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lunedì 25 ottobre 2010

LONTANI DA QUESTO TEMPO -



L'isola di salvini

La beffa di Bobo





La politica conosciuta s’allontana ogni giorno di più dalla gente comune e dai suoi veri problemi, quali l’occupazione, la precarietà del lavoro, il rispetto della legalità, per citare i più noti.
Così i giullari della cosa pubblica, indaffarati a presentarsi sempre in bella mostra, amanti della propria città, lasciano vagare nello spazio della comunicazione pietose affermazioni, mentre il Paese nel quale vivono e il territorio da loro amministrato subiscono terribili lacerazioni.

In analogo modo, il quasi mite Barbuiani, condottiero per caso, sotto la protezione dei suoi capi-partito polesani, ha dato inizio, con alcuni scomposti fraseggi, ad una diversa stagione politica. Sarà brevissima, secondo alcuni ex sostenitori.
Ha cacciato i più fragili della sua giunta: il finiano Ceccarello, la signora Paparella, imprudente nelle sue dichiarazioni e l’amico Lucianò della lista civica P.N. In nome della chiarezza e della democrazia. Ottimo esempio di applicazione della dialettica interna. Liberatoria per lui.
Dopo l’azzeramento totale dell’esecutivo, ha riprovato a rifarne un altro, più consono alla sua filosofia spiccia di venditore. Meno chiacchiere, niente osservazioni e inutili considerazioni sull’attività amministrativa. Il gruppo di “Responsabilità” è stato in tal modo ridicolizzato, considerato un male da estirpare dal governo cittadino, dopo la dichiarazione in Consiglio di Scarparo, scrupoloso consigliere comunale del Pdl. Metodo staliniano lo ha definito l’on. Bellotti, seguace del Presidente Fini. C’è da chiedersi cosa di tanto grave ha prodotto questo gruppuscolo, nato frettolosamente in seno a questa sfibrata maggioranza, per meritarsi questo ostracismo totale. Forse un’esagerata conflittualità deve avere irritato il potere teocratico di qualche sommo esponente regionale. Di più non è lecito sapere.Solo il medico Lucianò è apparso colpevole di tante e troppe richieste, ritenute impresentabili dal partito di Rondina.
Siamo, invece, convinti che la compagine fosse già minata al suo interno, quando nacque. In seguito l’esercizio della democrazia entrò in grave conflitto con l’assolutismo del predellino e dei suoi mediocri seguaci. C’era da aspettarselo.
Nelle politiche aziendali non occorrono, infatti, tante inutili parole; bastano quelle dell’azionista di riferimento. Per questo Fini, con ritardo, ha creato il suo nuovo partito della Destra europea.
La nuova giunta avrà quindi il compito di navigare in un mare perennemente agitato, finché un dignitoso voto l’affondi, com’è giusto che sia.
L’elezione di Barbuiani, spacciata per grande novità nella passata elezione, s’è dimostrata, alla prova dei fatti, una beffa e continua ad esserlo. Anche gli sciocchi lo capirebbero, dopo questi ultimi avvenimenti.
Lungo il Corso, incalliti passeggiatori recitano le loro previsioni sulla durata di questa Amministrazione e consumano contenti la fine della loro preziosa giornata.

Le opposizioni diverse necessitano ora di chiarezza e trasparenza per progettare un’alternativa che sia vera e non camuffata. Lo chiedono i cittadini e noi questo sosterremo.


Giovanni Ferro
Sel



domenica 17 ottobre 2010

Adria - La radiosa maggioranza stremata



Le Destre plurime e camuffate, indaffarate a gestire, in malo modo, i poteri acquisiti, stanno dando alla nostra Città miserevole immagine. I protagonisti di questa vicenda, euforici o depressi, saltellano ora qui ora di là, sparpagliando vocaboli a casaccio. Le opposizioni, ancora confuse, non sanno che pesci pigliare.
Quando una compagine collassa, come nel nostro caso, è bene ridare la voce ai cittadini. Non ci sono altre strade.

La radiosa maggioranza, assemblata da zelanti architetti, s’è trovata di colpo stremata dopo trattative maldestre ed estenuanti. Ha scoperto d’aver allevato nel suo seno consiglieri responsabili, sensibili al bene comune. Coscienziosi e disinteressati. La dichiarazione di Scarparo in Consiglio C. ne è la dimostrazione visibile.
Così, nell’Assemblea consiliare di lunedì 12 del mese corrente, piccoli fuochi d’artificio sono stati accesi, tra la meraviglia dei leghisti accorsi in massa. Costoro hanno sventolato diligentemente le loro verdi bandierine, sotto la sapiente regia del rude commissario Contiero, competitore perdente nelle ultime elezioni provinciali e seguace di Bossi, vecchietto alquanto sfinito nelle sue ripetitive omelie.
D’Alema definì, tempo addietro, la Lega partito popolare, addirittura una costola del Pci. Era un’ingenua piaggeria strampalata. Tuttavia, i leghisti di lunedì sembravano abbastanza leninisti nelle loro colorite iconografie. Sottilmente minacciosi, nel senso buono. Come a ricordare che il loro partito era stato votato da tanti e quindi meritava che D’Angelo, vice sindaco, volasse alto e leggero sopra palazzo Tassoni. Non certo abbattuto dal fuoco poco amico dei suoi alleati. Certo non sapevano spiegarsi l’abbandono dei loro due consiglieri “traditori”. Qualcuno doveva certamente averli plagiati, intossicati con fatue parole.
Rimane quindi un mistero questo trasloco nel P.N. di Lucianò, oggi quasi in disgrazia.
Il sindaco, stanco di tanto clamore mediatico, ha deciso, a notte inoltrata, di porre fine, per ora, alla penosa e rissosa assemblea consiliare, spedendo tutti a casa, con l’aiuto di Zanforlin presidente. Prima però ha ringraziato il capogruppo Spinello del Pd, riconoscendogli meriti d’affetto nei confronti della città, che pure lui ama.
Mentre tutto ciò avveniva, i cittadini, incollati alla radio per ascoltare la diretta del Consiglio, si chiedevano sconsolati perché il Pd non chiedeva le dimissioni dell’intera Giunta, dopo le tante rimostranze nei confronti dell’operato di Bobo e compagni. “Stanno riflettendo” – dicevano alcuni passanti per il Corso.

Taluni, nel nostro Paese, preferiscono tessere misere alleanze congressuali, dentro stanze di poteri, al riparo dagli sguardi indiscreti. Ignorano le povertà crescenti, le apatie certificate dai sondaggi.
La transizione che ci avvolge impedisce a molti di indignarsi, di coltivare le dolci speranze del cambiamento.
Tra le mura di casa, nei luoghi del lavoro rubato, nelle molteplici precarietà vissute, scintille di speranze illuminano le dolorose fatiche delle umane esistenze; accendono tiepidi fuochi negli animi e nel pensiero. Mettono in moto il desiderio di una vita migliore.


Giovanni Ferro
Sel


domenica 10 ottobre 2010

Preparare l'alternanza

La Lega sublimata



Il mese che abbandona l’estate e prepara le sue dolci e tiepide giornate autunnali assiste senza stupore allo sfinimento di un partito incredulo, incapace d’agire nella nostra città. Perduti i suoi due consiglieri comunali, il vice sindaco leghista D’Angelo, rimasto solo, svolazza come un palloncino confuso. Attende che qualcuno della sua maggioranza decida di farlo cadere. Dolcemente, lui spera.


E’ finita, dopo solo un anno e mezzo, l’alleanza berlusconiana- leghista che prometteva scintille ed eventi gioiosi per tutti. E’ iniziata, quindi, una nuova storia.
Progetto Nuovo, l’alleato minore e pure indisciplinato, ha raccolto le atroci sofferenze dei leghisti consiglieri, naufragati nella sua area. Diventata un luogo di rifugio e di speranza. La politica assolutista del partito di Coppola e Mainardi, con l’allegato Barbuiani, s’è così schiantata alla prima seria difficoltà.
Oggi, il sindaco che si racconta nelle gazzette locali, Bobo per gli amici, non sa più cosa pensare e soprattutto dire. Ripassa le lezioni ricevute dai suoi mentori dichiarati e fatica a rendersi conto che la sorte del suo governo cittadino non è più nelle sue mani, se mai c’è stata.
Il partito di Lucianò è chiamato, infatti, a sostenere una coalizione frastornata e disorientata. A mantenerla in vita. Saprà reggere la sfida, rifiutando le tentazioni che il potere sa elargire?
La nostra città necessità di progettualità, di sapere cosa l’attende nell’immediato futuro. Sono le nuove generazioni che ce lo chiedono, non i dissacratori della parola, i piccoli bugiardi che si annidano un po’ dappertutto.
Lungo il Corso i goditori del passeggio amicale s’interrogano su possibili altri scenari futuri, aiutati dai cronisti locali. Curiosi, pure loro, delle sorti dei nostri amministratori cittadini.
Esprimono una moderata soddisfazione le diverse opposizioni, quelle consiliari e tutte le altre presenti nel territorio. Perfino nel partito depurato dai finiani, Pdl, c’è chi festeggia in cuor suo per una ritrovata serenità.
I cittadini, unici titolari della sovranità comunale, si attendono che ciascuna delle forze politiche presenti in Consiglio svolga con dignità il proprio ruolo. Che abbandoni i toni roboanti e propagandistici e spieghi con semplicità i propri progetti di governo. Quelli possibili e concreti.
L’opposizione ha, invece, un compito in più: preparare ora l’alternanza. Con i cittadini, innanzitutto, facendoli partecipi nella costruzione di programmi condivisi. Con una più giovane e qualificata presenza per la guida della città. E’ tempo di mutare, anche in questa direzione.
Per essere credibili.



Giovanni Ferro

giovedì 30 settembre 2010

Adria: settembre –

 La transizione scorre..




L’anno in corso ci ha scodellato pietanze indigeste, disgustose, nonostante la nostra fiera avversione al trito rituale delle politiche mediocri e irresponsabili. Sembrerebbe un tempo da buttare questo del 2010. Irrecuperabile neppure come raccolta differenziata. Da cancellare quindi dai ricordi. Invece, se lo scrutiamo attentamente, potremo vedere piccoli bagliori sprizzare qua e là, nonostante l’invasiva presenza nelle menti del soporifero e ingannevole potere mediatico.
Sono queste scintille di gioie rimandate a farci assaporare le tracce sottili dei cambiamenti. Lenti, ma inarrestabili. Certo, le gerontocrazie distribuite nelle segreterie di tutti i partiti s’impegnano assiduamente a mantenere le loro roccaforti nei vasti territori del Paese. S’aiutano con giovani compiacenti, attratti dai luccichii del potere evanescente.
Lo scorrere del tempo non può risparmiare nessuno. Nemmeno i despoti sono esenti da questo stato naturale. Apprendiamo così da Fini, coofondatore per caso, che il Pdl non c’è più, non c’è mai stato. Evaporato in questi due anni sofferti. C’è solo il predellino del Cavaliere, tragico nella sua quotidiana battaglia contro il dolce scorrere del tempo.
Terrorizzato dalla sua Samarcanda, l’incontro con la morte che tutti ci unisce,  non sa più dove aggrapparsi.
I tripudi degli uomini del Partito dell’amore si trovano ora spiazzati. Non s’accorgono che recitano una parte inesistente, scomparsa dal canovaccio del vecchietto di Arcore. Non lo sanno. Spaventati orrendamente, temono crisi di astinenze impossibili da sanare.
Il  gemello Bossi, impavido guascone, si pavoneggia spavaldo, borbottando frasi che nessuno sa più decifrare. I suoi, sorridendo nelle tv del magnate, si preparano ad incassare qualche dividendo politico. Dell’orrenda  fine nessuno osa pensare. Credono al magico rito dell’ampolla inquinata del Fiume fatato. Fingono, come navigati e consumati uomini di partito.

La città di Adira, con il suo museo e le sue dotte carte, sembra ignorare l’esercizio mediocre della sua Giunta, indaffarata a preparare trucchetti a sé stessa. Con il verde pubblico saccheggiato qua e là e gli scostumati comportamenti del suo “sindaco per caso”. Il quale mensilmente s’affaccia sulla stampa locale, ignaro delle sciocchezze che lascia libere di vagare nel territorio. Non si scompone, quando viene invitato dai sindacati a prendersi cura della Casa di Riposo e dei loro ospiti. Né riflette sulle manchevolezze della sua compagine, sempre più agitata al suo interno. Seraficamente annuncia sulle gazzette locali che “Da 25 anni egli si dedica alla nostra città.” Per ricordare a noi tutti la sua costante abnegazione, quasi ce la fossimo dimenticata. Dovremo forse essergli grati delle innumerevoli attività da lui svolte a favore di tutti noi?
Confessiamo turbati la nostra ignoranza. Non sappiamo a che cosa si riferisca. Alle corse sportive? Alle serate d’estate, finanziate con i soldi pubblici e da lui gestite? Qualcosa ci è sfuggito di questo nostro concittadino, sindaco paracadutato. Principalmente per meriti altrui.
Di sera la noia ci prende quando questo cinquantenne, scolaro disciplinato di Coppola e Mainardi, afferma “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Fare il sindaco cioè. Ha impiegato solamente un anno per capire questo.
Ora lo attende una prova difficile: sopravvivere a se stesso.
Le opposizioni, meravigliate di così poca grazia, non sanno darsi pace d’essere ancora imbalsamate a contemplarsi e provano a dialogare tra loro sottovoce. Sulla cultura, la scuola, sul verde oltraggiato e cercano cittadini scomparsi. Fuoriusciti dalle attrazioni fasulle delle politiche logorate e indigeste.
La transizione lentamente scorre imperturbabile.

Giovanni Ferro

sabato 25 settembre 2010

ADRIA: gli assessori dimezzati -


MAINARDI: tutore libertario



Il coraggioso e valente A.  Rondina, dimissionario temporaneo, pensava di portare chiarezza con la sua ultima scoppiettante uscita sull’esercizio della democrazia. In realtà il petardo lanciato contro P. N. gli è quasi caduto addosso e le sue dimissioni da capogruppo pidiellino si sono evaporate in un batter d’ali. Sconcertati alcuni amici del bar Centrale e qualche avversario politico del Pd.

La sua perentoria azione ha permesso, però, al suo coordinatore provinciale M. Mainardi di catturare la scena sulle gazzette locali. Impresa da bambini per il vassallo polesano. Questi, reduce fresco dalla convenzione del suo partito rimpicciolito, ha cercato di spiegare a noi tutti cosa è necessario fare qui ad Adria, dopo le ripetute stravaganze della sua esangue maggioranza.

Devo qui confessare il mio stupore per la sua analisi acuta e originale, impreziosita dal solito vocabolo, teatrino, stressato e abusato. Ha voluto pure lui ignorare i sinonimi appropriati. Per esempio, palcoscenico andava sicuramente meglio.

Naturalmente prima si è lasciato dolcemente trasportare da qualche malizioso pensierino di propaganda sulla sua città. “Trent’anni di bisogni insoddisfatti” ha dichiarato, pensando al centro sinistra naturalmente.

Il pezzo forte e originale del Nostro riguardava invece le affermazioni rivolte ai suoi. “Inutili personalismi… deleteri sotto tutti i punti di vista.”. Gli alleati e gli inquieti consiglieri e assessori  rispettino le sue indicazioni e lascino a lui e al sindaco il compito di “trovare la quadra." Proposizione mai sentita prima. Di sapore leghista. Gli alleati s’adeguino, sembrava dire.

Alla fine, inconsapevole del significato politico delle sue affermazione, ha invitato il Bobo a proseguire “come ha fatto fino a questo momento, mettendo a fuoco alcuni grandi progetti.. e lasciando le piccole incombenze ai suoi assessori.” E’ tempo di decidere," proclama.

Non pago ha continuato, riferendosi al Piano del Parco. “Assieme a Rondina si “è deciso nel progetto solo le aste fluviali”, affermando beatamente che egli si adopererà, attraverso un confronto importante con il presidente del Parco per trovare la giusta soluzione. Ecco la democrazia proclamata dal tutore libertario.

Gli assessori, increduli e meravigliati per tanta grazia, hanno tentato di festeggiare il gradito dono con prosecco di Bellombra, ma non ci sono riusciti. Per loro, infatti, rimasugli di governo, quisquilie. Nella maggioranza, Cotalini e qualche altro consigliere hanno provato disagio profondo per questa trovata grottesca.

Un uomo di partito, Mainardi, non eletto dal voto cittadino, come disse Lionello, suo sgradito consigliere di Taglio di Po, ritiene normale occuparsi del governo della nostra città, senza provare  imbarazzo, sostituendosi alle figure istituzionalmente preposte.

A chi risponderà delle sue stravaganze? Si presenti come ospite in un Consiglio Comunale aperto per raccontarci come intende la condivisione dei programmi con la sua compagine, compresi i suoi alleati. Naturalmente porti  il sindaco con sé, impressionato dalle sue ultime audaci proposte e metta a riposo il suo capogruppo. Altre prove, mi sembra evidente, egli dovrà affrontare per essere convincente.



Giovanni Ferro

SEL - Sinistra Ecologia Libertà 

sabato 18 settembre 2010

Le finte dimissioni di Rondina

Torre civica

Nessuno, ad Adria, dubitava che le forti parole del capogruppo del Pdl avessero logica conseguenza: le sue dimissioni. Soprattutto per quello che apertamente dicevano e altre che sottilmente alludevano. Erano pause di riflessione, ci dice.  Ma lasciare la carica, seppur modesta di rappresentante del gruppo consiliare, non è pratica della politica che conosciamo in questa Repubblica.
Il Pdl adriese, per bocca di Rondina, lancia ora bordate pesanti a Progetto Nuovo, suo alleato, dopo le tante moine espresse ultimamente dal suo sindaco all’assessore Lucianò.
Stupito, ma non troppo, di questo ultimatum, Progetto Nuovo si trova ora sotto accusa per infedeltà. Sguaiato nelle sue apparizioni sulla stampa locale, incapace di garantire la giusta armonia amministrativa con critiche inopportune e sconvenienti alla sua giunta. Per una dialettica esagerata. Dovrà quindi mettersi una museruola e praticare l’autocensura. Ottima soluzione per il partito della libertà. La vicenda Fini inizia evidentemente a dare i suoi frutti anche nelle periferie, qui da noi.
Sarebbe invece sommamente opportuno che Rondina e il suo coordinatore provinciale spiegassero ai cittadini e ai consiglieri comunali le ragioni di questa loro svolta. Soprattutto chi decide cosa si può dire pubblicamente e quello che invece non va raccontato affatto. I motivi del contrasto e altro ancora. Presumo che anche la lista civica voglia e debba dire la sua nel merito alle accuse.
La democrazia è un esercizio difficoltoso ed arduo soprattutto per coloro che se ne appropriano, ritenendosi i soli custodi. Costoro però, prima o poi, rimangono impacciati e impreparati a semplici domande.
Perché, per esempio, minacciare una piccola formazione civica con il ricorso al voto? Sappiamo che l’attuale giunta può governare da sola la città, senza l’apporto dei consiglieri di P.N. Perché scartare questa soluzione?
L’attuale vicenda evidenzia, in realtà, una difficoltà strutturale della compagine amministrativa, dopo solo un anno di vita. Mette a nudo le diffuse incapacità politiche, suffragate da tutori impacciati che cercano di guidare inesperti navigatori.



Giovanni Ferro

SEL - Sinistra Ecologia Libertà

domenica 12 settembre 2010

Adria – settembre 2010

 

 

I petardi di Rondina -


Le dichiarazioni del capogruppo del Pdl A. Rondina, rilasciate alla stampa giovedì 9 c.m., non possono certo essere considerate delle amabili e dolci proposizioni nei confronti della sua maggioranza. Dure le sue affermazioni “Se devo avvallare il declino di questa città preferisco fermarmi.” E ancora “…Non si sa più quale sia la squadra..regna una totale confusione.”
E’ il Piano del Parco la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendolo a rilasciare queste e altre infuocate parole.
In effetti, in quest’anno di governo della giunta Bobo, gli episodi di lacerazioni interne sono stati innumerevoli, accompagnati da errori pacchiani compiuti da dilettanti inconsapevoli. Traversagno, strada di collegamento con la frazione di Bellombra, è stato il primo e spettacolare episodio. Denaro e progetto stradale perduti. Le dispute sul Pat; le vicende urbanistiche della frazione di Valliera, che hanno scatenato le reazioni delle associazioni dei commercianti e perfino di Adria Shopping. Le piccole e note meschinità nei confronti dei dipendenti comunali, associati al termine “stipendificio,” termine affatto carino per come venne usato e in quale luogo fu proferito dal sindaco. Per arrivare infine ai giorni nostri e alla soppressione di parte del verde pubblico per fare cassa, come si usa dire oggi.
Questi sono piccoli esempi significativi della confusione e dei pressapochismi che regnano in questa Amministrazione, guidata da un sindaco improvvisato che, solo dopo un anno, s’accorge della complessità e delicatezza del governo della Città. Afferma senza minimamente scomporsi: “Pensavo fosse più semplice gestire questo ruolo.” Ha impiegato più di un anno per capirlo.
Scolaro quasi disciplinato dei suoi protettori politici, Coppola-Mainardi, dichiara da buon sportivo di non aver intenzione di mollare. Non sa o finge di non sapere che qui non è gioco una gara di rally. Nel nostro caso la sconfitta riguarda l’intera comunità di Adria, con i suoi bisogni, le sue aspettative. Per un futuro migliore, senza le precarietà e le furbizie raccontate pedissequamente da figuranti consapevoli, giovani o vecchi che siano.

Gli apprendisti stregoni, come insegna Topolino nel celebre cartone, s’accorgono sempre tardi dei danni da loro causati, quando maneggiano strumenti a loro ignoti. Ecco perché vanno rimossi prima che sia troppo tardi.
Le storie hanno questo di buono: ci fanno sorridere e ci aiutano a capire come bisognerebbe comportarsi in certi momenti della nostra vita. Per questo sono apprezzate dai bambini e dagli adulti. I quali non sempre sanno coglierne  il significato, o non vogliono.
Il buon senso e la saggezza di alcuni potrebbero aiutare il sindaco, anche per il suo bene, ad uscire di scena. Con eleganza possibilmente.



Giovanni Ferro