Pagine

mercoledì 6 aprile 2011

ADRIA: RIVIERA MATTEOTTI


pubblicata da Giovanni Ferro il giorno martedì 5 aprile 2011 alle ore 8.35

Marzo ventoso, imprevedibile e sorridente, ci ha donato alla fine una speranza concreta: quella della ricomposizione del Centro-Sinistra adriese.
Non sono mancate tribolazioni e smarcamenti dal percorso indicato dalla politica che ragiona, che si ostina a pensare i cambiamenti possibili nel nostro territorio comunale.
Sel è nata per questo: per avviare una ricomposizione della Sinistra che sappia dialogare con il Centro. Con i cittadini spossati e frastornati dalla politica ostinatamente refrattaria alle mutazioni che scorrono dentro e fuori di noi. Sconfiggere gli egoismi irriducibili, le diffuse sfiducie è quindi compito che ci riguarda. Inevitabilmente.
Portare alla luce le ragioni della convivenza cittadina può oggi sembrare impresa immane, in questo finale di partita berlusconiana. Ognuno di noi sa che, pur nella diversa articolazione del pensiero e delle differenti visioni della vita, c’è uno spazio fantasioso e comune nel quale la competizione per fare bene le cose può esercitarsi nell’interesse di tutti. La democrazia per questo ci aiuta ad essere migliori, se l’accettiamo pienamente, se non la pieghiamo ai nostri più truffaldini pensieri. La nostra Costituzione ci può molto aiutare nel cammino che dovremo pur fare.
La nostra città anche questo ci chiede ora.

Presso il ponte Castello, appollaiato in uno striminzito stanzino, il candidato volonteroso attende che qualcuno s’affacci per portare buone notizie: un’adesione convinta, una promessa, un lampo di luce programmatico. Coltiva le sue speranze, giocherellando con i numeri bizzarri e precari dell’elezione di maggio. S’affaccia alla porta per scrutare il movimento del quotidiano passeggio e collauda così i suoi sogni.
Più in basso il candidato diverso, Bobo, finge ancora d’essere piacente alla schiera dei giovani più che adolescenti e, indifferente, organizza le solite cene, quasi in sordina. Non è noto il suo pensiero profondo, abissale. Naviga a vista, ripetendo parole consumate e capricciose, che spesso gli si rivoltano contro per la banalità di come vengono usate.
Altri competitori per la poltrona di sindaco, stupiti, sono ancora indaffarati a cercare una sede, a convincersi d’essere stati designati da qualcuno.

Solo D’Angelo, della Lega spaccona, sembra rinato dopo la sua caduta leggera, e finge d’ignorare le politiche insane del suo governo nazionale: non sa spiegarsi, per esempio, il perché dello slittamento del voto referendario. Così gli italiani saranno chiamati alle urne il 15 e il 16 maggio per le elezioni amministrative, il 29 e il 30 per gli eventuali ballottaggi e infine il 12-13 giugno per i referendum.
Un mese di passione disumana. Uno spreco di danaro pubblico superiore ai 400 milioni di euro. Inaccettabile, specialmente in tempo di crisi.
Bravissimi Bossi e Maroni nel coniugare il federalismo costoso: pagato con i soldi dei contribuenti.

Lungo la Riviera Matteotti, il candidato del Centro Sinistra, Paolo Ruzza, lavora per costruire una forte coalizione che duri e porti benefici per tutti. Nella chiarezza e trasparenza.


Giovanni Ferro
 Sel Adria

mercoledì 9 marzo 2011

ADRIA: VIA CARDUCCI



Ci sono strade nella città nostra che soffrono da tempo per il traffico intenso, per i rumori assordanti e gli inquinamenti diffusi. Alcune vie, per nostra fortuna, sono luoghi deliziosi del passeggio, delle chiacchiere amene e delle dolci parole.

Via Carducci, da tempo, è sulle cronache per l’uso scriteriato al quale è stata sottoposta: cittadini del luogo condannati ad un confino permanente nelle abitazioni, assediate dalle moderne inciviltà del traffico urbano, il quale, sia detto tra noi, non è affatto responsabile della sua utilizzazione. Residenti ostaggi delle politiche miopi e trasversali, così come i pedoni coraggiosi, che sfidano il luogo, strisciando lungo i muri e pestando lingue sottili di marciapiede.
Le auto intrepide s’infilano incuranti nel percorso budello e accettano con serenità la sfida del contatto possibile. A passo d’uomo rallentano, quando occorre, cioè sempre; poi con un sospiro riprendono la marcia con una dolce accelerazione.
Già nel 2009 chiedemmo “il senso unico di marcia per sottrarsi alle polveri sottili, ai rumori assordanti, per una maggior sicurezza stradale, minimizzando il rischio e diminuendo così il disagio pericoloso e invadente.”
Oggi, il Commissario prefettizio, con sano buon senso, ha provveduto, in via sperimentale, a dare una risposta alla voce di quei cittadini intossicati e troppo dimenticati.
In questa vicenda, ci rincuora pensare che, come scrive la cronaca locale, via Carducci avrà un senso unico, da una parte o dall’altra. E’ una buona notizia, se confermata e attuata.

In via Retratto, per non dare nell’occhio, la Destra contraffatta del grande Bugiardo, elabora strategie per sottrarsi alla Lega padrona e per recuperare voti al Centro dispettoso, ringalluzzito dall’arrivo di Zanforlin e compagni. Non sa darsi pace d’averli cacciati in quel modo e, a differenza del loro Goditore supremo, non trova le giuste parole per convincerli al ritorno. Attende che qualcuno li imbocchi, come teneri bambini nel seggiolone.
Nel Pd polesano, territorio di vaste scorrerie del pensiero, alcuni sperano che il senno non sia del tutto evaporato, dopo l’incursione dei disennatori di Potter.
Così, ad Adria, alcuni piccoli strateghi non hanno perso del tutto il flebile lume della ragione, nonostante la secessione imprevista di Bonato e amici. Confidano nell’imprevedibile, nel soccorso di qualcuno che non c’è, che non si trova, in questo secolo strano d’insidie capricciose. Nel loro strabismo politico non riescono ancora a farsi capire.
Sorte terribile per gli elettori del centro-sinistra.


gf

sabato 26 febbraio 2011

Sel e l’Idv: vocaboli di speranza -

Maghreb

A febbraio i partiti cercano con frenesia accordi tra loro; sognano le alleanze migliori per il ballottaggio amministrativo: nessuno pensa seriamente di vincere al primo turno.
Alcuni s’incarogniscono al loro interno; altri beatamente si ripropongono come sempre, senza pudore alcuno. Incautamente. Strillano gli elenchi delle cose fa fare, se vinceranno l’elezione. Fingono, credendo ancora che gli elettori, liberi dalle ideologie del Novecento, possano di nuovo seguirli nei loro racconti taroccati e obsoleti. Illusi perdutamente.


La città, con i suoi palazzi, con i fiumi e le abitazioni tutte, spazientita dai cicalecci dei conduttori delle formazioni maggiori, Pd – Pdl,  non si dà pace delle ottusità trasversali che scorazzano impunite nell’aria umida e fredda del mese più corto dell’anno.
Il teatro Politeama, ad esempio, diventa così, ad Adria, l’emblema di tanti piccoli e inutili incendi verbali: esercizi di mediocri scorribande.
Nessuno, per ora, è riuscito a mettere in sordina i tediosi programmi elettorali. Così, formicuzze umane lavorano con la sintassi per preparare le pietanze programmatiche. Lunghissime, ripetitive come sempre.
Basterebbero quattro o cinque punti chiari e significativi per richiamare la pubblica attenzione. Per essere compresi, apprezzati o criticati.
Il pdl, rattrappito dalle note vicende del suo Magnate bulimico, si vanta della sua sagace politica locale. Libera lungo Corso Mazzini strali e finte sciabolate su Zanforlin ed amici. Roba vecchia.
Lucianò, invece, esercitatosi con le dotte citazione del web, sembra rinato, dopo un periodo di autistica clausura. Oggi spera di essere un ago sottile e decisivo per tessere alleanze significative nello scenario elettorale. Con chi? Non è lecito sapere. Per ora sogna, nel suo nuovo incarico di coordinatore. Non coglie i rischi di questa sua precaria rappresentazione. Sicuro di sé chiede giustamente di abbassare i toni, quasi fosse un arbitro tra noi. Lo chiede anche al Pd, il quale generosamente s’è offerto di accogliere nella sua lista i felloni di Bobo, l’apprendista. Il quale, indifferente al triste canovaccio del governo rancoroso, è fortemente deciso a riproporsi con il solito piglio, accompagnato sempre dai suoi straordinari tutori locali. Dopo le sue disavventure, non ne può fare a meno.
Lungo la Riviera del Canale cittadino, Sel e l’Idv provano a soffiare nel cielo vocaboli di speranza, presentandosi insieme alle elezioni comunali. Si rivolgono ai cittadini delusi, confusi, desiderosi di scommettere sul rinnovamento della politica, per un nuovo centro sinistra d’attrazione. Che sappia riconquistare le emozioni dimenticate e le razionalità offuscate.

Poco lontano, uomini indaffarati e apparentemente sereni, lanciano lenze nell’acqua, davanti al campanile mutilato adriese. Sotto lo sguardo curioso di anziani, sfidano i pesci all’amo invitante.
Più a sud, nell’Africa del Maghreb, uomini e cose sussultano dentro atroci sofferenze di dittatori, amici delle democrazie perdute. Schiaffeggiate dai poteri della finanza e del denaro.



gf

sabato 29 gennaio 2011

Nell'azzurro cielo

Piazza Oberdan




SPIN DOCTOR



Il tredici di gennaio, il secondo giovedì del mese, nel cielo adriese il sole splendeva luminoso e felice. Così a Polesine Camerini, a Rosolina e Mesola.
La sentenza della Cassazione aveva, infatti, condannato Enel e i suoi due massimi dirigenti per le indiscriminate emissioni nocive prodotte dalla centrale termoelettrica di PortoTolle: pessimo il combustibile utilizzato e controlli inefficienti.
Mentre la gente e i bimbi osservavano stupiti le bellezze delle pochissime nubi nell’azzurro cielo, il quartier generale del Pd provinciale si chiedeva perplesso se era ancora possibile fidarsi di Enel e dei suoi due amministratori delegati, dopo questa definitiva e clamorosa condanna. I due non se la sono sentiti di venire qui a scusarsi o semplicemente a raccontare la verità. Che i profitti, in sostanza, valgono di più di tutti noi e della nostra salute; che i controlli erano terribilmente inadeguati. Ecco perché il Pd s’è trovato spiazzato, e non solo lui, da questa sentenza.
Governare il carbone in arrivo, per la centrale di Polesine Camerini, sarà dunque un’impresa titanica e disperata.

Nel tempo del Carnevale, la città di Adria cerca soddisfazioni con le tradizionali leccornie e i bimbi colorati si preparano già a sfilare lungo il Corso con insegnanti e genitori per mano.
Faticano, invece, i partiti della tradizione, alla ricerca di quello che non c’è, che non si trova. Inventano nel pensiero nomi attraenti per le loro liste elettorali, da proporre alle gazzette curiose e ai cittadini, usciti quasi tutti ormai dalle ideologie del Novecento. Sono preoccupati del candidato a sindaco, specie quelli del Pd che, in affanno, lo stanno cercando.
Tutti s’affidano con affanno ai loro specialisti in materia ( spin doctor). I più accorti arruolano il professore certificato; altri, il politico consumato e arcinoto, non importa se un po’ bugiardo; qualcuno incarica il più combattivo, esperto nella trivialità contenuta. C’è chi scommette poi sull’esperto dei numeri, degli elettori votanti, distanti, disattenti: quelli che da tempo ingrossano l’area degli schifati dalla rappresentazione del voto elettorale. I più fortunati, pochissimi, s’avvalgono di chi riassume tutte le possibili competenze, visibili e non. Costoro sono persone ignote che nessuno conosce e che rendono conto solo a sé stessi delle vittorie e degli insuccessi. Comunicano con i comitati attraverso il capo assoluto che dà informazioni con parsimonia e prudenza.

Bobo, invece, non pago della sua precedente disavventura e oltremodo coraggioso, proclama educatamente che sfiderà lui il centro sinistra cittadino. Nel suo retrobottega elabora con i suoi progetti ambiziosi; non si cura per ora dei possibili alleati e illustra alla stampa nostrana tutti i suoi desideri sognati.
Il centro sinistra di Zanellato ha pensato bene di rispondere alle fatue promesse del Barbuiani e ciò ha disturbato lo scrivano politico della lista, l’addetto alla comunicazione.
La risposta ha molto stupito gli addetti alla propaganda, per il garbo manifestato, un po’ desueto e appiccicoso . “Come si permette, sig. Zanellato, ad offenderci così gratuitamente?” Lei si prende gioco di noi.” Così recitava la cronaca su La Voce del 22 corrente mese.
Naturalmente ciò ha provocato soddisfazione contenuta a Bobo e ai suoi sostenitori, che nella mente hanno fragorosamente battuto le mani.
Da casa sua, l’assessore fiocinato Lucianò, grande eversore della passata Amministrazione, annuncia, con gioia contenuta, la nascita e la guida del terzo Polo, uscendo in tal modo da una certa marginalità che lo avevo reso vulnerabile agli strali del Mainardi, furioso ancor di più, dopo le note vicende dei traditori rodigini del Pdl. Costoro pensano di proporre alla città di Rovigo una lista oltraggiosa, indipendente, evidenziando una sfacciataggine irriguardosa nei suoi confronti.
Pagheranno caro. Lui spera.


gf

lunedì 3 gennaio 2011

Epifanie -



L’anno che arriva ci porta nuove preoccupazioni, con desideri insopprimibili di rinnovamento, di epifanie che tardano sempre ad arrivare. Il suono del tempo impercettibile non c’incoraggia a sperare molto, frastornati, come siamo, dai chiassosi rumori dei media impazziti dentro notizie impresentabili.
Nella terra di mezzo, abbracciata dai due grandi fiumi, l’Adige e il Po, gli uomini addetti alla politica preparano ignari i soliti canovacci per le elezioni di primavera. Inconsapevoli da tempo dei mutamenti avvenuti nelle profondità degli animi. Non sanno fare diversamente.
I cittadini elettori per inerzia continuano così a declinare la stanca democrazia. Alcuni, come noto, non votano più da tempo; altri giocherellano con le schede multicolori. Taluni invece sparacchiano segni a casaccio, attirati da altisonanti parole, rumorose e vuote insieme.

Le strategie dei partiti, a dicembre, cinguettano contente fra loro lungo il Corso adriese e la città commissariata dal Pdl per amore attende qualche flebile segnale di luce. Che per ora non c’è.
Si fa coraggio il Pd e dichiara che farà le primarie, ad Adria e Rovigo. Non si sa in che modo e quando: se di coalizione o autarchiche, cioè del solo partito gestore. Amletico dubbio.
Nelle sedi del così detto centro-sinistra impazza la discussione tra gli specialisti in materia. Le tattiche si fanno così strada imbellettate tra la gente che applaude per disperazione e speranza, mentre a Rovigo i socialisti di Mancini, sapienti e conoscitori del territorio polesano, mettono subito da parte le primarie, senza incertezze. Preferiscono gli accordi sui programmi da presentare agli elettori. Per il resto si vedrà dopo. Non è il caso, affermano, di cercare ora il candidato sindaco. Troppo complicato. L’Idv ha invece lanciato subito ad Adria la sua candidata Barzan e pensa in tal modo si trarne vantaggio. Non crede, infatti, alla consultazione dei cittadini: complicata e rischiosa.
Federazione della Sinistra, Sel e Idv viaggiano insieme nei cantieri, accompagnati, ad Adria, da segmenti del locale Pd e da qualche volonteroso indipendente. Alcuni, tra loro, sperano, nelle primarie di coalizione e attendono fiduciosi che qualcuno si pronunci rapidamente con nettezza.

I giorni di gennaio annunciano che è tempo di  promuovere incontri tra i diversi soggetti politici che s’oppongono alle Destre cittadine, per costruire insieme un percorso trasparente e condiviso sui programmi da realizzare e su chi dovrà poi andare a realizzarli. Sindaco ed Esecutivo sono, infatti, gli strumenti del governo della città. Ciò dovrà avvenire fuori dai palazzi, tra la gente che ancora spera che la politica abbia un significato.
Le primarie è una grande opportunità, ma non è l’unica, per fortuna. E’ possibile sempre che una volonterosa lista di cittadini possa presentarsi agli elettori con un suo programma, che sappia affascinare e convincere.
Chi avrà la forza per mettere in moto a gennaio questi percorsi?  E dove trovare gli eroi per una tale impresa? E’ una sfida che riguarda ognuno di noi, non solo i partiti.



Giovanni Ferro






mercoledì 29 dicembre 2010

Piccoli barlumi di coscienza

Dal Il Gazzettino

pubblicata da Giovanni Ferro il giorno mercoledì 29 dicembre 2010 alle ore 14.49
Le tue modifiche sono state salvate.
Mercoledì 29 Dicembre 2010 -
carta del Polesine
 Eletti nei giorni scorsi i componenti dell'esecutivo adriese del Partito Democratico. A seguito della proposta del segretario comunale, Giorgio Zanellato, posta in votazione ed approvata all'unanimità, sono risultati eletti: Eugenio Migliorini, Matteo Stoppa, Claudio Bellini, Adriano Giollo, Laura Sarto, Dante Bordin, Alessandro Rigoni, Omar Barbierato, con il ruolo di vice segretario comunale, Leonardo Bonato ed Oriana Trombini. Wilma Moda, infine, fungerà da segretario amministrativo del partito. All'ordine del giorno dell'assemblea anche la presentazione da parte del segretario comunale del documento politico e delle linee di indirizzo del Pd adriese. Anche quest'ultimo documento è stato approvato all'unanimità. Un Pd come annunciato nei giorni scorsi pronto a confrontarsi con le primarie per scegliere il proprio candidato sindaco, come peraltro previsto dalle norme statutarie, e pronto, almeno sulla carta, a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dei cittadini rivolgendosi a loro in primis prima di parlare e di stringere eventuali alleanze nel centrosinistra. Lo stesso Gino Sandro Spinello, ex capogruppo Pd, è infatti stato chiaro: «Ribadisco che l'idea non passa riproponendo gli schemi del passato, come alleanze fatte a tavolino o spartizioni di candidature. Vedo come un errore il fatto che l'Idv abbia posto in questo modo una sua candidatura a sindaco della città e solo dopo tre ore dopo la caduta della giunta». Per Spinello nel centrosinistra, per non ripetere errori ed insufficienze, occorre un'analisi critica ed autocritica del recente passato. »Adesso occorre provare a rivincere. Occorre un nuovo patto che convinca una più larga fetta possibile di elettori che l'ultima volta si è fatto attrarre dal finto rinnovamento di Barbujani».
      G. Fraccon

    
-------------
La nota dà alcune informazioni, tra queste ricordo i due documeni approvati all'unanimità.
L'intervista di Spinello alla Voce chiarisce inoltre il suo pensiero sulle vicende adriesi appena trascorse. Per la prima volta parla delle sue responsabilità per la sconfitta ad Adria nelle precedenti elezioni.
Su questo bisogna iniziare a ragionare.

g.f.

mercoledì 15 dicembre 2010

La narrazione di Vendola -

Adria - via Terranova



Ogni organizzazione di partito costituisce una potente oligarchia fondata su basi democratiche.
Dovunque ci sono elettori ed eletti. Ma dovunque, anche, c’è il potere della direzione eletta sulle masse elettrici. La struttura oligarchica dell’edificio nasconde le fondamenta democratiche.

 R. Michels

-----------------

ADRIA: cronache di fine anno.


Dall’Atlantico arrivarono un giorno le “Primarie,” importate dal Pd in costruzione per ammodernare la politica ammuffita italiana. Stupirono Veltroni e D’Alema con le loro corti riunite e perfino gli ex democristiani Fioroni e Marini per questa magnifica trovata e molto si pavoneggiarono nelle pubbliche piazze dei media.
Compresero poi con l’esperienza che una piccola e parziale cessione di sovranità poteva lievemente limitare il loro oligarchico potere.
Oggi sembrano temere questo strumento della democrazia, dopo averlo benedetto e incoronato a suo tempo, e cercano protezione dalla narrazione vendoliana con parole accattivanti e minacciose.

Accontentati gli spiriti guerrieri, nel rinsecchito Pdl adriese si sono messi al lavoro le menti pensanti e raffinate, lasciando libero Mainardi dall’insopportabile fatica della ricostruzione, dopo le macerie da lui provocate.
Alcuni hanno rispolverato il vecchio programma per capire se lì c’era qualcosa che non andava: sembra che nessuno tuttavia abbia trovato nulla da ridire, a parte la ridicolaggine di avere cacciato tre assessori in un sol botto. Altri ancora hanno pensato che era forse opportuno guardare al prossimo futuro. Occorre infatti riposizionarsi per la sfida elettorale di primavera, con accorti aggiustamenti e nuove disinteressate aggregazioni, poiché la Lega non può da sola bastare, ha sentenziato l’ufficio politico locale.
Per non sprofondare nella noia che opprime, stanchi delle giornate uggiose, alcuni hanno pensato d’inviare cartoline di candidatura a sindaco. Pensano così di scacciare i tristi pensieri per il nuovo anno e di rendere più interessante la disputa elettorale di primavera.
Motivati da nobili interessi, i partiti maggiori, mandano in avanscoperta i loro uomini migliori, le seconde linee, alcuni freschi di nomina congressuale, a spiegare con appunti preconfezionati le loro strategie, incomprensibili e generiche ai molti cittadini che stoicamente credono ancora alla democrazia elettiva.

A Rovigo, nel frattempo, il Pd del consigliere regionale Azzalin chiede le primarie di coalizione, ma il tragitto del dopo Merchiori non lo prevede affatto per chi ha vinto il congresso. Del resto non è che questo strumento di consultazione possa risolvere da solo i dubbi dei programmi condivisi e delle alleanze conseguenti.
Diversamente, ad Adria, prevale la prudenza del coordinatore del Pd d Zanellato. Qualche sussurro è possibile tuttavia percepire lungo le riviere del canale infreddolito: impossibile da decifrare nella logorata sintassi dei commentatori incalliti.
Mentre prosegue l’attività del Cantiere, nessuno tra i partiti del centro sinistra sembra pensare alle primarie. Semplice disattenzione? Qualcuno ne dubita.
I cittadini, pazienti, aspettano qualche bagliore che li illumini, nel mese delle festività natalizie.
Piccole schermaglie politiche si rincorrono nelle pagine locali dei quotidiani per ricordare che è in atto una straordinaria campagna elettorale, per chi se ne fosse dimenticato.
L’esperto cronista, che sta sulla piazza ininterrottamente, sentenzia che bisogna attendere la fine dell’anno e l’arrivo della Befana per capire cosa potrà accadere nel nostro Paese.
Ciò aiuterà i politici praticanti a segnare una rotta per ridare un governo credibile alla nostra città.

Facciamoci allora gli auguri per l’anno in arrivo.


Giovanni Ferro