Il Centralismo democratico ingentilito
La politica, in un giorno qualsiasi, ci sceglie
in modo diverso e quasi mai non ci
abbandona.
Il Presente largo straripava in ogni direzione,
inglobava elementi residui del ‘900; esondava nel vicino futuro, trascinando
con sé una fiumana di essenze, di passioni, incerti nella direzione intrapresa.
Gli uomini con razionalità e sentimento costruiscono i loro sentieri, con affanni, conflitti e serenità: soffrono e gioiscono, quando le mutazioni prendono corpo e forma.
Gli uomini con razionalità e sentimento costruiscono i loro sentieri, con affanni, conflitti e serenità: soffrono e gioiscono, quando le mutazioni prendono corpo e forma.
Il centralismo democratico che E. Berlinguer
illustrava nella pubblicazione del 1977 Austerità..[1] rilevava
l’importanza del confronto dialettico nel Pci, il suo partito, e “la non ammissibilità delle
correnti e delle fazioni, nella piena libertà di opinione e di proposta.”
Davanti a difformità di pensiero, affermava, si può scegliere di votare, e la
proposta che risulta maggioritaria “diventa la posizione di tutto il partito e
tutti, quindi, sono tenuti a rispettarla e ad applicarla.. salvo sempre il
diritto di conservare la propria opinione” e di riproporla nelle sedi previste
dallo statuto.
Forse, in questa stagione, nel Pd, contaminato
da culture diverse, ci sarebbe bisogno di un centralismo attenuato, ingentilito,
per evitare le sciagure del risentimento e delle fratture. Ciò aiuterebbe a
interpretare le imprevedibili dinamiche sociali con più attenzione e a tenere
sotto controllo le ambizioni e le partigianerie sempre latenti.
In un’intervista, rilasciata a Taboola nel
2012, il filosofo e studioso G. Sasso
dichiarava che il Segretario Machiavelli “pretenderebbe che gli uomini politici fossero completamente diversi da
come sono oggi” di avere “una maturità e un dominio assolutamente
eccezionali, poiché nell’ambito della sua esperienza politica “questo è il regno più drammatico
dell’esperienza umana, quello in cui si corre in ogni momento il rischio di
essere travolti. Se ci si abbandona alle lusinghe del potere, trasformando in personale
vantaggio la potenza della politica, si passa dalla tragedia alla farsa.”
Ora, indubbiamente, c’è urgente necessità di conoscere il nuovo e per noi inesplorato terreno nel quale si esercita il governo della cosa pubblica. Con gli uomini in moto, diversi tra loro, uniti, tuttavia, nel viaggio che ci turba e affascina.
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