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venerdì 6 marzo 2009

TERRITORI

SINTESI INTERVENTO 28 febbraio 2009
Gianni Ferro


I partiti del Novecento, soprattutto nel secondo dopoguerra, si radicarono profondamente nei territori del nostro Paese, nel quale svolgevano compiti di informazione e formazione politica. Percepivano gli umori, le passioni e anche le delusioni degli iscritti e degli elettori di allora. Avevano quindi abbastanza percezione degli orientamenti dell’opinione pubblica in un contesto molto diverso rispetto ad oggi. Il mondo era rigidamente diviso tra Est e Ovest e le ideologie fissavano i confini tra le diverse classi sociali e tra i partiti che le rappresentavano.
La comunicazione era più semplice ed elementare, schematica e molto schierata nel suo dispiegarsi. La TV non c’era e dopo, quando fu introdotta nel Paese, non aveva ancora assunto quel ruolo che oggi conosciamo: era una “cattiva maestra”, come direbbe Popper, in potenza. Negli anni successivi avrebbe assunto un ruolo sempre più invasivo nella formazione delle coscienze, nel bene e nel male.
La fine dell’URSS e la caduta del Muro di Berlino aprì un nuovo mondo e la storia subì una profonda accelerazione, mutando i rapporti politici e le loro rappresentanze: i partiti.
Oggi è necessario riappropriarsi della buona comunicazione, non ritornando al passato, cosa impossibile, ma coniugando la modernità con le nuove esigenze della partecipazione democratica. I territori non possono essere lasciati e abbandonati a coloro che gridano più forte, che strumentalizzano le paure per i cambiamenti in atto nel mondo, alla sola televisione onnipotente e invasiva. C’è bisogno della socialità nel comunicare, del trovarsi faccia a faccia, del respirare insieme nel mondo che sta accelerando ancora nei suoi mutamenti. La “rete”, internet, è uno strumento che può sostituisce il vecchio “volantino” per strada, non del tutto però, poiché la fragilità dell’web può lasciarci terribilmente soli nei momenti di crisi grave. Qualcuno può decidere di chiudere i siti, si veda la Cina.
I territori quindi sono e diventano strategici per accompagnare i diritti di cittadinanza, essenziali nella difesa e nello sviluppo della democrazia. Le parole, le analisi, ci servono se riusciamo a tradurle concretamente in atti, in azioni misurabili, quantificabili; se spostano orientamenti, se ci permettono di socializzare le nostre volontà e migliorare le nostre capacità critiche nei luoghi dove viviamo e operiamo.

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