Marzo bello prepara la sua entrata nell’anno nuovo,
inconsapevole di ciò l’attende. Arriva come sempre da lontano, terzo nella
lista che scorre. Porta spesso folate di vento buono, di neve, a volte copiosa,
capricciosa e la pianura si stupisce sempre di questa bianca meraviglia.
Soprattutto i bambini e gli adulti fanciulli. Per poco.
Quest’anno poi il mese asseconda cambiamenti epocali, così
affermano le cronache: il Conclave spettacolare e gli smottamenti della
politica dissanguata dai partiti, incapaci di leggere la propria fine.
Costoro hanno sì cambiato il loro profilo nel corso di
questo trentennio, ma inadeguatamente, senza convinzione credibile. I cittadini
non sono, quindi, disposti a subire ancora, esigono rispetto e preparano così
nuovi scenari.
Il chiasso e i pettegolezzi, retroscena per la stampa
ufficiale, impazzano in questi primi giorni di crisi e ognuno prefigura a modo
suo il futuro vicino: c’è chi si esercita per passione, chi per professione,
altri per inerzia, per ingannare lo stupore e vincere la paura.
Studiosi d’ogni genere scrutano nelle pieghe delle parole,
nelle espressioni usate, nei linguaggi frammentati le variazioni avvenute in
questo quarto di secolo. Cercano di comprendere dove andremo tutti a finire.
La sede vacante per la politica è ancora in corso e non
s’intravvede un’uscita da questo vuoto degli animi. La secolarizzazione dei grandi partiti di massa non
si è metabolizzata del tutto. Una residua sacralità permane ancora nei gesti,
nella sintassi e nell’esibizione del potere sfacciato.
Lungo il canale della città Tullio osserva divertito i
movimenti graziosi dei cigni festosi che nuotano, che affondano il collo
sinuoso nelle acque illuminate dal tiepido sole. Riflette sul voto donato con
fatica alla lista nuova e si chiede cosà accadrà in questo pareggio bizzoso.
Questo attorcigliarsi del pensiero lo turba e ricerca la
razionalità dell’elezione subita. Per lui certamente.
Alla fine del mese ventoso, spera, sarà tutto più chiaro.
Così il suo pensiero scivola lontano, in altri luoghi con persone amiche,
quelle di sempre. S’incammina poi verso casa, bersagliato dalle voci dei tg
della sera passata, che ancora risuonano dentro di lui: una babele diabolica,
intrisa di una certa volgarità, sospinta in direzioni diverse. Incomprensibili.
Nello stesso tempo, nel luogo degli schiamazzi politici, gli
attori, comici e non, impreparati per il voto inatteso, cercano un’uscita di
sicurezza e s’inventano ruoli inusuali e diversi.
Tullio, lettore attento e curioso, ricordava ora una lettura
[1]di
Carroll che, da giovane, aveva letto e riletto. Un libro non solo per bimbi,
come molti ritenevano, nel quale le regole comuni venivano ribaltate con
paradossi e non sensi, ma pure per gli uomini, buffoni o seri che fossero nella
vita.
Giunto a casa decide così che domani avrebbe festeggiato il
suo non compleanno, sorridendo tra sé nel pensiero.
La politica violata, pensava, non è forse anche questo
spadroneggiare che calpesta volutamente da troppo tempo le innumerevoli parole
amiche, dolci e preziose? Quanti Humpty Dumpty abbiamo colpevolmente tollerato
tra di noi?
Preso dal sonno, si addormenta quasi subito. Vicino a lui
Barbara leggeva serena i suoi libri preferiti, diversi da tutti gli altri
conosciuti.
gieffe
[1] -… Quando io uso una parola, disse Humpty Dumpty con un certo sdegno,
quella significa
ciò che io voglio che
significhi, né più né meno.
- La questione è, disse Alice, se lei può
costringere le parole a significare così tante cose diverse.
- La questione è,
replicò Humpty Dumpty, chi è che comanda, ecco tutto.
Lewis Carroll, “Attraverso lo
Specchio”-

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