo perciò tutti
disperarci, turbarci per l’ordine pubblico rimpicciolito, quasi esautorato;
essere vigili ed attenti a possibili e spaventosi incendi, a calamità dolorose.
Ecco quello che si vuol far credere alla pubblica opinione con la “spending
review” provinciale.
Non tutti, per la verità, sono di
quest’avviso. Solo i più pugnaci e combattivi s’impegnano nei partiti, senza
troppa convinzione, quasi svogliati e dribblano quindi sulla revisione della
spesa, votata dal governo e che molti di loro hanno appoggiato in Parlamento.
La osteggiano, pur di sostenere le loro tesi.
C’è infine chi teme l’ostracismo
politico, la dimenticanza e la marginalità del nostro territorio, indifeso ( da
chi?) e senza più tutori locali che sappiano rappresentarlo con dignità.
In questa visione localistica,
s’intruppano i sopravissuti di una politica che non c’è, incapaci di cogliere i
nuovi sussulti della storia, le nuove opportunità, in una cornice di etica
condivisa.
Dove
andremo a fonderci e a contaminarci non può essere un problema, un’insidia per
i cittadini di queste terre. E’ il come che deve farci riflettere. In ogni caso
saremo chiamati a confrontarci con una realtà più vasta, culturalmente più
ricca, nel senso ampio del termine - si pensi alle Università, al sistema delle
imprese, ai centri di ricerca, alle innumerevoli associazioni, etc.
Le virtù sottomesse e dimenticate da
tempo avranno così modo di esibirsi in un contesto diverso e mutato. Se lo
vorranno.
Saremo capaci di trovare gli eroi
per questa nuova impresa?
Nello stesso lasso di tempo, i
sindaci sfilano per difendere la soppressione del tribunale di Adria.
In intima solitudine.
gf
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Gli occhiali di C. Petrini
Senza
grandi divinazioni il futuro si può già vedere oggi. È sufficiente cambiare
occhiali. Togliersi quelli della politica, che non ha mai fatto così tanta
difficoltà a capire cosa succede. Ma via anche gli occhiali di quegli
intellettuali immersi nel paradigma socio-economico che ci ha portato a una
crisi generalizzata.
Carlo
Petrini
Le cronache
rimpicciolite dai logoramenti ogni giorno s’inventano qualcosa, rendendo felici
o incazzati i lettori diversi. Chi al bar, sorseggiando il macchiato da solo o
in compagnia di qualcuno, chi, invece, nella poltrona di casa, pensieroso e
preoccupato insieme.
Nella
maggioranza che ci governa, la lista del sindaco rieletto festeggia il primo
anno del suo secondo mandato e con pasticcini e prosecco porta pure un conforto
pietoso all’assessore, quasi prostrato, Simoni. Troppo sbeffeggiato dalle
opposizioni rancorose e in affanno, che spargono odio, come lui dice. Egli finge
d’ignorare l’etica del buon gusto e della trasparenza, quindi s’appella al
valore semantico della querela. Pensa, in tal modo, di spegnere l’incendio e di
farsi coraggio per l’improvvido acquisto dei familiari del terreno in via
Respighi.
Non sa che
tutto ciò è assai impopolare, anche per i suoi. Soprattutto in questi tempi
infelici.
Lungo le
strade della città i passanti abituali, dopo il tremore dei suoli, possono
vedere pure da noi le poche ferite sui muri lasciate dal sisma padano. Provano
a ripassare con astuzia nel pensiero le innumerevoli proposizioni ascoltate dalle
tv insoddisfatte, ingolfate e trafelate, che non sanno più come attirare le
attenzioni della gente stupita e incarognita dalla crisi e dall’economia
propagandata in tossiche dosi dai media.
Gli animi
terremotati cercano così d’uscire dai tunnel protettivi che, nel passato
recente, garantivano una certificata tranquillità. Ora s’accorgono che dovranno
mettere a fuoco una diversa realtà, sconosciuta a molti. Per dare concretezza
all’esistere, all’essere. Abbandonare i luoghi menzogneri per rendere più sicuro
il mutamento, le stazioni di passaggio, attraverso le quali siamo tutti
destinati a transitare. Ciascuno con i propri bagagli.
Nel
frattempo, gli esecutori testamentari dei partiti provano il galleggiamento con
pietosi e precari salvagenti. Si abbandonano all’ignoto, nelle riunioni
liturgiche tra loro e nelle ritualità e ripetitività di un linguaggio fintamente
ossequioso. Vuoto e scolorito per tutti. Solo le redazioni dei giornali, per
inerzia, lo rendono noto.
In mille
luoghi diversi, si fa strada la ricerca di passaggi, di nuove strade per
lasciare entrare pensieri inattesi, occasioni dimenticate, solidarietà
ricercate.
Così, tenendosi
per mano con i padri, le generazioni nuove stanno costruendo le occasioni
appaganti. Per il futuro che c’è già. Bastano, infatti, occhiali diversi per
osservare la realtà che si muove insieme a noi.
gief
Il capolavoro di Monti
Il
nostro Primo Ministro, con sommo stupore, ci ha fatto un dono pasquale con
alcuni giorni d’anticipo, prima della sua trasferta asiatica annunciata. Ha
ricordato agli italiani il valore della politica che ascolta, che sa essere
equa, che sa negoziare. Quindi, per affermarla con piglio, dopo i cento e passa
giorni del suo mandato, ha provato ad applicarla, considerato il successo avuto
nella ricetta economica propugnataci. Un mezzo disastro.
Un
fronte compatto si è opposto all’abolizione dell’articolo 18, versione Fornero,
da lui tanto amorevolmente coccolata. Perfino la Cei, con i suoi vescovi stupiti, ha tuonato sul quotidiano
L’Avvenire, ricordandogli i valori etici della persona e del lavoro. Pure nel
suo governo competente la dialettica si è accesa, come non mai era accaduto
prima.
Lui,
abituato al consenso e agli applausi frequenti, ha pensato bene di chiedere
soccorso a Napolitano Presidente, prodigo, come sempre, di preziosi consigli.
Sarà
il Parlamento, narrano le cronache, a decidere la sorte di questo travagliato e
terribile articolo.
Dopo
tante lodi sperticate al governo supremo, ci si chiede il perché di questi
incidenti del professore bocconiano, amico della finanza internazionale.
Forse
un eccesso di supponenza, dovuta ai troppi elogi ecumenici e agli applausi
internazionali, ha gonfiato l’autostima di Mario e di alcuni suoi ministri,
trascinandolo verso un terreno a lui quasi sconosciuto, sottovalutando la
condivisione, soprattutto con le parti più deboli: pensionati e lavoratori
dipendenti. Essere stato chiamato a salvare il Paese deve avergli provocato un
senso del potere nuovo, mai provato prima. Forse questo è accaduto, sussurrano
le parole libere e aggraziate.
La
sorte benigna e la democrazia che amiamo hanno deciso però di farsi sentire,
provocando in tal modo le reazioni di rigetto, quando il Governo, troppo
frettoloso e pasticcione, ha voluto insistere nella sua proposta sull’articolo
18.
Ecco
perché va festeggiato questo momento d’insufficienza montiana. E’ un regalo
inaspettato che ci ricorda i nostri diritti e doveri e ridimensiona i
tecnicismi vuoti, indifferenti alle sorti di chi sta pagando più di tutti
l’attuale crisi, che non è solo economica.
Lo
capiranno i partiti, preoccupati e ringalluzziti? Abbandonerà super Mario la
sua algida superbia?
gieffe
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Via Badini alberata
Eutanasia
I gestori dei partiti nazionali non sanno ancora capacitarsi
di dover praticare un’eutanasia dolce: uscire dallo spettacolo indecoroso
dell’ultimo ventennio. Per far vivere nuova rappresentanza con dignità, si
spera. Con volti nuovi e regole integerrime. Diversamente saranno affondati,
con somma indegnità.
Hanno pochi mesi di tempo, quindi, per tentare l’impresa,
quasi disperata per loro.
Alcuni passeggiano timorosi lungo i marciapiedi imperfetti,
bucherellati qua e là, accarezzati dai Pini domestici che ombreggiano in estate
via Badini, ad Adria. Altri s’avventurano in bici con la prudenza dovuta, non
osano scendere nella strada trafficata da veicoli d’ogni tipo.
Le madri premurose, con le carrozzine festanti, seguono attente
il via vai della pista ciclabile, inventata per necessità, mentre i vigili non
sognerebbero mai di sanzionare i trasgressori pedalanti in quello spazio a loro
vietato. Praticano il buon senso, il male minore e attendono speranzosi che
qualche pubblico Amministratore metta fine all’anomalia.
Gli alberi amici soffrono, quando lasciano cadere dall’alto
le pigne panciute, ormai sazie. Sperano nel danno minore: non vorrebbero mai
che qualcuno venisse colpito e ferito.
Quando il tempo peggiora, nella stagione fredda, s’affidano
ai loro antichi protettori, augurandosi di poter resistere ai venti impetuosi,
alle loro folate.
Ora, sembra, che i nostri volonterosi assessori locali abbiano deciso di
estirpare questi pericoli aerei con la riqualificazione del viale urbano di via
Badini, perché di questo si parla. Mettere a dimora, cioè, essenze arboree
scaglionate nel tempo, confacenti con il luogo, per impedire devastazioni ai marciapiedi,
alle proprietà confinanti; facili da trattare dal personale del magazzino
comunale e con maggiori capacità di catturare le polveri sottili.Chissà ora come risponderanno in Consiglio Comunale gli oppositori certificati dal voto cittadino, avversatori, durante l’Amministrazione Lodo, di un progetto analogo dell’Assessorato all’Ambiente.
Strilleranno, come fecero i due socialisti consiglieri o cercheranno di entrare nel merito della questione?
In attesa che si verifichi l’evento promesso, i cittadini, distratti e preoccupati del loro futuro vicino, s’incamminano nel passeggio consueto, ciascuno con la loro postura del corpo. Chi con le mani o le dita allacciate dietro alla schiena, altri invece lasciandole libere nel linguaggio mutevole del corpo.
I partiti locali, ammutoliti dal’ultimo voto amministrativo, attendono che qualcuno dall’alto li soccorra in questa dolorosissima agonia.
Nel cielo, per nostra fortuna, alcune stelle hanno iniziato a brillare. Di nuova luce.
gf
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