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domenica 16 agosto 2009

SINISTRA E LIBERTA'

Terminate le elezioni e i suoi riti...


Terminate le elezioni e i suoi riti, i diversi candidati ai municipi hanno trovato o ritrovato la stessa casa. Alcuni tra gli sconfitti con sofferenza apparente hanno traslocato nei così detti enti di secondo grado, altri sono stati promossi dal voto e felici hanno iniziato la loro avventura di pubblici amministratori. Solo certuni sono ancora in attesa di un qualche incarico per affermare che anche loro contano e sono importanti. Così avviene in entrambi gli schieramenti. Nella politica amministrativa dei sindaci e degli assessori sembra che valga solo questo: essere dentro i luoghi delle istituzioni, naturalmente a ben governare. Soltanto una ristretta minoranza si pone il problema di una politica diversa, fatta di trasparenza, di etica condivisa, di servizio alla città e al Paese e di presenza nei territori.

In questa estate adriese gli specialisti dell’effimero estivo, godereccio apparente, si muovono con disinvoltura e sicurezza ora che Bobo dall’alto dello scranno consiliare può dare buoni consigli in una materia a lui ben nota. Nel frattempo alcuni cittadini sfortunati attendono da tempo che i rumori siano messi sotto controllo dalle destre al potere, visto la fulminea partenza del nuovo sindaco. Così i residenti di via Carducci sperano molto in una viabilità amichevole, non tossica e pericolosa. Risponderà mai qualcuno a questa richiesta? La democrazia attende, così come i precari, i senza lavoro, i cassaintegrati, sballottati da una parte all’altra nelle diverse stanze dei poteri.
Nelle piazze e nelle vie l’opposizione consiliare timidamente si organizza e chiede conto del primo nuovo assunto in Comune, depositando un’elaborata e dotta interrogazione. Nel frattempo lavoratori di aziende in grave difficoltà boccheggiano, si tormentano aspettando salari che non arrivano, guardano preoccupati il loro immediato futuro di cittadini e lottano con il loro sindacato in difesa del lavoro minacciato.
Il Paese, logorato dalla crisi economica, subisce le vicende grottesche del governo squinternato che offende e minaccia le libertà dei cittadini. I territori “pacificati,” dopo lo scontro elettorale, fingono di ignorare tutto ciò e i “comunisti” diventano sovente interlocutori in alleanze di poteri locali diffusi, enti utili e inutili. Così scompare dal vocabolario l’emergenza democratica, proclamata alla vigilia del voto amministrativo con enfasi solenne nelle cronache dei giornali.
Tra i media solo qualche testaa giornalistica difende con forza il diritto di parola di noi tutti e le televisioni normalizzate, eccetto qualcuna, fingono d’ignorare d’essere ormai diventate cassa di risonanza, sopratutto quando non parlano, di un potere bulimico, divoratore di cose e di pensieri. Solo libere parole viaggiano ancora ostinatamente nelle coscienze di molti e si organizzano. Fanno rumore, aiutano chi non sa più riconoscere il proprio Paese, i propri luoghi, le persone dimenticate nelle politiche compromissorie ed arrendevoli e riempiono le speranze di noi tutti .

A settembre SINISTRA E LIBERTA’ cercherà una strada, un percorso lungo il quale portare i cittadini a riappropriarsi delle loro libertà e dignità perdute. E’ un invito a tutti a partecipare.






Giovanni Ferro

lunedì 27 luglio 2009

Adria - Proposta politica

Adria – Proposta politica





La città in queste settimane sta conoscendo una pulizia profonda contaminante e manda in visibilio alcune decine di curiosi spettatori e il blog di Biasioli, sostenitore della Destra. BB ( sindaco) è un commerciante nato e sa bene quanto importante siano l’immagine e l’apparenza, quindi canale pulito, barchette che si spostano lungo le rive, trattori in movimento. Il tecnico comunale geom. V. cestina intanto il suo piano di lavoro ormai invecchiato davanti a tanto furore del suo Conduttore massimo.
L’opposizione aspetta le prime mosse della nuova Amministrazione e s’interroga su come organizzare la riscossa. Qualche astuto consigliere esamina le carte in attesa delle prime delibere di Giunta.
Le Minoranze, si sa, svolgono il loro nobile ruolo di controllo, in quanto elette dai cittadini e sperano di ben operare e di portare le loro proposte alla pubblica attenzione.

Elaborato il lutto della sconfitta, sarà necessario che si ricominci a pensare alle alleanze possibili nel territorio comunale. Non solo i partiti che hanno ottenuto una rappresentanza consiliare, IDV e PD, ma tutti coloro che hanno votato contro il Centro Destra, associazioni e movimenti compresi, sono chiamati a dare il loro apporto per svolgere quel ruolo che la democrazia affida loro. E’ ormai accertato da molti che l’autosufficienza del PD è stata uno degli elementi della perdita di consensi, non solo nel nostro Comune. La domanda è se ci sarà la volontà e l’intelligenza politica di iniziare un nuovo tragitto, organizzando momenti comuni di riflessione ed elaborazione per un’opposizione articolata, sociale, non settaria all’attuale alleanza. Diversamente assisteremo allo sparpagliamento di voci, all’esaltazione delle diverse formazioni politiche, ad una miniconcorrenza su chi è più bravo e convincente nell’aggredire l’avversario, il quale sarà certo accorto a rimanere coeso e unito, anche al di là delle apparenze. Giocare politicamente insieme significa invece valorizzare le singole peculiarità nelle diversità ovvie che ci possono essere, non dimenticando che la politica ha come suo obiettivo il bene collettivo.

Sarebbe logico aspettarsi che fosse il PD o l’IDV a promuovere quest’azione politica, anche se è lecito dubitare del primo, occupato nella preparazione del congresso e condizionato dalle vecchie e nuove appartenenze, tutte in movimento.

I cittadini che non hanno dato il loro consenso a Bobo aspettano che la democrazia svolga il suo ruolo e dispieghi la sua forza senza distrazioni. Per questo c’è bisogno di tutti.



Nel vasto territorio provinciale, lontano dagli sguardi delle cittadinanze, i partiti del Centro e della Sinistra stanno dando ancora una volta pessimo esempio di come organizzare la governabilità, mettendo al primo posto le storie individuali di alcuni e dimenticando l’interesse generale.



Giovanni Ferro

venerdì 17 luglio 2009

Adria, luna di miele

Cronache adriesi


La luna di miele è un magico periodo della coppia innamorata; segue il matrimonio consumato con passione. Così in politica si definiscono i giorni di governo degli eletti, anche quando sono sindaci; momento magico che non dura molto, dove tutto o quasi è perdonato. E’ una luna di miele che chiude la spazio temporale del conflitto, dei colpi bassi, delle arguzie e delle cantonate.
Nel territorio adriese il nuovo sindaco professa subito disinvoltura apparente, si muove come prima, non ostenta, per ora, i poteri conferitogli dal voto e, come un normale cittadino, si muove tra la gente. Lancia alcuni messaggi tranquillizzanti per alcuni: “Niente ronde, difesa del lavoro, città più pulita”. Nel primo venerdì d’estate riceve, però uno sberleffo dal suo fidato Bonamico di Adria Shopping, il quale, con l’aiuto del direttore di un quotidiano locale, aveva pensato bene di fare ancora propaganda elettorale per il Centro Destra, dimenticando che B.B. aveva solennemente affermato essere sindaco di tutti i cittadini, compresi quelli dell’opposizione. Le scuse poi sono puntualmente arrivate. Un primo fuoco amico in questo mese di luglio.
I sindaci tutti, all’inizio del loro mandato amministrativo, si presentano ecumenici, dichiarano che ascolteranno tutti i cittadini, senza distinzione alcuna: per questo osano affermare di essere i rappresentanti di tutti. E’ un gioco di parole che nasconde qualche piccola bugia. In realtà sono stati eletti in uno schieramento con programmi diversi e sostenuti da partiti e movimenti che non coincidono con quelli usciti sconfitti dalle urne. La democrazia prevede per l’appunto le alternanze e il controllo sulla politica amministrativa da parte della minoranza, la quale si avvale dello spazio attribuitogli dalle leggi per riaffermare un suo progetto di governabilità.
Il sindaco quindi dovrà sì ascoltare i suoi cittadini e non solo loro, ma quando cercherà poi dare una risposta ovviamente si atterrà alla collegialità della sua Giunta e dei partiti che la sostengono.

L’elaborazione della sconfitta è sempre un processo doloroso e complesso. I partiti che hanno perso queste elezioni, qui ad Adria, possono essere credibili a se stessi e agli elettori nell’analisi del voto? E’ una domanda che ci si deve porre. Quasi certamente non sentiremo annunciare dimissioni nei partiti affondati, né altre dichiarazioni, se non quelle di qualche assessore sperduto nelle confusioni che s’intrecciano nel PD, partito incompiuto.
Le piccole e mediocri diatribe sulle responsabilità politiche amministrative non meritano approfondimenti poiché molto è già stato detto e poi sarebbe impietoso mettere a nudo la gravi e prolungate incapacità nel leggere il territorio. Sarà necessario nel prossimo futuro, a mente sgombra, affrontare la questione, poiché interessa tutta l’opposizione e i suoi elettori.
Nell’attesa del prossimo Consiglio C. registriamo senza stupore il silenzio sul carbone pulito, mentre il partito dell’IDV medita se accettare la presidenza nella futura assemblea cittadina. Nelle stanze dei poteri locali la nuova alleanza della destra poliedrica prepara la sua squadra con sofferenza e rancori e si prepara al suo debutto estivo guidata dal suo Massimo conduttore.

9 luglio 2009
g.f.

martedì 14 luglio 2009

Ballottaggio

Caro Giovanni
come tu ben sai la retorica è, nell'intenzione, l'arte della persuasione, mai espressione di una verità. Se poi "...la maggior parte degli uomini non intendono tali cose, quanti in esse s'imbattono, e neppure apprendendole le conoscono, pur se ad essi sembra"(Eraclito), è ovvio che anche la persuasione, cioè la retorica come sintassi, articolazione e modo del discorso, non implichi, necessariamente, la correttezza del linguaggio. Il vero problema sembrerebbe essere, oltre alla barbarie che ha investito il senso filologico e culturale delle parole, sconvolgendone il naturale decorso grammaticale o semantico, l'idea di base radicata nel tessuto sociale per cui il senso delle cose, (che non sono le parole), non sta nell'azione, ma nelle possibilità di giustificare l'azione stessa. L'undicesimo comandamento, principio massmediologico degli ultimi 20 anni, recita: si è fatto da sè, se può lui, potrò anch'io. Il farsi individuale esprime il connubio di potere e possibilità come un bene collettivo a cui non sfugge neanche l'ultimo degli imbecilli. Ed è proprio l'enfatizzazione di questa forza, la possibilità come potere, che si è radicata nel tessuto sociale a tutti i livelli, grazie alla semplicità del suo messaggio, al fatto di non essere soggetta a nessuna regola e, soprattutto, perchè non implica nessuna tèchne , non sono richieste specifiche capacità o competenze. Tradotto in termini politici locali sarebbe troppo complicato identificarsi in persone per cui l'erudizione latino-letteraria, la conoscenza della lingua italiana, e non solo, la riservatezza e la discrezione dei modi, il gusto per l'arte, l'amore per la cultura, la competenza amministartiva ed economica, sono le determinazioni necessarie, non facoltative, per affrontare un ruolo politico, qualunque esso sia. Meglio affidarsi alla mediocrità, perchè ciò che veramente importa è avere sempre l'ultima parola, anche se è quella sbagliata!
Paola Callegaro

domenica 5 luglio 2009

luglio

Alla ricerca del tempo vissuto.

Il tempo e il suo dispiegarsi ci accompagna nella nostra quotidiana avventura che è la vita. Lo misuriamo stupiti da bambini e da ragazzi. Ci appare immenso, illimitato, quasi che il nostro futuro appartenga ad altri. Consolidiamo certezze, esercitiamo la partecipazione democratica inconsapevoli; maturiamo esperienze di vita comune: nelle aule scolastiche, nelle associazioni diverse, nelle piazze e nei luoghi di lavoro e delle contaminazioni costruttive. La democrazia l’apprendiamo così, fin da piccoli.

La gioventù ci sorprende affascinante e mutevole, complicata e gioiosa insieme. Stare con la propria “tribù” è confortevole e appagante, ci aiuta a districarci nei trabocchetti che la vita ci riserva e le passioni per il mondo che sta davanti ci attraggono inesorabilmente, di qualunque natura esse siano.

La politica è questo immergersi nella socialità per capire dove il mondo si dirige e che cosa sono io nell’universo umano. Come mutarlo, migliorarlo, renderlo più giusto è la domanda che ognuno di noi si pone poiché le mutazioni non si fermano mai e solo con il reciproco aiuto e unendo le proprie forze è possibile evitare i pericoli che incombono da tutte le parti.

Il tempo perduto nella seconda metà del Novecento, imprigionato dalle ideologie forzate e dalla divisone del mondo in due, ci impone oggi un’accelerazione per ritrovare quello che non abbiamo potuto assaporare: una democrazia matura, consapevole del ruolo fondante dell’alternanza, della piena legittimazione dell’altro e del ruolo essenziale della minoranza nei governi della cosa pubblica. La sintassi che volutamente viene usata nelle sfide elettorali, non solo è impregnata di termini aggressivi, mutuati dal linguaggio militare e guerresco, ma porta con sé ancora i vocaboli abusati del periodo delle forti contrapposizioni, comunisti e fascisti, per citare i più comuni.

In questo stallo del pensiero le Sinistre recitano ancora come se il mondo non fosse mutato rapidamente e ripropongono pedissequamente le argomentazione abusate, condite con programmi spesso generici e con riferimenti poco comprensibili per le nuove e vecchie generazioni. Sono timorose nell’affrontare le nuove domande che provengono da tante parti e che riguardano il presente e il prossimo futuro: la globalizzazione e il suo mercato, le migrazioni di popoli e le conseguenze che queste implicano, il nuovo stato sociale. Soprattutto faticano ad ascoltare i cittadini elettori, anche quando questi “sbagliano” o chiedono ciò che a loro sembra sconveniente, per esempio, più sicurezza. I loro rappresentanti appaiono a molti elettori vuote e retoriche figure, recitanti uno stesso canovaccio al quale loro stessi non credono più. L’opposizione dipietrista macina apparenti consensi che nascono da stati di confusione diffusi e da sincere preoccupazioni per le sorti del nostro Paese. Le Destre, ammucchiate in ordine sparso nell’harem godereccio del loro quasi profeta, procedono a colpi di maggioranza in Parlamento, mettendo in sofferenza la democrazia conquistata faticosamente dagli italiani.

Il partito bifronte di Franceschini e Bersani, soddisfatto del voto, non si comprende il perché, s’incammina verso il congresso per magnificare un’improbabile armonia e una nuova linea politica. Nessuno tra loro riconosce che il PD è oggi un soggetto sostanzialmente federato più che unito, diviso sui grandi temi etici, con una diversa visione del mondo, non sempre opposta. Perché voler unire ciò che estremamente difficile tenere insieme, rinunciando a ciò che più è sentito dalle due parti, quella cattolica e quella d’ispirazione socialista? E lasciamo perdere Obama e l’esperienza dei democratici americani, rimaniamo qui in Europa e cerchiamo le nostre radici nella storia di questo continente; proviamo a ricominciare da qui, dall’esperienza delle grandi socialdemocrazie europee e dalle forze liberali più aperte e democratiche.

Terminati i ballottaggi con vecchi e nuovi eletti, nel partito trasversale degli amministratori, sindaci e assessori, si scatena la gara di chi andrà a ricoprire questo o quell’incarico. Chi non c’è la fatta si guarda attorno per trovare qualcuno potente che lo faccia migrare presso una nuova occupazione e allora, se tutto andrà in porto, s’occuperà di qualche consorzio o ente inutile. I più accaniti con sincero candore si “rendono disponibili” a ripetere l’esperienza politica, ignari dello stupore di chi, i cittadini innanzitutto, predicano il rinnovamento della classe di governo.

Nelle pubbliche vie le cronache attendono curiose le indiscrezioni trapelate da fonti disparate nell’attesa degli eventi decisivi. Così nascono le Amministrazioni locali. Fa notizia chi veramente decide di non ricandidarsi e qualcuno sussurra :”Sarà vero, sarà proprio così?”. I finti abbandoni dalla politica attiva abbondano nei territori del nostro Paese.

Giovanni Ferro

lunedì 29 giugno 2009

una maglia

Indossare una maglia verde smeraldo…



Indossare una maglia verde smeraldo e passeggiare per la città oggi potrebbe essere qualcosa in più di una semplice scelta estetica. Potrebbe ricordare a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che c'è una rivoluzione in corso, in Iran, una rivoluzione per il diritto alla democrazia; vera, fisica, fatta da uomini e donne che vogliono scoprire il pensiero, oltre che il viso. Dando uno sguardo al nostro vissuto storico del '900, la storia contemporanea a cavallo tra le due guerre ci consegnò un'Italia con una debole tradizione democratica. Il fascismo inglobava le categorie sociali in ruoli precisi ed utilizzava la violenza fisica come strumento di persuasione e di obbedienza. Le donne erano mogli e madri; chiuse nelle case lavoravano e figliavano: i maschi soldati per il regime, le femmine...per fare altri figli. A fianco della dittatura fascista la chiesa cattolica manteneva, complice l'analfabetismo generale, la supremazia delle coscienze, attraverso lo strumento della liturgia religiosa che controllava ogni momento dell'esistenza individuale. Ogni progetto di tipo liberale, ad esempio l'impiego delle donne nello sport o nell'arte, veniva accuratamente ostacolato. Alla fine degli anni '50 la gerarchia cattolica si schierava contro i periodici femminili colpevoli di sostituire, con la rubrica posta del cuore, i confessionali, dando vita a nuove relazioni in cui l'utenza femminile si liberava di pene e presunti peccati amorosi senza dover espiare la colpa attraverso la penitenza. Il concetto stesso di sessualità cominciava quella lenta e progressiva evoluzione, ancora in corso, che avrebbe avuto, come obiettivo, l'affrancamento dal concetto di peccato.
Piccoli passi, tutti occidentali, attraverso i quali, le donne, tra mille contraddizioni di cui oggi si trova traccia in ogni dove, riconquistavano l'anima, da secoli da s.Paolo scrupolosamente negata. Quella stessa anima che secondo Vito Mancuso (L'anima e il suo destino) altro non è che la coscienza e i suoi infiniti livelli di consapevolezza. Se ogni relazione contiene in sè una parte di compromesso, allora spetta alla coscienza (anima) stabilirne l'utilità e la sua o meno accettazione. Ritornando all'Iran, assale il dubbio che, mentre le donne italiane si dilettano in canti e balli, riconsegnando l'anima (coscienza) alla custodia di s. Paolo, le ragazze iraniane, armate di passione civile e palloncini verdi, chiedano il riscatto della loro, di anima, attraverso la rivendicazione dei più universali dei diritti, come la legittimità dell'espressione del pensiero e della libertà di scelta. E' l'anima di un popolo che, come sostiene Mancuso, viene dal mondo, dal sentire del corpo "...il corpo e l'anima sono della medesima sostanza; il corpo è sostanza sotto forma di materia, l'anima è energia dello stato libero." Entrambi vogliono bene e giustizia.
Riconsegnando la speculazione teologica al servizio del bene dell'umanità ricordiamo a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che sarebbe opportuno rivedere la nostra storia recente; riconsiderare il fatto che il sistema democratico potrebbe essere messo in discussione da qualsiasi forma di potere eversivo più o meno istituzionalizzato e che magari sarebbe il caso di acquistare una maglia verde e ridare a questo colore un significato più nobile, in sintonia con la magnificenza della Natura in cui è dominante, giusto per dire agli iraniani e alle iraniane in lotta quanto anche noi siamo parte dell'anima del mondo.

Paola Callegaro

mercoledì 10 giugno 2009

Ballottaggio ADRIA


In questo periodo le forze contrapposte cercano ovviamente di mettere in evidenza i pregi della propria coalizione, sminuendo l’avversario di turno. Capita a volte di esagerare nella foga combattiva, sprecando termini, confondendo parole o semplicemente sbagliando bersaglio. Nell’eccitazione del quasi raggiunto successo il candidato Barbuiani, in un volantino, afferma che questa Giunta è “oscurantista”. Forse nella fretta ha dimenticato di consultare il dizionario che definisce il termine: “opposizione sistematica al progresso e alla diffusione della cultura”. Per un aspirante sindaco, credo, si tratti di uno scivolone dovuto alla stanchezza, a meno che nel Partito della Libertà sia concesso di stravolgere il significato dei termini. Forse l’oscurantismo si sentirà offeso da simile trattamento. Alla Giunta Lodo, alla quale appartengo, non si può certo imputare di aver trascurato la cultura e il progresso nel nostro Comune.
A Bobo B. consiglio di farsi aiutare nella stesura dei testi, poiché le parole, se maltrattate, diventano dispettose e possono anche vendicarsi.
Giovanni Ferro