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venerdì 8 marzo 2013

La sede vacante -







Marzo bello prepara la sua entrata nell’anno nuovo, inconsapevole di ciò l’attende. Arriva come sempre da lontano, terzo nella lista che scorre. Porta spesso folate di vento buono, di neve, a volte copiosa, capricciosa e la pianura si stupisce sempre di questa bianca meraviglia. Soprattutto i bambini e gli adulti fanciulli. Per poco.
Quest’anno poi il mese asseconda cambiamenti epocali, così affermano le cronache: il Conclave spettacolare e gli smottamenti della politica dissanguata dai partiti, incapaci di leggere la propria fine.
Costoro hanno sì cambiato il loro profilo nel corso di questo trentennio, ma inadeguatamente, senza convinzione credibile. I cittadini non sono, quindi, disposti a subire ancora, esigono rispetto e preparano così nuovi scenari.

Il chiasso e i pettegolezzi, retroscena per la stampa ufficiale, impazzano in questi primi giorni di crisi e ognuno prefigura a modo suo il futuro vicino: c’è chi si esercita per passione, chi per professione, altri per inerzia, per ingannare lo stupore e vincere la paura.
Studiosi d’ogni genere scrutano nelle pieghe delle parole, nelle espressioni usate, nei linguaggi frammentati le variazioni avvenute in questo quarto di secolo. Cercano di comprendere dove andremo tutti a finire.
La sede vacante per la politica è ancora in corso e non s’intravvede un’uscita da questo vuoto degli animi. La secolarizzazione dei grandi partiti di massa non si è metabolizzata del tutto. Una residua sacralità permane ancora nei gesti, nella sintassi e nell’esibizione del potere sfacciato.
Lungo il canale della città Tullio osserva divertito i movimenti graziosi dei cigni festosi che nuotano, che affondano il collo sinuoso nelle acque illuminate dal tiepido sole. Riflette sul voto donato con fatica alla lista nuova e si chiede cosà accadrà in questo pareggio bizzoso.
Questo attorcigliarsi del pensiero lo turba e ricerca la razionalità dell’elezione subita. Per lui certamente.
Alla fine del mese ventoso, spera, sarà tutto più chiaro. Così il suo pensiero scivola lontano, in altri luoghi con persone amiche, quelle di sempre. S’incammina poi verso casa, bersagliato dalle voci dei tg della sera passata, che ancora risuonano dentro di lui: una babele diabolica, intrisa di una certa volgarità, sospinta in direzioni diverse. Incomprensibili.
Nello stesso tempo, nel luogo degli schiamazzi politici, gli attori, comici e non, impreparati per il voto inatteso, cercano un’uscita di sicurezza e s’inventano ruoli inusuali e diversi.

Tullio, lettore attento e curioso, ricordava ora una lettura [1]di Carroll che, da giovane, aveva letto e riletto. Un libro non solo per bimbi, come molti ritenevano, nel quale le regole comuni venivano ribaltate con paradossi e non sensi, ma pure per gli uomini, buffoni o seri che fossero nella vita.
Giunto a casa decide così che domani avrebbe festeggiato il suo non compleanno, sorridendo tra sé nel pensiero.
La politica violata, pensava, non è forse anche questo spadroneggiare che calpesta volutamente da troppo tempo le innumerevoli parole amiche, dolci e preziose? Quanti Humpty Dumpty abbiamo colpevolmente tollerato tra di noi?
Preso dal sonno, si addormenta quasi subito. Vicino a lui Barbara leggeva serena i suoi libri preferiti, diversi da tutti gli altri conosciuti.



gieffe


[1] -… Quando io uso una parola, disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, quella significa
ciò che io voglio che significhi, né più né meno.
 - La questione è, disse Alice, se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.
- La questione è, replicò Humpty Dumpty, chi è che comanda, ecco tutto.
Lewis Carroll, “Attraverso lo Specchio”-


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