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mercoledì 2 gennaio 2013

Il Bene Comune



 




E’ bastata l’agenda Monti per far sobbalzare i partiti sopravissuti del Novecento. Quelli di più antica tradizione e tutti gli altri che si sono accodati, in questo squarcio del terzo millennio.
I giornalisti delle varie specie, quelli più dotati e preparati e i giovani promettenti e non, hanno trovato nuovo alimento per compilare articoli e commenti su questa ascesa in cielo della politica, benedetta dall’alto dal potere curiale, che riscalda e ridisegna un futuro, sembra, rassicurante. Sarà proprio così o qualcosa – qualcuno romperà questa estetica della rinascita?
Non è lecito sapere, per noi, espropriati da un lungo e stressante dominio rocambolesco.
Possiamo supporre ragionevolmente che il raggruppamento del così detto centro-sinistra risulterà primo nella competizione del porcello abominevole: quello che ruba al cittadino la libertà, seppur limitata, del voto, così come lo abbiamo praticato dal ’48 ad oggi.
Con dolore apparente tutti indistintamente se ne lamentano, eccetto pochissimi, nella compilazione delle liste protette. Solo il Pd, per evitare il tracollo, ha messo in campo primarie improvvisate, utili a lasciare una traccia per il domani che verrà.
I nominati, nobili o plebei, cercano spazio per un posto in prima fila nel pdl sgonfiato. I più ossequiosi giurano fedeltà assoluta al loro despota-padrone, altri invece, sul fronte opposto, cinguettano striduli nelle primarie di fine anno, sgomitando tra loro.
Una quota significativa, espressione della società civile, veleggia, invece, sicura e rilegge i paragrafi montiani, sottolineando con matita rossa e blu ciò che si colora di destra o di centro nell’agenda del premier. In totale libertà.

Nella competizione elettorale il Bene Comune, di tutti noi, viene sovente ignorato e piegato alle esigenze strategiche di schieramento. Ognuno che coltiva il buon senso e la razionalità sa bene che nessuna formazione da sola potrà governare e ci sarà quindi bisogno di progettare la buona mediazione politica. Per il Paese, non per se stessi.
Solo così sarà poi possibile trovare l’intesa con altre forze politiche disponibili.
Non ci sarà, infatti, maggioranza di sinistra all’orizzonte, se non quella relativa: questo sembra essere il viatico dei riformatori. Altri senari infausti potrebbero però farsi strada, stravolgendo il pensiero comune dei sondaggi divulgati e tutto allora si complicherebbe.

Mentre i cultori del bipolarismo si affannano a ricreare un terreno comune per politiche conservatrici di destra, legate alle grandi formazioni europee, nei territori della penisola italica, nuovi e vecchi narcisismi, a sinistra-sinistra, provano a farsi più belli, a loro stessi innanzitutto. Formano raggruppamenti con spezzatini di minuscoli partitini e movimenti per esibirsi, nel caso migliore, nella tribuna mediatica e parlamentare, fingendo d’essere i migliori o all’apposto ricercando l’alleanza con i vincitori per condizionarne poi la sopravvivenza. Vicende già note e patite.
I mesi che verranno ci aiuteranno, quindi, a comprendere quale destino ci attende.

Nello spazio della comunicazione, le innumerevoli parole festeggiano l’anno arrivato. Incuranti dei dissacratori semantici nella competizione faziosa delle sfide elettorali.




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