Alla ricerca del tempo vissuto.
Il tempo e il suo dispiegarsi ci accompagna nella nostra quotidiana avventura che è la vita. Lo misuriamo stupiti da bambini e da ragazzi. Ci appare immenso, illimitato, quasi che il nostro futuro appartenga ad altri. Consolidiamo certezze, esercitiamo la partecipazione democratica inconsapevoli; maturiamo esperienze di vita comune: nelle aule scolastiche, nelle associazioni diverse, nelle piazze e nei luoghi di lavoro e delle contaminazioni costruttive. La democrazia l’apprendiamo così, fin da piccoli.
La gioventù ci sorprende affascinante e mutevole, complicata e gioiosa insieme. Stare con la propria “tribù” è confortevole e appagante, ci aiuta a districarci nei trabocchetti che la vita ci riserva e le passioni per il mondo che sta davanti ci attraggono inesorabilmente, di qualunque natura esse siano.
La politica è questo immergersi nella socialità per capire dove il mondo si dirige e che cosa sono io nell’universo umano. Come mutarlo, migliorarlo, renderlo più giusto è la domanda che ognuno di noi si pone poiché le mutazioni non si fermano mai e solo con il reciproco aiuto e unendo le proprie forze è possibile evitare i pericoli che incombono da tutte le parti.
Il tempo perduto nella seconda metà del Novecento, imprigionato dalle ideologie forzate e dalla divisone del mondo in due, ci impone oggi un’accelerazione per ritrovare quello che non abbiamo potuto assaporare: una democrazia matura, consapevole del ruolo fondante dell’alternanza, della piena legittimazione dell’altro e del ruolo essenziale della minoranza nei governi della cosa pubblica. La sintassi che volutamente viene usata nelle sfide elettorali, non solo è impregnata di termini aggressivi, mutuati dal linguaggio militare e guerresco, ma porta con sé ancora i vocaboli abusati del periodo delle forti contrapposizioni, comunisti e fascisti, per citare i più comuni.
In questo stallo del pensiero le Sinistre recitano ancora come se il mondo non fosse mutato rapidamente e ripropongono pedissequamente le argomentazione abusate, condite con programmi spesso generici e con riferimenti poco comprensibili per le nuove e vecchie generazioni. Sono timorose nell’affrontare le nuove domande che provengono da tante parti e che riguardano il presente e il prossimo futuro: la globalizzazione e il suo mercato, le migrazioni di popoli e le conseguenze che queste implicano, il nuovo stato sociale. Soprattutto faticano ad ascoltare i cittadini elettori, anche quando questi “sbagliano” o chiedono ciò che a loro sembra sconveniente, per esempio, più sicurezza. I loro rappresentanti appaiono a molti elettori vuote e retoriche figure, recitanti uno stesso canovaccio al quale loro stessi non credono più. L’opposizione dipietrista macina apparenti consensi che nascono da stati di confusione diffusi e da sincere preoccupazioni per le sorti del nostro Paese. Le Destre, ammucchiate in ordine sparso nell’harem godereccio del loro quasi profeta, procedono a colpi di maggioranza in Parlamento, mettendo in sofferenza la democrazia conquistata faticosamente dagli italiani.
Il partito bifronte di Franceschini e Bersani, soddisfatto del voto, non si comprende il perché, s’incammina verso il congresso per magnificare un’improbabile armonia e una nuova linea politica. Nessuno tra loro riconosce che il PD è oggi un soggetto sostanzialmente federato più che unito, diviso sui grandi temi etici, con una diversa visione del mondo, non sempre opposta. Perché voler unire ciò che estremamente difficile tenere insieme, rinunciando a ciò che più è sentito dalle due parti, quella cattolica e quella d’ispirazione socialista? E lasciamo perdere Obama e l’esperienza dei democratici americani, rimaniamo qui in Europa e cerchiamo le nostre radici nella storia di questo continente; proviamo a ricominciare da qui, dall’esperienza delle grandi socialdemocrazie europee e dalle forze liberali più aperte e democratiche.
Terminati i ballottaggi con vecchi e nuovi eletti, nel partito trasversale degli amministratori, sindaci e assessori, si scatena la gara di chi andrà a ricoprire questo o quell’incarico. Chi non c’è la fatta si guarda attorno per trovare qualcuno potente che lo faccia migrare presso una nuova occupazione e allora, se tutto andrà in porto, s’occuperà di qualche consorzio o ente inutile. I più accaniti con sincero candore si “rendono disponibili” a ripetere l’esperienza politica, ignari dello stupore di chi, i cittadini innanzitutto, predicano il rinnovamento della classe di governo.
Nelle pubbliche vie le cronache attendono curiose le indiscrezioni trapelate da fonti disparate nell’attesa degli eventi decisivi. Così nascono le Amministrazioni locali. Fa notizia chi veramente decide di non ricandidarsi e qualcuno sussurra :”Sarà vero, sarà proprio così?”. I finti abbandoni dalla politica attiva abbondano nei territori del nostro Paese.
Giovanni Ferro
Caro Giovanni,
RispondiEliminala ringrazio per il link. Ho letto con piacere che c'è un desiderio che non è solo mio di rinnovare la politica. Io, però, impegnato come sono con l'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) faccio, credo, politica e per l'obiettivo che considero di fondamentale importanza per la società: tanto che proprio il mese scorso sono stato incriminato da un pm di Rovigo ed attendo il processo davanti al tribunale del riesame (art cp 403 e 404!) per avere affisso 7 manifesti atei nelle 7 bacheche comunali di Papozze dopo avere pagato la tassa per le affissioni pubbliche.
Mi farà piacere leggere altro che vorrà gentilmente inviarmi.
La saluto in amicizia.
Manlio
P.S. non so cosa significhi scegliere un profilo e non capisco le indicazioni in americano che escono nella finestra, per cui metto un profilo a caso e scelgo Nome/url solo perché c'è nome e spero esca il mio nome dal momento che non ho l'abitudine di nascondermi.
Caro Manlio,
RispondiEliminaho letto con vivo piacere la sua breve nota. Se lo desidera può inviarmi un suo post. Sarò felice di pubblicarlo nel sito.
Un saluto.
Giovanni
Caro Giovanni,
RispondiEliminasono politicamente in quiescenza data la situazione di cui ho scritto in precedenza; ma pronto allo scatto liberatorio. Con piacere leggerò i post di "adria per la sinistra" e se sarà il caso farò avere mie note che potrete pubblicare a vostro giudizio.
Spero ci vedremo di persona per conoscerci (se non erro ci siamo incontarti alla COOP) e per avere informazioni sul voatro bloog che mi pare un tantino complicato per me.
La saluto in amicizia.
Manlio
Con piacere riceverò i tuoi post. Spero anch'io di fare la tua conoscenza.
RispondiEliminaTi saluto con simpatia.
Gianni