Contributo segnalatomi -
TERRA TERRA di Marina Forti
dal Manifesto
1 luglio 2011
Chiudere le centrali elettriche a carbone negli Stati uniti «potrebbe essere più facile di quello che sembra», scrive Lester Brown, fondatore del Earth Policy Institute di Washington, nell'ultimo articolo messo sul suo sito web. «Nonostante una campagna, generosamente finanziata dall'industria, per promuovere il «carbone pulito», gli americani si stanno rivoltando contro il carbone», nota Brown, e riferisce come negli ultimi anni si sia rafforzato «un movimento contro la costruzione di nuove centrali a carbone» negli Stati uniti. All'inizio sono stati alcuni casi locali di resistenza, ma è «presto diventata un'ondata nazionale di opposizione da parte di gruppi ambientali, per la salute, di agricoltori e di comunità locali». Interessante: non è il tipo di notizia che i grandi media ci riferiscono spesso da oltre oceano. E un rapporto compilato dal Sierra Club, una delle più grandi e note organizzazioni ambientaliste statunitensi, dà ragione a Brown: sul suo sito tiene un elenco aggiornato delle centrali a carbone del paese e risulta che dal 2000 a oggi 152 impianti sono stati chiusi o bocciati.
Il punto di svolta in quella che Brown chiama «la guerra del carbone» è avvenuto nel giugno del 2007, quando la Florida Public Services Commission (la commissione statale che valuta e approva impianti di servizio pubblico) ha rifiutato di concedere la licenza a una grande centrale elettrica a carbone - un impianto da 1.960 megawatt, 5,7 miliardi di dollari di investimento - perché l'azienda interessata non è riuscita a dimostrare che costruire quell'impianto era più economico che investire in efficienza, conservazione dell'energia e in energie rinnovabili (come sostenevano invece gli avvocati di EarthJustice, organizzazione di giuristi ambientalisti). Questa sconfitta «dati economici alla mano», insieme alle manifestazioni pubbliche di protesta contro nuove centrali a carbone in Florida, hanno fatto sì che dopo la prima altre quattro imprese ritirassero la propria richiesta di licenza. Poco dopo il movimento ha registrato una vittoria a Wall Street: su pressione di un'altra organizzazione ambientale, il Rainforest Action Network, nel febbraio 2008 quattro importanti banche d'investimento (Morgan Stanley, Citi, J.P. Morgan Chase e Bank of America) hanno annunciato che presteranno denaro per centrali a carbone solo se le aziende sapranno dimostrare che è economicamente redditizio alla luce dei maggiori costi dovuti alle future restrizioni federali sulle emissioni di gas di serra. L'estate scorsa le stesse banche (più Wells Fargo) hanno annunciato che non finanzieranno più l'estrazione di carbone a cielo aperto (il cosiddetto mountaintop removal, «scoperchiare la cima della montagna»), anche questo su pressione del Rainforest Action Network - e di alcune importanti battaglie che hanno coinvolto ampi movimenti locali.
Altre difficoltà per gli impianti a carbone sorgono a causa dei reflui, uno dei grandi rpoblemi irrisolti di questa industria energetica: che fare delle ceneri risultanti dalla combustione, oggi accumulate in 194 discariche e 161 vasche di contenimento in 47 stati Usa: sono ceneri piene di arsenico, piombo, mercurio e altre sostanze tossiche; l'Ente federale di protezione ambientale (Epa) ha individuato 98 siti che stanno contaminando le falde acquifere, e una nuova raffica di normative di sicurezza è in arrivo. «Ora che gli Stati uniti hanno in effetti una quasi moratoria de facto sulla licenza di nuove centrali a carbone, diversi gruppi ambientali stanno cominciando a fare campagna per la chiusura di quelle esistenti», conclude Brown - segue un elenco di impianti di cui è prevista la chiususa a breve. Del resto, fa notare, se gli altri 49 stati Usa portassero la propria efficienza energetica al livello dello stato di New York, l'energia risparmiata basterebbe a rendere inutile l'80% delle centrali alimentate a carbone in tutti gli Usa.
sabato 2 luglio 2011
giovedì 30 giugno 2011
FIERA DELLE VANITA'
O passioni umane, o quanta vanità nelle cose!
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TRASPARENZA -
In questa estate adriese i pugnaci sostenitori della lista Bobo si sono ingrippati, coniugando nelle strade stancamente il vocabolo dell’amore. Sono convinti che la nostra città non appartenga al Paese che cambia, che muta.
Trai i tifosi certificati, uno in particolare è balzato alla cronaca locale: il capogruppo del sindaco B, Lucchiari. Stordito dal testosterone politico, costui ha pensato bene di ripresentare il vocabolo tanto caro alla mitica Venere, ritenendo che ciò potesse avere ancora effetto sugli elettori, disincantati dopo il voto nazionale. Illuso.
A Valliera, invece, il rude Santarato, si esercita nel web, praticando le buone maniere, ora che è diventato Presidente dell’Assemblea Consiliare e cinguetta, come può, su fb.
Al mattino, davanti allo specchio, promette di mutare il profilo che si è ritagliato negli anni. Impresa faticosa, secondo gli amici più intimi. e, inorgoglito dei voti ricevuti, si tuffa soddisfatto nei regolamenti comunali.
Il tempo delle chiacchiere e delle promesse è terminato. Occorrono i fatti, i numeri scritti nel bilancio comunale.
La trasparenza inizia da qui.
lunedì 20 giugno 2011
IL CONFINE -
E’ iniziata una stagione nuova -
Il mese dei referendum ci ha regalato sorrisi e inaspettate meraviglie. La gente, stanca dei soprusi patiti e delle arroganze diffuse dal tamdem Bossi-Berlusconi, ha ritrovato il confine oltre il quale non si poteva andare, pena la perdita della memoria e della dignità individuale.
Le parole si sono spaventate e incazzate per questo possibile evento: essere cioè ridicolizzate e confinate in un oblio senza fine. Hanno deciso così di far straparlare gli autori di tale scempio, utilizzando risorse innumerevoli che solo loro possiedono. La rete del web, le immagini raccontate, le gentilezze donate e le giuste indignazioni argomentate le hanno catapultate negli spazi impensabili del genere umano. Altro che “al mare” come voleva Berlu e il compare sedicente padano. E’ proprio il nord, infatti, che punisce questi tracotanti oltraggiatori della parola.
Nei territori polesani il vento che rinnova ha trovato ostacoli petulanti nel pd, che prima chiede le primarie, ad Adria, poi le inabissa senza imbarazzo alcuno.
A Rovigo, invece, le estromette quasi subito, nonostante la forte richiesta dei suoi elettori. Imbalsamato, dopo la sconfitta, non si scompone dalle dichiarazioni del suo candidato Frigato, il quale afferma che rifarebbe lo stesso percorso, se dovesse ripetere l’elezione: cioè perdere ancora. Che dire! Ogni commento sembra superfluo.
In realtà, coloro che reggono le sorti di questo partito polesano appartengono ad una fauna politica non classificabile. Non sanno vedere il mondo attorno a sé, anzi lo confondono con la parte oscura della loro timorosa coscienza, chiusa, refrattaria alle mutazioni in atto nel nostro Paese.
Nutrono scarsa fiducia nei loro elettori e in quelli della coalizione del centro sinistra. Per questo non hanno saputo conquistare il consenso dei cittadini, increduli di tanta ottusità.
Il declino delle Destre nazionali ha trovato impreparato il sindaco Bobo, indaffarato a preparare la pietanza amministrativa. Agognava una vittoria trionfante, a tutto campo; si è trovato invece stritolato in un cambiamento epocale. Lui e il suo tutore stratega Mainardi. Costui, com’è noto, non è molto portato per la storia locale e per non sbagliare ripete la solita frase banale e ridicola dei ”trent’anni di malefatte della sinistra ad Adria". Non sa dire altro. Naturalmente adora vantarsi delle vittorie polesane, quasi fossero tutte merito suo e alle quali solo lui crede.
Il nostro sindaco ripetente, emozionato per la prova d’appello, credeva così che un mondo nuovo fosse alle porte per sorreggerlo nella nuova fatica. Si dice che ignorasse quello che stava accadendo nel Paese sfibrato e impoverito dal binomio Berl-Bossi. Nessuno dei suoi ragazzotti lo aveva informato dello tsunami in arrivo, forse per insipienza o tenerezza nei suo riguardi.
I referendum hanno poi bussato anche alla sua porta e milioni di cittadini, di giovani e ragazze chiedono ora il conto di questo lungo periodo di menzogne.
Gli rimane la piccola schiera dei suoi tifosi, alcuni per passione, altri per interesse.
E’ iniziata una stagione nuova anche da noi.
gieffe
gieffe
sabato 4 giugno 2011
Il soffio del rinnovamento
L’esito del voto amministrativo ha segnato nel Paese una straordinaria spinta al cambiamento. Inaspettata nella sua estensione e forza. Il centro-sinistra ha saputo così raccogliere attorno a sé speranze e voglia di partecipazione, sconfiggendo le Destre che predicano ancora le favole tristi della violenza e delle paure.
Il soffio del rinnovamento, arrivato fino a Trieste, dove poi s’è fermato, ha sorvolato, capriccioso, la pianura polesana, quasi ignorandola.
Così nelle due maggiori città della provincia, Adria e Rovigo, il vento mite della politica che attrae non ha travato spazio adeguato nei partiti che dovevano accoglierlo. Incredibili lentezze hanno impedito, qui da noi, i rinnovamenti annunciati e attesi da tempo.
Il tandem Bossi – Berlusconi, dissacratori della parola, è stato punito severamente dalle cittadinanze dell’Italia intera, gioiose di aver ritrovato il sorriso nelle piazze e nelle strade delle città, abbellite da colori diversi e le volgarità si sono subito rimpicciolite, rattrappite, come da tempo s’attendeva.
Dal voto espresso il 15 e 16 maggio, possiamo senza dubbio affermare che le Primarie sono diventate, nei fatti, gli strumenti della fattiva partecipazione dei cittadini per la scelta delle candidature; di contaminazione feconda con la totalità degli elettori.
Scaturisce da ciò la necessità e l’urgenza di proseguire nel percorso ricostruttivo della Sinistra nelle sue diverse articolazioni, senza perdersi in chiacchiere inutili e ripetitive.
L’elezione ci ha insegnato questo. Dobbiamo tutti riconoscerlo.
Ora ci attendono i referendum e su questo appuntamento bisognerà molto impegnarci.
Gieffe
martedì 10 maggio 2011
I fioretti di maggio -
Il mese di maggio s’accompagna ai fioretti e alle promesse sofferte: per questo le serate appaiono migliori di quelle che sono.
La politica impreparata litiga con se stessa nel mese del voto amministrativo. Non sa più cosa raccontare perché tutto è stato già detto e ripetuto: promesse, bugie, finti duelli verbali, rancori declinati con sincera convinzione e altro ancora.
Bisogna allora cercare d’uscire da questo indecoroso via vai di vuote parole, scaraventate nelle piazze o spedite in cartoline colorate nelle cassette di posta.
Ritrovare la forza che ci permette di riconoscerci nella nostra naturale fragilità ci aiuta a comprendere meglio i nostri vicini e lontani che passano, arrivano, si fermano e mutano. Com’è giusto che sia.
Nella città commissariata, la Destra locale arruola liste di cittadini illusi dalle luci delle apparenze mediatiche, profuse copiosamente in questi decenni dal padrone sciamano del nostro Paese.
Il cinquantenne adriese Bobo, precocemente invecchiato dopo la sua indecorosa figura a palazzo Tassoni, non s’accorge delle crepe vistose che stanno da tempo minando la politica disperata del potere berlusconiano. Spera di sopravvivere, anche lui, come Bellotti, al naufragio del mondo luccicante e angosciante di un vecchio sperduto nell’animo.
Con i suoi fedeli e inconsapevoli sostenitori, Barbuiani mette una pezza sul declino inevitabile della sua disaggregata compagine, lasciandosi così cullare dalle scorribande del pensiero. Non sa immaginare, però, il suo futuro.
Nella Piazza a Rovigo, Vendola racconta come bonificare i miasmi della politica nazionale, invitandoci a volare alto per abbracciare un’umanità bisognosa di solidarietà e fratellanza. Esultano i giovanissimi che lo ascoltano e così tutti gli altri accorsi per l’occasione. Sorride il candidato Nalin con i suoi e con l’Idv alleato.
L’eco di quelle parole, sempre nuove e inaspettate, giunge fino a noi sul Canal Bianco, lungo Corso Garibaldi, presso Ponte Castello, accarezzando i campanili e la civica Torre.
Gli scommettitori della sfida elettorale abbandonano per alcuni minuti le loro quotidiane conversazioni e si meravigliano assai.
Dentro le osterie, nei luoghi all’aperto, i giovani ascoltano una musica nuova, di speranza e di lotta.
E si compiacciono festosi.
gi effe
venerdì 22 aprile 2011
II Centro Sinistra riunito
Completate le liste con i candidati al Consiglio Comunale, i partiti adriesi, con le loro propaggini civiche, provano a misurarsi sui programmi confezionati per l’occasione. Impegno assai gravoso, farsesco in alcuni casi.
Il candidato delle Destre inconsapevoli dichiara nel sogno mattutino: “Farò quello che mi piace, che più mi aggrada, dopo il voto ricevuto.” Senza ombra di dubbio, pensava ad alta voce. Applausi scroscianti nella camera da letto.
S’attende di vincere Bobo recidivo, figurante convinto nelle file del vecchietto di Arcore. I listini graziosi, ingaggiati dai proconsoli locali e perfino regionali, sperano nella vittoria per incassare gratitudini e sorrisi. S’accontentano di poco. Per ora.
La Destra locale tenta, infatti, di dribblare se stessa e i disastri del suo governo nazionale: il lavoro sottratto, la precarietà garantita e ingigantita, l’attacco all’istruzione pubblica e alle Istituzioni del Paese.
Ci aspettiamo che la vincibile armata di Mainardi, con i sui subalterni, sussurri qualcosa, poiché i guai di noi tutti derivano essenzialmente dal governo che non c’è, inabissato dalle vicende processuali del suo Bombone Sparone Pestafracassone, detto Cesare da sui amici.
Il Centro Sinistra, dopo tanto vagabondare, ha deciso di volersi bene, inaugurando nella città una nuova stagione d’attenzioni, di riflessioni e sorprese. Si è tuffato così nell’impresa di costruire una nuova e diversa governabilità. Con trasparenza, ascoltando gli elettori tutti; con sobrietà, senza promesse fasulle.
L’impegno di Sel, nuova formazione della Sinistra che c’è, è quindi rivolta a realizzare quelle parti significative, presenti nel programma comune: tra queste il lavoro innanzitutto. Senza il quale la vita s’impoverisce, diventa sommamente precaria, la rende succube ai poteri dispotici ed oppressivi, corrodendo lentamente le coscienze individuali.
Costruire un osservatorio che sappia monitorare l’occupazione che si perde, che viene cancellata e, nello stesso tempo, trovare le strade necessarie per arginare la disoccupazione è fondamentale per i nostri cittadini, per i giovani e le ragazze che cercano il primo impiego, per quelli che sono imprigionati nelle precarietà.
Così altrettanto importante è dare concretamente supporti economici a chi il lavoro è stato sottratto. Anche questo è possibile, attraverso pratiche attente, attingendo risorse dal bilancio municipale e rifuggendo dalle facili elargizioni a pioggia. Chiamare poi a raccolta le famiglie per ascoltarle e spiegare loro il senso di questa nostra scelta, significa offrire una politica trasparente, solidale, rispettosa dei diritti e doveri di cittadinanza.
Altro ancora va realizzato e nel programma della coalizione viene indicato un itinerario da percorrere con altri soggetti pubblici e privati per creare nuova occupazione.
Bambini ed anziani, va ricordato, sono altresì risorse disponibili per fare bella la convivenza, per rendere gioiosa la vita che sorride e che illumina il nostro comune divenire.
Per questo occorre prestare la massima attenzione nei loro confronti, poiché noi ne avremo bisogno nel nostro domani vicino.
Giovanni Ferro
Sel
Il candidato delle Destre inconsapevoli dichiara nel sogno mattutino: “Farò quello che mi piace, che più mi aggrada, dopo il voto ricevuto.” Senza ombra di dubbio, pensava ad alta voce. Applausi scroscianti nella camera da letto.
S’attende di vincere Bobo recidivo, figurante convinto nelle file del vecchietto di Arcore. I listini graziosi, ingaggiati dai proconsoli locali e perfino regionali, sperano nella vittoria per incassare gratitudini e sorrisi. S’accontentano di poco. Per ora.
La Destra locale tenta, infatti, di dribblare se stessa e i disastri del suo governo nazionale: il lavoro sottratto, la precarietà garantita e ingigantita, l’attacco all’istruzione pubblica e alle Istituzioni del Paese.
Ci aspettiamo che la vincibile armata di Mainardi, con i sui subalterni, sussurri qualcosa, poiché i guai di noi tutti derivano essenzialmente dal governo che non c’è, inabissato dalle vicende processuali del suo Bombone Sparone Pestafracassone, detto Cesare da sui amici.
Il Centro Sinistra, dopo tanto vagabondare, ha deciso di volersi bene, inaugurando nella città una nuova stagione d’attenzioni, di riflessioni e sorprese. Si è tuffato così nell’impresa di costruire una nuova e diversa governabilità. Con trasparenza, ascoltando gli elettori tutti; con sobrietà, senza promesse fasulle.
L’impegno di Sel, nuova formazione della Sinistra che c’è, è quindi rivolta a realizzare quelle parti significative, presenti nel programma comune: tra queste il lavoro innanzitutto. Senza il quale la vita s’impoverisce, diventa sommamente precaria, la rende succube ai poteri dispotici ed oppressivi, corrodendo lentamente le coscienze individuali.
Costruire un osservatorio che sappia monitorare l’occupazione che si perde, che viene cancellata e, nello stesso tempo, trovare le strade necessarie per arginare la disoccupazione è fondamentale per i nostri cittadini, per i giovani e le ragazze che cercano il primo impiego, per quelli che sono imprigionati nelle precarietà.
Così altrettanto importante è dare concretamente supporti economici a chi il lavoro è stato sottratto. Anche questo è possibile, attraverso pratiche attente, attingendo risorse dal bilancio municipale e rifuggendo dalle facili elargizioni a pioggia. Chiamare poi a raccolta le famiglie per ascoltarle e spiegare loro il senso di questa nostra scelta, significa offrire una politica trasparente, solidale, rispettosa dei diritti e doveri di cittadinanza.
Altro ancora va realizzato e nel programma della coalizione viene indicato un itinerario da percorrere con altri soggetti pubblici e privati per creare nuova occupazione.
Bambini ed anziani, va ricordato, sono altresì risorse disponibili per fare bella la convivenza, per rendere gioiosa la vita che sorride e che illumina il nostro comune divenire.
Per questo occorre prestare la massima attenzione nei loro confronti, poiché noi ne avremo bisogno nel nostro domani vicino.
Giovanni Ferro
Sel
mercoledì 6 aprile 2011
ADRIA: RIVIERA MATTEOTTI
pubblicata da Giovanni Ferro il giorno martedì 5 aprile 2011 alle ore 8.35
Marzo ventoso, imprevedibile e sorridente, ci ha donato alla fine una speranza concreta: quella della ricomposizione del Centro-Sinistra adriese.
Non sono mancate tribolazioni e smarcamenti dal percorso indicato dalla politica che ragiona, che si ostina a pensare i cambiamenti possibili nel nostro territorio comunale.
Sel è nata per questo: per avviare una ricomposizione della Sinistra che sappia dialogare con il Centro. Con i cittadini spossati e frastornati dalla politica ostinatamente refrattaria alle mutazioni che scorrono dentro e fuori di noi. Sconfiggere gli egoismi irriducibili, le diffuse sfiducie è quindi compito che ci riguarda. Inevitabilmente.
Portare alla luce le ragioni della convivenza cittadina può oggi sembrare impresa immane, in questo finale di partita berlusconiana. Ognuno di noi sa che, pur nella diversa articolazione del pensiero e delle differenti visioni della vita, c’è uno spazio fantasioso e comune nel quale la competizione per fare bene le cose può esercitarsi nell’interesse di tutti. La democrazia per questo ci aiuta ad essere migliori, se l’accettiamo pienamente, se non la pieghiamo ai nostri più truffaldini pensieri. La nostra Costituzione ci può molto aiutare nel cammino che dovremo pur fare.
La nostra città anche questo ci chiede ora.
Presso il ponte Castello, appollaiato in uno striminzito stanzino, il candidato volonteroso attende che qualcuno s’affacci per portare buone notizie: un’adesione convinta, una promessa, un lampo di luce programmatico. Coltiva le sue speranze, giocherellando con i numeri bizzarri e precari dell’elezione di maggio. S’affaccia alla porta per scrutare il movimento del quotidiano passeggio e collauda così i suoi sogni.
Più in basso il candidato diverso, Bobo, finge ancora d’essere piacente alla schiera dei giovani più che adolescenti e, indifferente, organizza le solite cene, quasi in sordina. Non è noto il suo pensiero profondo, abissale. Naviga a vista, ripetendo parole consumate e capricciose, che spesso gli si rivoltano contro per la banalità di come vengono usate.
Altri competitori per la poltrona di sindaco, stupiti, sono ancora indaffarati a cercare una sede, a convincersi d’essere stati designati da qualcuno.
Solo D’Angelo, della Lega spaccona, sembra rinato dopo la sua caduta leggera, e finge d’ignorare le politiche insane del suo governo nazionale: non sa spiegarsi, per esempio, il perché dello slittamento del voto referendario. Così gli italiani saranno chiamati alle urne il 15 e il 16 maggio per le elezioni amministrative, il 29 e il 30 per gli eventuali ballottaggi e infine il 12-13 giugno per i referendum.
Un mese di passione disumana. Uno spreco di danaro pubblico superiore ai 400 milioni di euro. Inaccettabile, specialmente in tempo di crisi.
Bravissimi Bossi e Maroni nel coniugare il federalismo costoso: pagato con i soldi dei contribuenti.
Lungo la Riviera Matteotti, il candidato del Centro Sinistra, Paolo Ruzza, lavora per costruire una forte coalizione che duri e porti benefici per tutti. Nella chiarezza e trasparenza.
Giovanni Ferro
Sel Adria
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