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venerdì 25 gennaio 2013

I marxisti per Tabacci



CONVERSAZIONE SUL VOTO

Pubblicato il 25 gennaio del 2013 -
Che cosa è cambiato?




- Andremo tutti al voto, amico mio. Con gioia fanciullesca e con il freddo di febbraio, con qualche melodia sanremese che ci frulla nella testa.
- In non ci andrò, non ci andrò. Non voglio essere reggicoda di schifezza pubblicamente dichiarata: magistrati che s’inventano una lista, una squadra raccogliticcia, con i sopravissuti del comunismo novecentesco e con Di Pietro. Rottami riciclati, statuine goderecce, luccicanti per se stesse. Me ne andrò da qualche parte per non sentire i rumori dei buffoni e ventriloqui diversi nelle rimanenti formazioni politiche.
- E così abbandoni, lasci che se la sbrighino gli altri anche per te, spostando in avanti una tua partecipazione? E quanto potrà durare questa pausa sabbatica che ti vuoi prendere? Sarà provvisoria, in attesa di nuove occasioni o definitiva?
– Sono c…. miei e a te non interessa.
C’è una linea oltre la quale non si può andare.  Per non perdersi, per non essere inghiottiti dalla miseria umana, dal disprezzo per se stessi. Capisci?
Io mi trovo vicino a questo baratro e non voglio finirci dentro.
- Comprendo questo pensiero, questo timore, sentirsi disperato in  dolorosa transizione. Infinita. Assistere al triste avanspettacolo, penetrato profondamente negli animi di tanta gente.
Il nostro destino è forse questo: trascinarsi la storia e le sue macerie, in attesa d’impensabili mutazioni. Forse la democrazia è questo modificare, sprofondare, esaltare, ricercare.
- Le povertà incombono, minacciano, spogliano. Rinsecchiscono il pensiero, deturpano la socialità.
- Non sempre, non dappertutto. A volte ricordano le condivisioni, le magnifiche opportunità, poiché legano i sentimenti dell’uomo comune e trasmettono tenerezza.
Ora Monti dovrà farsi bello per i suoi e per gli altri. Così forse Bersani, mentre Vendola dovrà patire in questo viaggio che sembra possa avverarsi.
Una sinistra incompiuta, immatura e frazionata assisterà forse alla nascita di un governo nuovo.
- Non mi convinci per nulla e tu lo sai. Una riedizione di un governo ossequioso al potere che sta provocando l’impoverimento del mondo conosciuto. Non solo qui da noi.
- Gli uomini si accorgono con ritardo che il passo della storia è spesso lento, per noi che viviamo stagioni brevi.
Le luci e bagliori che ci appaiono sono sovente effimeri mutamenti che sbiadiscono rapidamente, lasciando amarezze profonde. Sono le radici che si nutrono nelle profondità dell’animo che tutti trascuriamo, che ignoriamo. Con loro dobbiamo misurarci.
- Non sono persuaso e credo proprio che non darò il voto a nessuno.
- Nemmeno per i marxisti per Tabacci?
- Te lo dirò la prossima volta che c’incontriamo.

I rumori della strada si erano affievoliti, mentre il rintocco della torre annunciava l’ora serale. Un saluto affettuoso faceva capolino e addolciva l’aria fredda di gennaio.

gief

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