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lunedì 29 giugno 2009

una maglia

Indossare una maglia verde smeraldo…



Indossare una maglia verde smeraldo e passeggiare per la città oggi potrebbe essere qualcosa in più di una semplice scelta estetica. Potrebbe ricordare a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che c'è una rivoluzione in corso, in Iran, una rivoluzione per il diritto alla democrazia; vera, fisica, fatta da uomini e donne che vogliono scoprire il pensiero, oltre che il viso. Dando uno sguardo al nostro vissuto storico del '900, la storia contemporanea a cavallo tra le due guerre ci consegnò un'Italia con una debole tradizione democratica. Il fascismo inglobava le categorie sociali in ruoli precisi ed utilizzava la violenza fisica come strumento di persuasione e di obbedienza. Le donne erano mogli e madri; chiuse nelle case lavoravano e figliavano: i maschi soldati per il regime, le femmine...per fare altri figli. A fianco della dittatura fascista la chiesa cattolica manteneva, complice l'analfabetismo generale, la supremazia delle coscienze, attraverso lo strumento della liturgia religiosa che controllava ogni momento dell'esistenza individuale. Ogni progetto di tipo liberale, ad esempio l'impiego delle donne nello sport o nell'arte, veniva accuratamente ostacolato. Alla fine degli anni '50 la gerarchia cattolica si schierava contro i periodici femminili colpevoli di sostituire, con la rubrica posta del cuore, i confessionali, dando vita a nuove relazioni in cui l'utenza femminile si liberava di pene e presunti peccati amorosi senza dover espiare la colpa attraverso la penitenza. Il concetto stesso di sessualità cominciava quella lenta e progressiva evoluzione, ancora in corso, che avrebbe avuto, come obiettivo, l'affrancamento dal concetto di peccato.
Piccoli passi, tutti occidentali, attraverso i quali, le donne, tra mille contraddizioni di cui oggi si trova traccia in ogni dove, riconquistavano l'anima, da secoli da s.Paolo scrupolosamente negata. Quella stessa anima che secondo Vito Mancuso (L'anima e il suo destino) altro non è che la coscienza e i suoi infiniti livelli di consapevolezza. Se ogni relazione contiene in sè una parte di compromesso, allora spetta alla coscienza (anima) stabilirne l'utilità e la sua o meno accettazione. Ritornando all'Iran, assale il dubbio che, mentre le donne italiane si dilettano in canti e balli, riconsegnando l'anima (coscienza) alla custodia di s. Paolo, le ragazze iraniane, armate di passione civile e palloncini verdi, chiedano il riscatto della loro, di anima, attraverso la rivendicazione dei più universali dei diritti, come la legittimità dell'espressione del pensiero e della libertà di scelta. E' l'anima di un popolo che, come sostiene Mancuso, viene dal mondo, dal sentire del corpo "...il corpo e l'anima sono della medesima sostanza; il corpo è sostanza sotto forma di materia, l'anima è energia dello stato libero." Entrambi vogliono bene e giustizia.
Riconsegnando la speculazione teologica al servizio del bene dell'umanità ricordiamo a questa spensierata e chiassosa noncuranza popolare che sarebbe opportuno rivedere la nostra storia recente; riconsiderare il fatto che il sistema democratico potrebbe essere messo in discussione da qualsiasi forma di potere eversivo più o meno istituzionalizzato e che magari sarebbe il caso di acquistare una maglia verde e ridare a questo colore un significato più nobile, in sintonia con la magnificenza della Natura in cui è dominante, giusto per dire agli iraniani e alle iraniane in lotta quanto anche noi siamo parte dell'anima del mondo.

Paola Callegaro

mercoledì 10 giugno 2009

Ballottaggio ADRIA


In questo periodo le forze contrapposte cercano ovviamente di mettere in evidenza i pregi della propria coalizione, sminuendo l’avversario di turno. Capita a volte di esagerare nella foga combattiva, sprecando termini, confondendo parole o semplicemente sbagliando bersaglio. Nell’eccitazione del quasi raggiunto successo il candidato Barbuiani, in un volantino, afferma che questa Giunta è “oscurantista”. Forse nella fretta ha dimenticato di consultare il dizionario che definisce il termine: “opposizione sistematica al progresso e alla diffusione della cultura”. Per un aspirante sindaco, credo, si tratti di uno scivolone dovuto alla stanchezza, a meno che nel Partito della Libertà sia concesso di stravolgere il significato dei termini. Forse l’oscurantismo si sentirà offeso da simile trattamento. Alla Giunta Lodo, alla quale appartengo, non si può certo imputare di aver trascurato la cultura e il progresso nel nostro Comune.
A Bobo B. consiglio di farsi aiutare nella stesura dei testi, poiché le parole, se maltrattate, diventano dispettose e possono anche vendicarsi.
Giovanni Ferro

GIUGNO

C’è sempre un rischio d’onnipotenza

C’è sempre un rischio d’onnipotenza in chi gestisce il potere anche se piccolo, insignificante e temporaneo: di esagerare oltre misura nelle umane relazioni, procurandosi in tal modo intensi piaceri e godere nel dominare gli altri.
Per questo il candidato BB lascia libere di andare nelle pubbliche dichiarazioni le sue espressioni verbali, apparentemente contraddittorie sul carbone buono e pulito e nella libertà estrema osa azzerare le sue gerarchie di partito, rivendicando un potere temporaneo: quello dello sfidante. Questo atteggiamento sarebbe stupefacente se fosse il disegno spiazzante organizzato dalla sua coalizione e lui l’interprete. Invece, per noi amanti della democrazia partecipata, ci sembra solo la fotocopia di un’improvvisazione, di un tentativo maldestro di esibirsi nell’arena politica. Lo sa bene l’altro sfidante GSP che, con facilità estrema, lo ha ripetutamente infilzato, mettendone in evidenza le crepe vistose della sua compagine e del suo ruolo leggermente “anarchico”, quasi egli fosse un cantore fuori dal coro di Galan, tifoso del carbone di Polesine Camerini. Bobo ci racconta invece quanto dannoso sia questo “fumo pulito” della centrale e del Governatore non se ne preoccupa per niente: sommo esempio di libertà nel partito che la esibisce frequentemente.
La Destra non sa infatti cogliere appieno queste marcate sfumature nella sua alleanza e conta molto invece sulla simbologia del logo con gli alleati di sempre; sulle debolezze del progetto democratico, un mix di diverse sensibilità politiche, alcune delle quali decisamente inopportune e precarie e sulla cesura con le “sinistre” sparpagliate. Il suo candidato è un’icona dell’estate, effimera, passeggera, evanescente e alcuni suoi sostenitori alleati impreparati che giocano in questa estate elettorale, eccitati dal blog di Biasioli.
Nei caroselli cittadini le “bandierine” delle liste solitarie o accompagnate si mescolano nelle caselle postali dei cittadini, increduli di tanta grazia comunicativa, e ciascuno cerca nei pubblici elenchi i nomi di parenti, amici e conoscenti, scoprendo con stupore che un ex capogruppo di sinistra va a braccetto con l’omone della destra. Un assessore in carica inorridisce di tanta disinvoltura e non vuol capire che il Paese è mutato da tempo.
Il potere incarnato nel candidato S. non dispera di governare ancora, quando gli si chiede della Liga, sua alleata, e scodella il patto strategico con il Rinascimento, il quale viene dopo l’Umanesimo e questo sembra dargli maggiori garanzie. Chi può dubitare di tanta arguzia.
La democrazia limitata del secondo Novecento aveva congelato il libero dispiegamento delle alternanze di governo nel nostro Paese, relegando l’allora PCI al ruolo d’oppositore programmato e certificato. Oggi invece, in uno scenario profondamente mutato, si muovono velocemente pensieri e parole e i voti liberamente svolazzano in gioiosa esultanza, senza più freni inibitori, dubbi amletici, liberi di “graziare” alcuni e sbeffeggiare altri. Ciò rende sempre più faticoso il lavoro degli addetti ai sondaggi elettorali e meno noiosa la competizione.
Al fioretto di maggio il giovane assessore - C. Levisaro - della Giunta Lodo prende lezione dal suo referente politico sulle buone pratiche cristiane e il nome battesimale lo può certamente aiutare nella lista collegata. Ciò accresce ulteriormente il piacere nell’essere dentro la mischia, nella contaminazione che affascina.
La storia locale si nutre di queste piccole e curiose vicende e arricchisce la democrazia partecipativa.
A notte fonda il potere trionfa, quando distribuisce le piacevolezze consumate nella giornata appena trascorsa.
Giovanni Ferro

mercoledì 3 giugno 2009

Sinistra e Libertà

Sinistra e Libertà per oggi e per domani
di Claudio Fava
Mer, 20/05/2009 - 07:03
c'è una sinistra, in Italia, che non é rimasta a contemplare le proprie macerie. Dalla sconfitta dell'anno scorso ci siamo mossi in tanti per ricostruire una sinistra nuova, di cambiamento e di governo, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro e la laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Una sinistra capace di immaginare un paese diverso, meno diseguale, non più oppresso dal carrierismo politico, sottratto alle ragioni del cemento. Una sinistra determinata a rimettere il noi al posto dell’io, disposta a distinguersi per i comportamenti ancor prima che per i programmi.Una sinistra utile che non resti imprigionata in recinti ideologici dove la politica è solo testimonianza minoritaria. Perché il punto non è come far sopravvivere in Italia una forza comunista o socialista o rigorosamente ambientalista: la vera sfida è come raccogliere ciascuna di queste impronte in un grande progetto aperto al contributo di tutti coloro che vengono dalle tradizioni storiche della sinistra, ma anche da altri percorsi, dalla militanza civile, dalle lotte nei movimenti antimafia, dall'impegno sui temi del lavoro, dei diritti, della pace.Sinistra e Libertà nasce per far vivere questo progetto, per insediarlo nel paese, nei suoi territori, nei luoghi di lavoro. Una sinistra popolare, aperta, rigorosa, rigenerata ma solida, con grandi idee ben piantate nei valori che ancora ci ispirano. Una sinistra che non si nasconde dietro simboli e bandiere ma vive nei principi, nelle battaglie, nelle idee e nelle scelte quotidiane. Una sinistra che nasce per dare dignità, pensiero e proposte a un'opposizione visibile ed efficace, capace di contrastare questa destra oramai dilagante. Una sinistra capace di riprendersi le proprie parole. Cominciando dalla parola Libertà.
La libertà non è l'arbitrio berlusconiano di fabbricarsi leggi su misura, di ridurre la democrazia al piccolo coro dei capigruppo, di far decidere a cardinali e ministri sulla nostra salute e la nostra dignità. La Libertà di cui ci facciamo carico è un racconto da costruire insieme, la libertà dai poteri criminali, dalle impunità, dai privilegi, dalle ingiustizie sociali, dalle menzogne di palazzo. Libertà da ogni fondamentalismo etico: anche per questo Sinistra e Libertà è una forza laica, la laicità garantita dalla nostra Costituzione sulla scuola pubblica, sulla fede, sugli orientamenti sessuali, sui diritti civili che devono essere uguali per tutti i cittadini.
Questo progetto vuole diventare una vera e propria forza politica radicata nel territorio. Anche per questo è importante che Sinistra e Libertà si misuri con il voto del 6 e 7 giugno che mi vede, assieme a molte altre compagne e compagni, direttamente impegnato: tutti i grandi temi etici e politici di questo tempo hanno ormai nell'Europa una dimensione naturale, da un nuovo modello di sviluppo e di consumi a una società più giusta nella quale il lavoro sia rispettato, ben retribuito e sottratto a una precarietà insopportabile. E' in Europa che Sinistra e libertà comincerà subito a mettere le proprie radici.

venerdì 29 maggio 2009

SCHIERAMENTI – Il Centro e la Sinistra

Un furgoncino colorato con sorrisi stampati e ripetuti percorre da giorni i territori comunali, vagabonda confuso nelle frazioni, sosta nei luoghi dell’intrattenimento, smista curiosi fogliettini di diversa misura. Le parole scritte non si leggono quasi mai, troppo piccoli i caratteri, tortuosa e presuntuosa la sintassi; prevalgono invece le facce sorridenti dei candidati al Consiglio. Alcuni sono invecchiati dentro il palazzo municipale, altri sconosciuti a molti. Tutti invocano il nostro voto e, come se non bastasse, promettono di venirci a trovare con minuscoli bigliettini con il loro nome stampato.

Le parole possono decidere di scomparire, quando sono strattonate, sbeffeggiate: per questo si ribellano, rimpiccioliscono, tirano simpatici scherzetti alla politica.

Nelle case e nelle pubbliche vie i telefonini annunciano l’arrivo di alcuni fonemi e l’invito al voto democratico: “Votami, sarò il tuo consigliere!”. I giovani democratici organizzano aperitivi all’aperto, cercando ognuno di conquistare l’elettore e sorridono pure loro, coniugando il vocabolario per l’occasione. Qualcuno inciampa sulla lotta di classe, non sa se davvero è finita, come vorrebbe il deputato del PD Colaninno. Altri, fra i più colti e smaliziati della piazza, propongono semplicemente “conflitto tra ceti sociali”; non ci possono essere quindi ritorni al passato, all’odio tra il padrone e l’operaio: si festeggi allora la nuova armonia conflittuale.

Gli strateghi osservano il camioncino da fuori; ogni tanto il candidato si osserva furtivamente nella foto ingrandita e riflette soddisfatto. Lo impensieriscono le turbolenze diverse dentro e fuori la sua alleanza. Lo sorregge la ferrea convinzione di essere il migliore e di saper aggiustare tutto con piccoli richiami, qualche telefonata e convincenti incoraggiamenti.

Gli alleati minori provano ad alzare il volume delle loro parole e tuonano e agitano il pensiero in comizi divertenti. I socialisti impettiti fanno bella mostra sopra il palco ufficiale, scudieri talentuosi del nuovo soggetto politico; osano affermare che il Sindaco e alcuni assessori non riscuotevano più della loro approvazione: ecco un esempio luminoso di chiarezza politica! Forse qualcuno nell’alleanza non lo sapeva ancora, meglio essere chiari, avrà pensato il segretario.

Nella frazione di B. la propaganda chiama a raccolta i militanti, gli affezionati, coloro che sperano in qualche cosa, i dubbiosi e gli scettici. Le Consulte si esaltano in quest’occasione, dimenticano i crucci passati, sfidano l’avversario politico, chiunque esso sia. “Poneteci domande, formulate proposte, siamo qui per soddisfare i vostri bisogni”, recita un pieghevole indirizzato ai cittadini consumatori. Il prodotto della politica sembra in tal modo ingentilirsi e mutua dall’accattivante messaggio pubblicitario, il quale aggiunge a volte la frase “soddisfatti o rimborsati”. Chissà come saranno rimborsati i cittadini delusi per ciò che non hanno avuto, si chiede qualcuno.

E’ notte e il furgoncino si mette a riposo, sempre allegro e contento. Domani lo aspetta una giornata campale. Ora può solo sognare la vittoria finale.

g.f.

DUE AFORISMI

Socialisti

I socialisti, sopravissuti alle traversie del Novecento, vivono una diaspora infinita, capricciosa, non si sa mai dove trovarli. Alcuni sono diventati accaniti difensori della Destra arrogante; altri si sono accasati nel nuovo soggetto politico del PD e partecipano come possono alla sua costruzione; altri ancora infine viaggiano da soli, generali senza alcun soldato, nella pianura della politica stressata.

Nei bar gli anziani ricordano Pietro Nenni e Riccardo Lombardi e s’interrogano.

NEGOZIANTI

Nelle pubbliche vie animatori delle politiche locali passeggiano lentamente lungo il Corso. Si scambiano parole, concetti; soprattutto disegnano scenari futuri, programmano fragili alleanze, soppesano i voti che verranno. Ognuno scommette su qualcuno o qualcosa.

In luoghi appartati negozianti consumati trattano, a nostra insaputa, i nostri futuri destini di cittadini.

Ludovico A.

martedì 19 maggio 2009

Destra

SCHIERAMENTI – LA DESTRA

Maggio

Le cronache locali fotografano gli schieramenti maggiori con i rispettivi alleati, schierati uno di fronte all’altro. Ognuno si fa forte delle proprie “artiglierie”, recitando un copione già noto: Adria “città morta, bisognosa d’aiuto e di cure particolari, ” recita da tempo la Destra. L’assessore regionale Coppola rimprovera sapientemente questa maggioranza e la sua Giunta di non aver sottoposto nulla d’interessante, d’affascinante, degno di nota al governatore Galan. Non c’è fantasia al potere, manca il tocco di originalità che sprigiona dal governo serenissimo. Straparlare è diventata una moda nel partito ecumenico dell’imperatore; nessuno ci fa più caso.

Il “cinquantino” B.B., cresciuto nei venerdì d’estate, socialista da lungo tempo, così dicono alcuni assessori, s’avventura nello spazio delle politiche amministrative, accompagnato da tutori e proconsoli polesani: quale migliore garanzia per il candidato a sindaco. Pensa così di farcela, spalleggiato dalla sua armata, esercito variegato sotto le insegne del simbolo libertario. Non ha forse dimostrato le sue doti nel ruolo di presidente dell’associazione “Adria S." nel gestire l’effimero estivo delle Giunte passate? Quanti complimenti e attestati ricevuti da sindaci e assessori. Sempre in prima fila a presentare, a condurre le serate, a manifestare attenzione verso la città, premurosa di cure e suggerimenti che generosamente egli elargiva, senza alcun interesse personale e con grande competenza.

I suoi caporali e sostenitori lo incoraggiano con forza, lo invitano a studiare, preparando cartelline zeppe d’appunti, di riassunti su ciò che dovrà pur dire all’elettorato disincantato e malizioso: lavoro, ambiente, viabilità, parcheggi, etc.

Il programma, si sa, è una specie di Bibbia per la sfida e tutti devono conoscerlo un pochettino. L’esperienza, come ben sanno i politici consumati, viene in soccorso, quando si esauriscono gli argomenti studiati e i ricordi di ieri prepotentemente ritornano e il candidato accorto ripete, senza saperlo, la vecchia lezione. Per questo cittadini timorosi ed accaniti tifosi invocano il politico consumato, sapiente, che fa vincere, dicono insieme in coro.

Nella Destra locale s’accalcano figure multiformi, d’idee e orientamenti diversi e perfino opposti: leghisti, cattolici fedeli ed interpreti del pensiero della Curia, credenti e laici aperti alla multietnicità, come Obama, e ostinatamente difensori della purezza italiota. Il pensiero unico guida l’alleanza per abbattere l’avversario irriducibile nella figura dell’intramontabile Spinello e non ammette discussioni sulle strategie: tutti sono impegnati a recitare lo stesso canovaccio.

Nell’età della democrazia svagata e sospesa Mainardi e compagni sperano nella vittoria, confortati da sondaggi del voto nazionale.

I vescovi protestano diplomaticamente contro i respingimenti in Libia della sofferente umanità, nello stesso momento in cui il Presidente del Consiglio rivendica a sé, non a Maroni, il merito dell’impresa. La vita e la sua tutela in Africa, culla di noi tutti, valgono ben poco nel nostro mondo che, in breve tempo, ha perso la memoria dei grandi processi migratori in altri spazi vicini e lontani.

g.f.