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venerdì 29 maggio 2009

SCHIERAMENTI – Il Centro e la Sinistra

Un furgoncino colorato con sorrisi stampati e ripetuti percorre da giorni i territori comunali, vagabonda confuso nelle frazioni, sosta nei luoghi dell’intrattenimento, smista curiosi fogliettini di diversa misura. Le parole scritte non si leggono quasi mai, troppo piccoli i caratteri, tortuosa e presuntuosa la sintassi; prevalgono invece le facce sorridenti dei candidati al Consiglio. Alcuni sono invecchiati dentro il palazzo municipale, altri sconosciuti a molti. Tutti invocano il nostro voto e, come se non bastasse, promettono di venirci a trovare con minuscoli bigliettini con il loro nome stampato.

Le parole possono decidere di scomparire, quando sono strattonate, sbeffeggiate: per questo si ribellano, rimpiccioliscono, tirano simpatici scherzetti alla politica.

Nelle case e nelle pubbliche vie i telefonini annunciano l’arrivo di alcuni fonemi e l’invito al voto democratico: “Votami, sarò il tuo consigliere!”. I giovani democratici organizzano aperitivi all’aperto, cercando ognuno di conquistare l’elettore e sorridono pure loro, coniugando il vocabolario per l’occasione. Qualcuno inciampa sulla lotta di classe, non sa se davvero è finita, come vorrebbe il deputato del PD Colaninno. Altri, fra i più colti e smaliziati della piazza, propongono semplicemente “conflitto tra ceti sociali”; non ci possono essere quindi ritorni al passato, all’odio tra il padrone e l’operaio: si festeggi allora la nuova armonia conflittuale.

Gli strateghi osservano il camioncino da fuori; ogni tanto il candidato si osserva furtivamente nella foto ingrandita e riflette soddisfatto. Lo impensieriscono le turbolenze diverse dentro e fuori la sua alleanza. Lo sorregge la ferrea convinzione di essere il migliore e di saper aggiustare tutto con piccoli richiami, qualche telefonata e convincenti incoraggiamenti.

Gli alleati minori provano ad alzare il volume delle loro parole e tuonano e agitano il pensiero in comizi divertenti. I socialisti impettiti fanno bella mostra sopra il palco ufficiale, scudieri talentuosi del nuovo soggetto politico; osano affermare che il Sindaco e alcuni assessori non riscuotevano più della loro approvazione: ecco un esempio luminoso di chiarezza politica! Forse qualcuno nell’alleanza non lo sapeva ancora, meglio essere chiari, avrà pensato il segretario.

Nella frazione di B. la propaganda chiama a raccolta i militanti, gli affezionati, coloro che sperano in qualche cosa, i dubbiosi e gli scettici. Le Consulte si esaltano in quest’occasione, dimenticano i crucci passati, sfidano l’avversario politico, chiunque esso sia. “Poneteci domande, formulate proposte, siamo qui per soddisfare i vostri bisogni”, recita un pieghevole indirizzato ai cittadini consumatori. Il prodotto della politica sembra in tal modo ingentilirsi e mutua dall’accattivante messaggio pubblicitario, il quale aggiunge a volte la frase “soddisfatti o rimborsati”. Chissà come saranno rimborsati i cittadini delusi per ciò che non hanno avuto, si chiede qualcuno.

E’ notte e il furgoncino si mette a riposo, sempre allegro e contento. Domani lo aspetta una giornata campale. Ora può solo sognare la vittoria finale.

g.f.

DUE AFORISMI

Socialisti

I socialisti, sopravissuti alle traversie del Novecento, vivono una diaspora infinita, capricciosa, non si sa mai dove trovarli. Alcuni sono diventati accaniti difensori della Destra arrogante; altri si sono accasati nel nuovo soggetto politico del PD e partecipano come possono alla sua costruzione; altri ancora infine viaggiano da soli, generali senza alcun soldato, nella pianura della politica stressata.

Nei bar gli anziani ricordano Pietro Nenni e Riccardo Lombardi e s’interrogano.

NEGOZIANTI

Nelle pubbliche vie animatori delle politiche locali passeggiano lentamente lungo il Corso. Si scambiano parole, concetti; soprattutto disegnano scenari futuri, programmano fragili alleanze, soppesano i voti che verranno. Ognuno scommette su qualcuno o qualcosa.

In luoghi appartati negozianti consumati trattano, a nostra insaputa, i nostri futuri destini di cittadini.

Ludovico A.

martedì 19 maggio 2009

Destra

SCHIERAMENTI – LA DESTRA

Maggio

Le cronache locali fotografano gli schieramenti maggiori con i rispettivi alleati, schierati uno di fronte all’altro. Ognuno si fa forte delle proprie “artiglierie”, recitando un copione già noto: Adria “città morta, bisognosa d’aiuto e di cure particolari, ” recita da tempo la Destra. L’assessore regionale Coppola rimprovera sapientemente questa maggioranza e la sua Giunta di non aver sottoposto nulla d’interessante, d’affascinante, degno di nota al governatore Galan. Non c’è fantasia al potere, manca il tocco di originalità che sprigiona dal governo serenissimo. Straparlare è diventata una moda nel partito ecumenico dell’imperatore; nessuno ci fa più caso.

Il “cinquantino” B.B., cresciuto nei venerdì d’estate, socialista da lungo tempo, così dicono alcuni assessori, s’avventura nello spazio delle politiche amministrative, accompagnato da tutori e proconsoli polesani: quale migliore garanzia per il candidato a sindaco. Pensa così di farcela, spalleggiato dalla sua armata, esercito variegato sotto le insegne del simbolo libertario. Non ha forse dimostrato le sue doti nel ruolo di presidente dell’associazione “Adria S." nel gestire l’effimero estivo delle Giunte passate? Quanti complimenti e attestati ricevuti da sindaci e assessori. Sempre in prima fila a presentare, a condurre le serate, a manifestare attenzione verso la città, premurosa di cure e suggerimenti che generosamente egli elargiva, senza alcun interesse personale e con grande competenza.

I suoi caporali e sostenitori lo incoraggiano con forza, lo invitano a studiare, preparando cartelline zeppe d’appunti, di riassunti su ciò che dovrà pur dire all’elettorato disincantato e malizioso: lavoro, ambiente, viabilità, parcheggi, etc.

Il programma, si sa, è una specie di Bibbia per la sfida e tutti devono conoscerlo un pochettino. L’esperienza, come ben sanno i politici consumati, viene in soccorso, quando si esauriscono gli argomenti studiati e i ricordi di ieri prepotentemente ritornano e il candidato accorto ripete, senza saperlo, la vecchia lezione. Per questo cittadini timorosi ed accaniti tifosi invocano il politico consumato, sapiente, che fa vincere, dicono insieme in coro.

Nella Destra locale s’accalcano figure multiformi, d’idee e orientamenti diversi e perfino opposti: leghisti, cattolici fedeli ed interpreti del pensiero della Curia, credenti e laici aperti alla multietnicità, come Obama, e ostinatamente difensori della purezza italiota. Il pensiero unico guida l’alleanza per abbattere l’avversario irriducibile nella figura dell’intramontabile Spinello e non ammette discussioni sulle strategie: tutti sono impegnati a recitare lo stesso canovaccio.

Nell’età della democrazia svagata e sospesa Mainardi e compagni sperano nella vittoria, confortati da sondaggi del voto nazionale.

I vescovi protestano diplomaticamente contro i respingimenti in Libia della sofferente umanità, nello stesso momento in cui il Presidente del Consiglio rivendica a sé, non a Maroni, il merito dell’impresa. La vita e la sua tutela in Africa, culla di noi tutti, valgono ben poco nel nostro mondo che, in breve tempo, ha perso la memoria dei grandi processi migratori in altri spazi vicini e lontani.

g.f.

domenica 10 maggio 2009

Quesiti

Quattro quesiti



La campagna elettorale dispiega la sua resistibile potenza contrapponendo le diverse coalizioni e alcuni liberi solisti, RC e IDV per citare i più blasonati. Le scaramucce avvengono tra alleati di ieri, sia nel centro sinistra che nel centro destra. I competitori delle liste “minori”, in caso di ballottaggio, hanno già fatto un pensierino con chi apparentarsi per unirsi poi in matrimonio. Se le nozze saranno sontuose dipenderà dal risultato, da quanti elettori daranno loro il voto. Per adesso “sparano” con i loro archibugi e le parole strapazzate volano impazzite nell’aria rimbalzando di qua e di là, sfiorando qualche “autorevolecandidato.

Nelle piazze si commenta le transumanze, i passaggi da una parte all’altra: c’è l’attivista della Lega che s’innamora della lista civica, il socialista pluridecorato che è sicuro di dare il suo apporto indispensabile al PD, l’indipendente che ambisce a dare lustro ai partiti delle libertà.

Nelle pubbliche dichiarazioni alle gazzette locali qualche assessore si dimostra indignato verso l’ex alleato, altri tuonano sottovoce contro tutti e cercano casa presso qualche comitato elettorale.

La Destra con il suo Centro prepara le sue uscite nel territorio e coniuga il suo linguaggio apparentemente rassicurante, ma inquietante nell’evocare le paure. Alla Santa Messa molti applaudono le parole ecumeniche di speranza e di accoglienza, mentre nella piazza antistante la Lega festeggia il rimpatrio forzato di migranti africani. Senza turbamenti apparenti nessuno di quell’elettorato si scompone, nessuna reazione del candidato, dei partecipanti alla sagra elettorale.



L’ambiente è la grande passione del momento, nessuno si sottrae alla sua beatificazione. Le piogge abbondanti ci ricordano la fragilità e la forza del nostro pianeta. Tutti uniti i candidati nell’era del carbone pulito e della CO2 della centrale polesana; solo qualche voce sussurra di essere fermamente contrario.

In via Carducci cittadini da tempo chiedono il senso unico di marcia per sottrarsi alle polveri sottili, ai rumori assordanti, per una maggior sicurezza stradale:si chiama minimizzare il rischio, diminuire il disagio pericoloso, invadente. Chiedono un nuovo piano del traffico, non sembra una richiesta impossibile da attuarsi. Questo è un primo quesito ai nostri competitori. Così in via Brollo per fermare un inutile carosello d’autovetture di chi, non residente, transita lungo quel percorso sfociando poi in via Badini.

Il terzo quesito riguarda Riviera Roma, dall’incrocio con via Carducci fino a quello con via Marani. Isola pedonale per tutti chiedono molti nostri concittadini. Chissà quale grave sacrificio sarà poi per il commercio lasciare libero un francobollo di spazio. La paura del fare ignora senza saperlo i diritti di cittadinanza.

Infine il quarto quesito riguarda i cantieri navali "Vittoria", accerchiati ormai da abitazioni nella nuova zona residenziale e nella parte più vicina all’attività produttiva, la sua compatibilità con il territorio urbano che dovrà essere attentamente valutata da chi governerà la Città.

E’ bene ricordare che il diritto alla salute e al benessere psicofisico è sancito dalla Costituzione e deve essere per questo fortemente tutelato.


Consegnati i nomi nelle liste elettorali, terminata la corsa contro il tempo, gli apparati si preparano a fronteggiarsi, chi con tiri mancini, chi più seriamente in aperti duelli. Il lessico usato ricorda sempre il mondo militare e in questo si esagera sempre, anche se la gente non sempre gradisce questi scenari guerreschi che poi spesso finiscono a pane e salame.

Giovanni Ferro

domenica 3 maggio 2009

LE CRONACHE SONO COME PASTICCINI FRESCHI

MAGGIO



Le cronache sono come pasticcini freschi, si mangiano bene nelle prime ore del mattino; alla sera sono quasi indigeste, solo qualche ritardatario prova ancora piacere ad assaporarle. Durano infatti solo il tempo necessario per essere digerite e metabolizzate. Così le notizie locali vivono la loro vita nell’arco di poche ore. Rimangono nel ricordo le più curiose o quelle più dolorose che ci ricordano la precarietà dell’essere.
Nella campagna elettorale, termine alquanto roboante e militaresco, i cronisti sono chiamati a dare prova di equilibrio tra i diversi contendenti e per questo si sentono molto partecipi; alcuni, senza nasconderlo, tifano per l’uno o per l’altro schieramento e non se ne accorgono quasi mai, preoccupati di essere imparziali. Si distraggono nell’ascoltare le ragioni del candidato e della sua corte e portano notizie fresche a qualche militante impegnato nella corsa elettorale. Possiamo dubitare della genuinità del loro testo orale? Le parole, come è noto, volano e non si sa dove poi arrivano. Qualcuno le raccoglie un po’ logorate e sfilacciate nel piccolo cortile della competizione partitica.
Nelle abitazioni, mescolate alla normale pubblicità, arrivano “cartoline” colorate, invitanti a votare il personaggio sorridente, padre di famiglia con figli, sempre prodigo e attento al bene comune, ex consigliere di qualcosa, con lungo o breve curricolo. E’ una prosa incredibile che ancora trova spazio nella competizione elettorale. L’analisi del testo evidenzierebbe incongruità sfacciate, pietose bugie. Nessuno ovviamente si sottrae a questo esercizio; ciascuno prova ad abbellire il pieghevole che il postino ci farà recapitare.
Ci sono poi i grandi faccioni che appaiono agli incroci stradali, nelle piazze, nelle viuzze strette del centro storico, benevoli e sorridenti per ricordarci, nel caso che ci fossimo scordati, che loro sono sfidanti, contendenti, ed è per questo che hanno bisogno del nostro voto.
I postini impazziscono in questi mesi di democrazia partecipata, scaraventano chili di posta nelle striminzite cassette, troppo piccole, a volte, per tanto materiale. Lavorano lieti i tipografi e gli addetti alla comunicazione: volontari di partito, amici dei volontari, consiglieri comunali uscenti e qualche assessore, e in quest’occasione si aprono sedi per evidenziare la potenza organizzativa e comunicativa dei competitori.

Nel nostro Comune, con grande gioia degli elettori, s’aprono le prime scaramucce tra il PD e il PDL. Il primo irride lo sfidante BB, che sta per Barbuiani o Bobo, e lo presenta come una figura minore, imposta dall’alto da qualcuno che conta, si potrebbe aggiungere che non aggrega l’intera coalizione; il secondo ribatte sulla “vetustà” del trascinatore S., Spinello per i distratti, logoro navigatore nell’Amministrazione adriese, con risultati negli anni alquanto deludenti. Per i suoi tifosi, primi fra tutti i pochi socialisti rimasti e qualche altro pittoresco personaggio, egli rappresenta la competenza certificata da anni di sedute consiliari. Gli elettori perplessi si guardano attoniti e attendono che altri riscaldino i loro cuori e possano in tal modo rendere più interessante la sfida elettorale. E’ il loro voto che deciderà, sono loro i veri protagonisti. Per questo ci sono i “minori” che scalpitano per avere un posto nel Consiglio che verrà. Nell’Italia dei Campanili e delle Signorie c’è posto per tanti e per tutti, basta uno sforzo moderato per sottoscrivere le liste, variopinte nei nomi.
Nella democrazia ognuno porta il suo dono per gli altri e ne è fiero. I giovani precari e gli anziani pensionati si ritrovano insieme a festeggiare amaramente l’anno 2009.


Giovanni Ferro

martedì 21 aprile 2009

IL CANDIDATO

Nel mese d’aprile il candidato..

Nel mese d’aprile il candidato si guarda allo specchio e prova le diverse pose per il fotografo ufficiale: con gli occhiali, sempre con il sorriso, mai essere serio, vestito sportivo o con giacca e cravatta. Un po’ narcisista, come tanti professionisti della politica, affina questa sua capacità di mostrarsi in primo piano, come per dire “Eccomi sono qui per un progetto speciale, per un nuovo patto con la città”. Il vecchio non lo ricorda più, sepolto dalle tante inutili chiacchiere; anzi ripete cose già dette, mentre nei bar della città si festeggia la vittoria dell’Inter.

In questo mese si raccolgono le firme per la presentazione delle liste elettorali dei diversi partiti e liste civiche. Miscellanee d’individui volonterosi spinti a candidarsi per ragioni perfino opposte: chi per divertimento e per vedersi stampato sui cartelloni elettorali, chi per amore di squadra, altri per interesse conclamato. E’ il momento delle mutazioni, dei passaggi di casacca, dei finti corteggiamenti e delle inossidabili riconferme. Alcuni tra la gente irridono questo e quello, concorrenti prima, coniugati poi in un matrimonio da consumarsi a giugno. L’amore vero non si sa quanto durerà nella politica delle transizioni e dei mutamenti. Il gran partito della libertà suona le sue fanfare e istruisce alcuni giovani ad essere precocemente “anziani”, simili alle vecchie e sapienti gerarchie. Altri, davanti al bar principale, ripetono da mesi la stessa litania: quanti voti prendiamo di qua, quanti di là. Sulla strada principale graziose fanciulle passeggiano indifferenti …

Nei recinti dell’agone politico ci si osserva con curiosità e il partito di Centro si specchia nelle vetrine dei negozi, sicuro di esistere. Il Centro-Sinistra si riscopre ancora strabico: un occhio da questa parte, un altro dall’altra come i camaleonti colorati e inneggia alla politica e alla sua professionalità. La Destra bulimica, mai sazia, si affida alle fortune del logo e del suo fragoroso inventore. Tutti gli altri rimasti giocherellano con liste di quasi candidati. Nelle cronache locali appaiono nuovi e strani personaggi che parlano di tutto e di più, pronti ad aiutare chi andrà al ballottaggio futuro. Naturalmente ognuno dei grandi competitori affermerà che vincerà al primo turno e questo abusato canovaccio serve per ringalluzzire i comitati elettorali, i sostenitori, i fedelissimi più incalliti. Dove trovare più attaccamento disinteressato nelle vicende elettorali? Mostrarsi forti e temibili è una grande e straordinaria strategia, soprattutto innovativa. I “minori” sussurrano con forza “Andremo sicuramente al ballottaggio, votateci dunque, siamo il nuovo”.

Ci sono poi a sinistra gli ostinati del simbolo catartico, unica salvezza; come la coperta di Linus non lo vogliono lasciare, temono di perdere un’identità smarrita, fagocitata dalla storia del Novecento. Naufraghi in un mare vasto e sconfinato non osano tracciare nuove rotte in una vana attesa di approdare in un lido che non c’è. Altri invece provano a ridisegnare il futuro alla ricerca di un’umanità perduta nell’età della globalizzazione contaminante.

Il candidato gioisce quando può misurare la sua popolarità nel trafiletto della stampa locale, specie se riportata nella locandina quotidiana. Le sue vuote e ripetute affermazioni scompaiono quando il suo nome viene citato in grassetto, quando arruola nella lista elettorale un nome di spicco, un personaggio curioso o di un altro partito. Si preoccupa dei concorrenti politici, senza mai farlo sapere, anzi ostenta nella piazza una sorridente e scaramantica sicurezza. Ciò dovrebbe tranquillizzare chi per lui si mobilità e i pochi alleati minori.

Alla sera, prima di dormire, con pochi intimi ripassa gli eventi della giornata pensando al domani e un magone lo prende allo stomaco. La gioia vera richiede fatica e tensioni e lui sa che è così. Domani arriverà qualche “grande” a magnificare le sue doti, a mettere il timbro sulla qualità del prodotto e ciò accrescerà il suo Io davanti alla platea dei cittadini votanti. Con i suoi potrà così sorridere un po’ e mangiare sereno nella prossima cena elettorale.

Giovanni Ferro

giovedì 2 aprile 2009

RELATIVISMO POLITICO

Secondo

I piccoli poteri gongolano alle scadenze elettorali, disegnano scenari ammiccanti, si esaltano nelle righe della cronaca locale. Vocaboli abusati piroettano impazziti negli spazi delle abituali comunicazioni, farfugliano qualcosa di poco comprensibile mentre la gente s’interroga sulle nuove difficoltà della vita.

Ludovico A.

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Relativismo politico


Il Paese s’appresta al voto europeo e amministrativo in un contesto di gravissima crisi economica: licenziamenti, cassa integrazione, lavoro precario. Cala la produzione in tutti i settori produttivi e nello stesso terziario. Il governo ci mette del suo e “licenzia” migliaia di insegnanti e di personale non docente; rende stabile la precarietà del lavoro e della vita delle nuove generazioni. La globalizzazione produce anche questo e chi ne esaltava i valori deve adesso ricredersi.
In questo contesto andremo al voto “terremotati” dall’esito delle ultime elezioni politiche, soprattutto a sinistra. Lo stesso Pd non è indenne da questo mutamento poiché l’elettorato non ha affatto gradito le ultime scelte compiute dal suo gruppo dirigente. Il progetto ambizioso di costruire una forza politica “riformista”, composta da ex democristiani ed ex comunisti, sembra non aver convinto molti, visto i risultati elettorali nelle diverse competizioni amministrative.
Archiviata l’esperienza dell’ “Arcobaleno”, si cerca con la lista europea “SINISTRA e LIBERTA” di dare visibilità alla sinistra che progetta poiché in questo contesto non si può rimanere fermi o impacciati davanti ai mutamenti in atto. Partecipare quindi al voto europeo è importante, ma non decisivo. Un buon risultato incoraggerebbe certamente tutti quegli elettori che si sentono delusi dalla politica, alieni nel loro Paese.

Le elezioni amministrative vanno invece considerate diversamente essendo sfide locali, soggette quindi alle diversità e peculiarità territoriali: non è fondamentale essere presenti. Le molteplici “Associazioni per la Sinistra” che si stanno formando in tutto il Paese non devono essere distratte dal loro obiettivo: quello di riunire le diverse componenti in un partito. Non potranno tuttavia rimanere "assenti" in queste competizioni che si svolgeranno nei territori e dovranno, a mio avviso, considerare le loro possibili azioni politiche in un contesto articolato e vario.Il PD cerca con fatica di trovare una sua configurazione nello scenario politico italiano, impreparato a simili mutamenti. Dovrà intrecciare le storie diverse delle due componenti maggiori, senza perdere ciò che di buono c’era prima nelle loro aspirazioni e nei loro ideali. E’ sicuro che pure le furbizie e le meschinità degli uomini troveranno certamente il loro spazio nella nuova formazione partitica.
Diverso discorso si pone per la dimensione laica e religiosa che va ben oltre la classica formula “Libera Chiesa in libero Stato” poiché le appartenenze alle due diverse “fedi” risentono ancora dello scontro ideologico del Novecento tra il comunismo e il cattolicesimo. La ricerca di un equilibrio che soddisfi entrambe le parti diventa impresa ardua poiché la Chiesa ritiene di doversi sempre più occupare, in questo millennio, dei destini temporali degli uomini: la vita, la morte, la sessualità, solo per citare i più significativi. Le indicazioni di voto, sempre suggestive, tracciano un presunto scenario elettorale, disegnando una mappa di chi sale e di chi si ferma o scende. Questo appassiona gli addetti ai lavori, i funzionari di partito, la stampa e altri ancora. Si scava poco sul perché degli spostamenti del voto, si tentano analisi elementari e si rimane solo alla superficie di un fenomeno ancora inesplorato.



Da noi, nel nostro Comune, piccoli vocaboli viaggiano ripetuti nelle vie della città e lungo il Corso e sono gli attori consumati da una politica lontana spesso dalla gente: professionisti vengono chiamati. Altri seguono le indicazioni “del partito che non c’è”, evaporato nell’ultimo scorcio del Novecento e tutti organizzano piccole “tribù”, luoghi di appartenenza per presentarsi alle prossime elezioni. Le cronache raccontano queste vicende un po’ noiose, cercando l’indiscrezione, la notizia ad effetto. In casa PD l’assessorato alla felicità ricorda vagamente il personaggio televisivo “Cetto Laqualunque” prodigo di buone e gioiose promesse. In tempi così tristi non bisogna certo trascurare il sorriso, i luoghi dello svago e allora per spumeggiare si può giocare con parole ridondanti che aggiungono qualcosa di nuovo ai passatempi che ancora non conosciamo. Non possiamo ora sapere quanto gli elettori apprezzeranno questa scelta.
Nelle formazioni della sinistra nascono piccoli e precari accordi elettorali per le sfide del voto. Dopo ciascuno continuerà la sua strada: gli irriducibili da una parte, gli altri, vogliosi di ritentare l’unificazione della Sinistra, dall’altra.

Nella Curia Romana il termine relativismo etico indica un atteggiamento non coerente, ondivago con i principi della fede cattolica, da condannare fermamente. Nel governo locale si sta affermando un concetto analogo: essere indifferenti alle possibili alleanze, poiché una può sostituire un’altra. Nessuno si scompone più di tanto. Il partito di RC può benissimo essere sostituito dall’UDC e viceversa.

Cadute le ideologie, i partiti tutti hanno perso la loro “sacralità” e una secolarizzazione è da tempo in atto anche nell’ambito politico. Le diversità vanno cercate altrove poiché nell’oscurità nella quale tutti siamo immersi “tutte le vacche ci appaiono scure”. In questa transizione, nella quale i partiti del Novecento sono diventati scatole vuote, prevalgono le “tribù”, le piccole consorterie, le aggregazioni occasionali. Ritrovare ciò che separa, che distingue gli uni dagli altri è un’operazione indispensabile per riportare la piena democrazia nel nostro Paese e per uscire “a riveder le stelle”.





Giovanni Ferro