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lunedì 2 marzo 2009

L'elezione che verrà

Il candidato Spinello forse non percepisce che nel PD è in atto un lento ma inarrestabile spostamento verso il centro moderato, con alcune deboli resistenze. Non passa giorno che ai livelli più alti della politica esponenti del nuovo partito manifestino questo desiderio, così pure da noi nella nostra provincia. Non è solo l’ex democristiano Frigato a volerlo, pure taluni esponenti ex DS lo sussurrano o non lo ostacolano. Il perché non è ancora ben chiaro, anche se alcuni da tempo lo hanno individuato nel bipolarismo: l’’esclusione cioè delle formazioni politiche minori per lasciar posto ai due soli grandi partiti Ecco quindi la nuova legge elettorale, definita truffaldina anche dai socialisti del PSI, i quali, ad Adria, esultano per il ritorno di Spinello.
Ritornando alla competizione amministrativa di giugno, molti non sanno ancora che nell’elezione dei Consiglio Comunale l’esperienza, la tradizione nell’uso delle preferenze, giocherà quasi sicuramente, a favore degli ex Margherita. Il retaggio democristiano in questo caso peserà molto nell’elezione dei singoli consiglieri. Nel PCI- DS non si votava infatti quasi mai le persone, ma il simbolo. Era il Partito che dava indicazioni e bastavano poche preferenze per eleggere i consiglieri. Sarà quindi dura per coloro che provengono da questa parte politica farsi eleggere. Nel clima apparentemente ecumenico quasi nessuno nel PD dirà mai queste cose, perché s’impone oggi, più che mai, il messaggio della contaminazione positiva, dell’amalgamarsi per rafforzare il nuovo soggetto politico.
In questa fase è evidente che altri scenari possono aprirsi, poiché non tutti gli elettori di sinistra sono disposti a seguire questa strada. Per questo si vedrà andando avanti, anche se le elezioni recenti hanno già evidenziato un diffuso malessere e dissenso verso questo nuovo partito: si sentono esuli o traditi. Non stanno meglio le diverse sigle della così detta “sinistra radicale”, destinate all’estinzione se non riescono a realizzare un’unità su valori condivisi.
Oggi però la notizia vera non è ritorno sulla scena politica adriese di S., ma l’allontanamento di Lodo, “implorato” cinque anni fa da tutte le forze del centro sinistra ad accettare la candidatura a sindaco. Eppure il nuovo corso del PD, aperto alla società civile, lontano dai giochi interni dei piccoli poteri locali, sembrava promettere bene perché predicava un nuovo modo di relazionarsi con la società civile: era questo il messaggio veltroniano. Assistiamo invece a una regressione politica e culturale, ad un arroccamento dentro antiche certezze nella pietosa convinzione che tutto possa ritornare come prima del 2004. L’Amministrazione Lodo sembra essere stata solo una parentesi precaria e mal sopportata da alcuni, non certo un investimento per ciò che essa di nuovo esprimeva e per tutto ciò che aveva realizzato: un dato su tutti, la tutela delle fasce più deboli della popolazione, mantenendo inalterate per diversi anni le tariffe a domanda individuale.
Il rinnovamento promesso non s’è dunque avverato perché non basta predicarlo, occorre assimilarlo, sentirlo dentro di sé profondamente vivo e poi praticarlo.
La banale normalità si è ancora una volta riproposta. Il risultato del voto di giugno non cancellerà certamente questa scelta regressiva e timorosa.
Il mondo, sappiamo, è ricco di vittorie “apparenti” o di Pirro, come abbiamo appreso a scuola e le restaurazioni finiscono sempre per essere sconfitte, come la storia c’insegna.


Giovanni Ferro

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