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lunedì 14 giugno 2010

CONSORZIO DI SVILUPPO


La maggioranza che governa questo nostro incompiuto Paese rimpicciolisce ogni giorno. Affonda in consumati naufragi, sempre con nuovi e mediocri protagonisti. La Cricca Anemone docet.
Fini e i suoi segnano con il gesso lo spazio di un mare sconfinato. Nessuno sa dove ci sarà un dignitoso approdo per la nostra sfibrata democrazia. Bagliori di speranze e paure accompagnano le generazioni di questo nostro millennio. Altri cercano tracce nel passato appena trascorso, segni del magma che avvolge l’umano consorzio.
La satira accarezza, come può, il nostro vagabondare nelle vicissitudini odierne. Interpreta la realtà, mette a nudo le infinite debolezze dei poteri consolidati. Ridicolizza le meschinità quotidiane di chi si arroga il diritto di decidere per altri.

Nel mese di maggio i partiti di questa provincia si trastullano con severe dichiarazioni sul ruolo del Consorzio di Sviluppo. Chi lo sostiene, Zanellato con targa Pd, elogia disinteressatamente le sue preziose qualità, chi invece, Mainardi del Pdl, ne parla malissimo per opposti motivi, quasi fosse un ente veramente inutile. Come la volpe con l’uva matura, così il coordinatore M. manifesta il suo totale disappunto su questo organismo indissolubile e inossidabile. Non tutti però nella Casa della libertà apprezzano le sue parole sguaiate. C’è chi obietta e chi argomenta nella sua minoranza scintillante.
Zanellato, nuovo inquilino del Consvipo, vocabolo misterioso a tanti, ma squisitamente affascinante, si frega le manone per l’aiuto insperato, soprattutto quando ha letto la nota dell’avvocato più famoso del Polesine: Migliorini. Costui ha stroncato le velleità del suo amico Mauro Mai, liberale adriese fin dalla culla. Meglio di così non poteva andare per i Democratici polesani.
Nessuno però si è preoccupato seriamente dei costi della politica e dell’importanza di rafforzare le autonomie locali. I leghisti, parchi nelle parole, studiano furbescamente tra di loro il federalismo, una tela rocambolesca che intorpidisce le menti di molti, loro compresi.
Naturalmente la gente non sa chi tifare in questo frangente, distratta com’è dalla Nazionale di Lippi. Attende ulteriori notizie che la rassicurino, che sappiano illuminare. Nel frattempo assiste stranita alle liturgie della crisi straziante, celebrata qua e là nel territorio con grande ecumenismo. Così mentre a Roma e nei territori si discute, la disoccupazione e la precarietà galoppano e le libertà si restringono.



Il pozzo dei Desideri - 




L’ing. O. Marin, grande conoscitore della Bonifica, recuperò nel Basso Polesine un pozzo abbandonato di fattura veneziana. Erano gli anni 60’. Lo fece sistemare dalla ditta Raminelli e lo donò all’Amministrazione adriese affinché lo collocasse nella piazza Oberdan. Un pozzo chiuso che abbellisce con la sua grazia la parte sinistra del Canale, quella che guarda il Teatro.
Il luogo è diventato nel tempo occasione d’incontri e di soste. I bimbi vi giocano allegramente e gli adulti, in questi mesi assolati, consumano felici le bibite fresche, conversando amabilmente tra di loro.

Venerdì 5 del mese di giugno al Circolo Unione, che dall’alto sbircia le allegre compagnie adriesi, si sono dati appuntamento, alle ore 21, i diversi e inconsapevoli figuranti del Pd locali e provinciali, in compagnia di rispettosissime persone, qualificate per il ruolo ricoperto nella società. Assenti giustificati alcuni protagonisti della politica adriese, come mi è stato poi riferito.
Il pozzo dell’ing. Marin, chiamato “Dei desideri”, non ha potuto fare a meno di compiacersi d’essere lì ad assistere al via vai della gente che arrivava in piazza Cavour. Musicisti e spettatori stavano occupando il Ridotto del teatro per il consueto saggio di fine anno del Conservatorio musicale. Si mescolavano con i sopravissuti della politica recitata in arrivo. Qualcuno sbagliava percorso e invece di approdare alla musica che ristora, s’infilava, suo malgrado, lungo le scale che portavano ai piani di sopra. Altri, colpiti dalla dolcezza delle note e dalle voci intonate provenienti da sotto, con destrezza raffinata, fingendo di andare al bar, lasciavano soli i volonterosi animatori della serata politica. Questi, parlandosi tra loro, hanno tentato così di dimostrare che il Pd è in buona salute e soprattutto sa ascoltare i cittadini. Vuoto esercizio, riconosciuto dai più coraggiosi al termine della serata.

Poco lontano, al Ribose, giovani e non allegramente festeggiavano il fine settimana nei modi a loro consueti.  Bobo invece, nel retrobottega del suo negozio, stava ripassando i temi amministrativi più rilevanti, compreso il Piano del rumore. Non sa, infatti, cosa rispondere alla cittadinanza e Rondina, suo capogruppo, non lo sta certamente aiutando. Solo il Pd di Spinello sembra aver compreso la questione e vorrebbe fare qualcosa. Per ora ha dato incarico al consigliere Fantinati di seguire la faccenda. I cittadini ignari potranno così dormire sonni tranquilli, in questa calda estate dei mondiali di calcio. Non è stato forse Barbuiani, il traghettatore, ad annunciare sulla stampa la sua buona intenzione di sensibilizzare coloro che ecccedono nel chiasso notturno? Ha precisato tuttavia che con la crisi sarà opportuno concedere deroghe ulteriori allo schiamazzo delizioso. Equilibrista ed evasivo il nostro Sindaco commerciante.

Giovanni Ferro

venerdì 21 maggio 2010

Maya

ANNO 2012 -



Da più parti si sostiene da tempo che le previsioni dei Maya sulla fine del mondo nel 2012 vadano interpretate, poiché questa data non segnerebbe il termine della vita nel senso letterale, ma semplicemente l’implosione e lo sgretolamento di un modo d’interpretare l’esistenza umana, così come noi la conosciamo.
Alcuni politici nostrani, allertati da siffatte affermazioni, sperano fiduciosi che questo si verifichi veramente, sprovvisti come sono di convincenti idee sulle terapie da proporre ai loro disaffezionati elettori.
La penisola italica, come definiva Metternich il nostro Paese, vive una babelica confusione nei linguaggi e, come in un mare aperto, si lascia sballottare in ogni direzione. Non disdegna quindi l’oracolo di turno e spera in qualche miracolo. Nell’immediato si coccola, non sempre, con la satira, cerca rassicurazione nei luoghi più disparati.
I nostri capitani coraggiosi, che guidano le rispettive formazioni partitiche, provano a scrutare gli astri, a destra come a sinistra. Osservano trepidanti le stelle, come gli antichi nocchieri. Solo Casini, con l’Udc al centro, professa la sua verità, senza ombra di dubbio: "Occorre un governo di salvezza nazionale",  proclama alle tv. Salvarsi da chi? Da se stesso? Nel Pd, Letta acconsente alla proposta del Pier.
Così nel territorio che noi conosciamo, tra l’Adige e il Po, i piccoli e mediocri vassalli del potere centrale si sforzano di capire il mondo che verrà, che si muove, sussulta. Presuntuosi ed arroganti. Sperano di galleggiare fortunati nella politica indigesta ai tantissimi che non hanno voluto votare. Altri cittadini, nel frattempo, si prenotano già per il prossimo turno elettorale. La democrazia rabbrividisce.
Nel frattempo, la bandiera dell’Italia unita sembra non avere più nessun autentico e convinto difensore in questo inizio millennio. Un tempo, in apparenza, era l’orgoglio della Destra nazionale; oggi preda del Caimano ammaliatore non lo è più. Scomparsa. Tutti gli atri cercano timidamente di proteggerla dai piccoli furori leghisti. Basterebbe poco per vaporizzare il Carroccio lombardo, lasciato libero invece di sostenere la cricca di Anemone, senza dazio pagare per questa sua disinvolta partecipazione al governo berlusconiano. Bossi, il miracolato, vende il suo fumo e vota tutte le leggi per salvare il suo compare gemello. Federalismo fiscale pure questo, promulga.
La Sinistra liofilizzata, presente nelle fessure dei partiti, negli astenuti e insoddisfatti, nella Lega stregona, nel Pdl, nei luoghi più impensati e perfino nel Pd, non riesce ancora a metabolizzare le sue innumerevoli traversie e non sa darsi pace per la sua inettitudine. La sua ricomposizione, si pensa, necessita di grande umiltà e di coraggio, inesistenti per ora. Essa va ricercata nei contenuti, nelle contiguità con gli altri che ci accompagnano ogni giorno lungo il nostro quotidiano percorso. Deve liberarsi dalle obbedienze tramandate, dall’ingombrante tradizione rinsecchita. Alzarsi e volare “oltre i fetori malsani, cacciando le pene che opprimono la vita e la fanno nebbiosa”. Per questo esige il concorso di tanti, costruttori ed edificatori di nuovi scenari partecipativi. Avrà il tempo necessario per questo o attenderà i suoi Maya?




I palazzi si guardano tra loro, sorridono, si riscaldano in queste tiepide giornate di piovosa primavera. Il pozzo troneggia nella piazza adriese, raccogliendo i mille pensieri di tanti che sostano al bar lì vicino.
La severa architettura asburgica dà riparo così a quanti hanno voglia di trovarsi, di fermare il pensiero, di sottrarlo alle consuete faccende, di scambiare parole dolci e affettuose e ragionar delle pubbliche cose. Oberdan non poteva immaginare una così variopinta moltitudine nella piazza che porta il suo nome.
I custodi dei pettegolezzi politici non sanno più cosa inventarsi per trascorrere qualche ora tra loro, nonostante l’impegno della cronaca locale, indaffarata a pescare qualche notiziola qua là, giusto per sbarcare il lunario.
La Destra, ancora più frammentata dopo l’acuto di Ceccarello, convinto assertore del pensiero di Fini, si tormenta come può, incantata dal suo soporifero fumo. Si gusta i sapori degli effimeri poteri locali, civettando, quando può, con il Pd delle confusioni. Sogna ogni giorno titoloni della stampa amica, i quali, come ben sanno gli avventori del bar della Pina, si sgonfiano il giorno dopo, come i palloncini dei bimbi a Carnevale. Durano solo 24 ore.
Diversamente i suoi assessori sperano di ben figurare, soprattutto l’avv. Maltarello, conoscitore di leggi e regolamenti. In un anno non è ancora riuscito a far approvare il piano del rumore, dono incompreso del Centro Sinistra. Troppi gli ostacoli, i dubbi, i pensieri malevoli che lo hanno frastornato. Da Sinistra, come da Destra.
Il sindaco Bobo, ignaro di tanta grazia ricevuta ( P.R.), non sa come uscire da questa diabolica situazione. Navigatore esperto di movide (feste), prova imbarazzo a rispondere agli elettori arrabbiati, soprattutto a quelli che lo hanno votato. Da poco è stato informato che il rumore è una delle fonti inquinanti più gravi, causa di gravissime patologie. Ha provato perfino a chiedere aiuto al Pd per farsi spiegare qualcosa, ma pure in questo partito le cose risultano oscure e confuse. Forse nessuno gli ha spiegato che, con un terzo di quanto costa il suo segretario Levi, si può attivare la convenzione con Arpav per garantire annualmente il rigoroso controllo sulle fonti inquinanti. Un esempio di come si può difendere i cittadini, rispettando l’ambiente.
Francamente mi sarei aspettato più determinazione e fantasia da parte di questa straordinaria e scintillante maggioranza. Non dalla mia che si è spaventata per alcune osservazioni pervenute dall’autodromo. Poi ho ripensato al vecchio detto: “Una Rondine (a) non fa primavera” e qui mi sono fermato a riflettere sulle casualità delle pratiche consociative.
La speranza tuttavia non mi ha abbandonato, ripensando alle moltissime città, di sinistra e di destra, che si sono già dotate di questo strumento di difesa e di civiltà. Ho confidato che perfino gli sciocchi e gli smemorati possono ricredersi.



Giovanni Ferro

venerdì 7 maggio 2010

INTERVALLO

 

 

 

I gemelli quasi siamesi, Boss e Berl, provano ancora a sostenersi a vicenda. Stupefatti, i giullari di corte faticano a capire gli ordini ricevuti. I piaceri traballano.

Il mite caimano s'allena con il suo truce sorriso. Affina la mandibola e aspetta Bersani per il fiero pasto.

Apprendiamo che anche Bossi, come Calderoli, è dubbioso se partecipare agli eventi per i 150 anni dell'unità d'Italia. Straziati dalla notizia, festeggiamo con un prosecco lo spot dei leghisti, teneri amanti di Berlu e Scajola.

 g.f.

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Matrimoni per amore, matrimoni per forza ne ho visti di ogni tipo..

F. De' Andrè cantava questo testo nel secolo breve. Con la sua poetica sensibilità.
Oggi la politica stressata naviga a vista, non sa bene dove andare. Alcuni si chiedono se il matrimonio tra Margherita e Ds sia stato per "amore". Del nuovo, delle proficue contaminazioni o degli interessi sussurrati. Altri amaramente registrano una sottile incomprensione tra i due contraenti. Il potere salvifico della fusione organizzativa non poteva meccanicamente accompagnarsi a quella dei cuori e dell' umana razionalità.
I disamori verso gli uomini hanno potuto così farsi strada.

 g.f.

lunedì 3 maggio 2010

Monte Acuto R.

BARBARA



L’amica d’infanzia dorme beatamente vicino a me. Il respiro leggero di lei accompagna il mio pomeridiano silenzioso. La primavera dei suoni e delle esplosioni luminose ha ormai lasciato spazio agli odori e ai caldi profumi della torrida estate.
Un filo di saliva esce sghembo dalla bocca appoggiata al morbido cuscino e il lenzuolo asciuga le labbra umidicce. Riprovo a ritrovare il sapore lieve del sonno riparatore. Attorcigliato nel letto lascio il pensiero vagabondo e libero. Lo afferro qualche volta per curiosità, per sentirmi padrone di quella parte di me che amo tanto. Lo piego a qualche mio desiderio inconfessato. Lo rigiro su se stesso e lo costringo saltuariamente a contaminare le parole più audaci che dolcemente mi accerchiano.
Lo stato di Barbara ha ben altro respiro. Le nuove scoperte scientifiche nella robotica l’hanno resa indenne alle imperfezioni umane. Non saprei cosa sta sognando in queste settimane estive: nulla mi racconta di sé, neppure nei momenti di spensierata allegria tra di noi. Immobile, ora sembra sorridere nel sonno o forse sono io che me la immagino così. Felice di essere qui, di esistere.
Rumori di case lontane, d’uomini e ragazzi arrivano ogni tanto da lontano. Qualche moscone dispettoso, rimasto prigioniero nella stanza, vola rumoroso cercando l’uscita che non c’e. Tumultuosamente le immagini liete mi si offrono allora, pulite, nella loro essenza. Nel giusto tepore del letto sogno i piaceri che tanto accarezzano l’essere umano. Lei è lì vicino e mi piace pensare che condivida con me questa atmosfera trasognata.
Domani aveva promesso che insieme saremo volati lassù tra i pianeti ad ammirare le variopinte stelle del cosmo.

L. A.

lunedì 26 aprile 2010

Narrazioni

La città del nobile F. Bocchi


La politica conosciuta, per abbellirsi ed uscire dagli stagni maleodoranti nei quali da tempo è precipitata, ha scomodato il testo letterario. Pratica, secondo alcuni dotti pensatori, l’arte della narrazione. L’io narrante coincide così con il politico che guida la coalizione. Colui che raggruppa le truppe fedeli nelle elezioni e che poi, demiurgo, governa il Paese, secondo un canovaccio ripetuto con varianti estemporanee. Non disdegna l’invettiva, sproloquia quando maneggia i sentimenti degli altri. Soprattutto affascina con parole le genti bisognose di godere i piaceri dell’affabulazione.

La globalizzazione è una malattia che genera paure diverse, incapace da sola d’innestarsi nelle consapevolezze dei cittadini di questo millennio. Per questo deve essere trattata in modo appropriato, altrimenti lascia spazio a guaritori improvvisati, astuti nell’agire. Raccontare le fiabe moderne può quindi vincere l’ansia che turba i pensieri. Il ricorso al racconto taroccato è rassicurante, quando il narratore sa persuadere.
La Destra  percorre, con i grandi mezzi del suo magnate, questo itinerario da tempo, incurante di ciò che  accade attorno a lei. La variante leghista, dopo i tanti clamori berlusconiani, sembra oggi dare ad alcuni più rassicurazioni. Si presenta vergine e pulita nell’amministrare la cosa pubblica, diversamente dal suo imbonitore di riferimento. Oggi recita questo ruolo e il voto sembra darle ragione. Promette facili guarigioni lo sciamano pedemontano, agitando debolmente il pugnetto e inviando i suoi fedeli vassalli nelle contrade del nord. Egli non si differenzia però dall’odiata partitocrazia romana; la sposta più a nord con uguali benefici. Un sotterfugio che tutti si bevono.
Avviene così che nelle serate televisive ricorra da qualche mese questa nuovo termine delizioso, narrazione, che evoca scrittori antichi e moderni. Sono i diversi cantori del potere appollaiato sulle istituzioni repubblicane che si cimentano in questo fruttuoso esercizio. Pure le schiere sottili dei cronisti sembrano affascinati e turbati da questa parola suadente che li fa partecipare all’evento mediatico. E, come in un Paese delle meraviglie che incanta grandi e piccini, così tanti si perdono nell’effimere trame di colui che racconta.
Naturalmente le opposizioni non si sottraggono al gioco verbale e provano pure loro ad abbozzare qualche racconto mediatico. Breve, perché non sanno trovare un inizio alla loro storia, che s’ingarbuglia assai. Conoscono i copioni del Novecento, noiosi ormai perfino a chi li rappresenta. Soprattutto ignorano le trame sottili e i numerosi intrecci che danno corpo alla storia propinata.
Qualcuno nel Pd propone di creare un’apposita scuola di partito per insegnare un nuovo linguaggio che porti serenità e sicurezza, non importa come, agli elettori disperati. Altri vorrebbero affidarsi a psicologi qualificati per raddrizzare la barca che non va, affinando per l’occasione nuove e sofisticate tecniche di empatia. Veltroni sembra sia intenzionato ad aprire una rubrica di cuori solitari sul quotidiano l’Unità, mentre D’Alema – Bersani s’appresterebbero a far nascere nei territori del Nord nuove scuole di scrittura creativa. Basterà? I maliziosi dubitano e vorrebbero gesti più coraggiosi da parte di questi eroi mai tramontati.
Nelle provincie tutte queste novità infastidiscono i caporali di giornata e i loro attendenti. La bassa cucina non ha bisogno di prose zuccherose, di cinguettii ammiccanti. I politici, così amano definirsi, continuano imperterriti la loro marcia poco trionfale, incuranti di ciò che verrà. Il futuro non è nei loro programmi. Vige il prosaico “cattura il giorno”.
E’ la cronaca quindi che detta il passo nella politica rinsecchita di questo tempo infinito.

Per sviare l’attenzione della sua Giunta giocherellona, il sindaco della città del nobile Bocchi  ha pensato bene di lasciar svolazzare parole sguaiate in una serata rotariana. La Sinistra negli anni del governo amministrativo ha gonfiato a dismisura la pianta organica. Così  egli afferma e invoca Porto Viro per rafforzare l’insana idea. Furore attenuato della locale RSU e sconcerto dei lavoratori. Nessuno a spiegargli cos’è una pianta organica e come funziona, nemmeno il loquace suo vice, conoscitore del mondo vegetale, in particolare delle piante autoctone.
Lucianò, turbolento assessore, appresa la notizia, ha sobbalzato di fronte a tanto osare e col pallottoliere ha controllato i numeri dei dipendenti arruolati dal Centro Sinistra, quando anche’egli navigava con la ciurma di Spinello e Giribuola. A tuttora non si conosce ancora il risultato. Cotalini e Zanetti stanno ancora elaborando i dati.
In realtà sembra siano stati i maggiorenti del Pdl ad incoraggiare il navigatore Massimo ad uscire con questa trovata carina. Biada e cioccolatini per la stampa locale e per il Pd. Entrambi diversamente felici per così piccola grazia.
L’opposizione può ancora attendere.

Giovanni Ferro

giovedì 8 aprile 2010

Coriandoli di colorate speranze




 Resurrezioni mancate


Gli esperti dei flussi del voto ci diranno con chiarezza i movimenti degli elettori dei due schieramenti e quanti non sono andati al seggio. Aspettiamo quindi il dato numerico fiduciosi.
Possiamo certamente affermare che la Lega ha vinto la sua competizione con il grande  Benefattore, sottraendogli numerosi voti, specie qui da noi, nel Veneto. Il Piacere ha premiato quindi il partito territoriale, incarnato sulle promesse di Bossi, gemello eterozigote del magnate televisivo.
Le sue tv hanno strapazzato nell’ultima settimana i consueti avversari nemici, ostili all’amore sacro e profano. In effetti Bersani e Di Pietro hanno perduto alcune regioni, soprattutto per masochismo del Pd, incapace di liberarsi del vecchiume che ancora lo attanaglia. Solo la Puglia di Vendola continua a far sognare coloro che credono nel vero cambiamento, nella sconfitta della Destra.

La Curia romana, incurante dell’effetto mediatico, ha partecipato alla campagna elettorale nel Lazio e nell’intero Paese con serena tranquillità, dimenticando per qualche giorno i clamori delle denuncie sulla pedofilia dei preti nel mondo. I nuovi governatori eletti del Piemonte, del Lazio e del Veneto, ossequiosi, ringraziano la mano benedetta del Pontefice per tanta attenzione e promettono obbedienza limitata ai loro interessi. La dignità delle persone vale solo se ha il marchio leghista.
Gli “stranieri” vengono dopo. Le diverse umanità presenti nei territori sono fastidiosissimi disturbi da sostituirsi quanto prima con i robot della quarta generazione, quelli più vicini a noi. Ora è bene che nessuno s’illuda di diventare cittadino italiano, meglio padano.
I governanti del Vaticano un giorno dovranno spiegare agli uomini questo loro morboso attaccamento al potere temporale, a quello italiano, in particolare.

Nel territorio adriese i candidati, terminate le scaramucce elettorali tra le rispettive tribù ( Pdl -Lega e Pd con altri minori) e dopo i denari spesi per abbellire i loro profili ed abbeverare nelle moderne balere gli affezionati sostenitori, si riposano leggendo fumetti e giocando alle carte. Provano a recitare la parte nei nuovi copioni loro assegnati. Alcuni festeggiano in famiglia; altri si presentano  rattristati e bisognosi di consolazione. C’è sempre il grande Intrattenitore che può sanare gli spiriti ammosciati.
La Coppola, ad esempio, copiosa nel voto di preferenza e per questo premiata, s’appresta ad entrare nella corte dello Zaia governatore, fiduciosa della sua straripante visibilità. Consumate le ultime porchette con i gaudenti del piacere politico, continuerà felice a salmodiare nelle tossiche periferie polesane. Nel passato non lontanissimo imprecava contro gli invisibili inquinanti della centrale termo elettrica di Polesine Camerini. Dopo la cura Galan, istruita nelle conoscenze della scienza più avanzata dal sindaco Finotti, ha deciso di porre fine alla sua straziante sofferenza e ha scelto il male minore: il silenzio.
Il Pd, partito di un’ignota frontiera, senza troppa visibile convinzione, ha provato la libera competizione al suo interno e i suoi tre candidati si sono dati molto da fare, qualcuno perfino con l’aiuto parentale a tempo pieno. I loro supporter dovevano essere ogni giorno istruiti dal segretario Frigato, per evitare confusioni imbarazzanti tra gli elettori. Ciò non è servito molto, com’è noto. Le oligarchie mescolate tra loro hanno provato sì ad uscire all’aperto, ma i loro fonemi (suoni) erano deboli, storpiati dal clamore degli avversari e irriconoscibili dalla gente comune, attratta dalla sciamanica narrazione della Lega, prodiga nelle fatue promesse di un federalismo tutto da costruire ed  impegnata nelle edificazioni effimere di muri oltraggiosi.
Solo la Puglia ha portato qualche sorriso in molti sperduti elettori della Penisola, scatenando speranze irriguardose nelle cerchie attonite dei gestori del consenso quasi perduto.
Ora coriandoli di colorate speranze sono in movimento, contagiose e irrispettose di questo nostro palcoscenico politico italiano.

Giovanni Ferro

sabato 3 aprile 2010

Riccardo Lombardi

All’amico G. Speranzini



Stupisce la freschezza e la modernità del pensiero di Riccardo Lombardi, socialista prestigioso del Novecento. Il secondo dopoguerra, difficile e delicato insieme, ci restituisce oggi, rileggendo i suoi scritti, un uomo politico della Sinistra unico e incompreso da molti. Dai suoi compagni di partito, innanzitutto, e dalle forze progressiste più in generale. Non sorprende che i due partiti della sinistra storica, Pci e Psi, abbiano dimenticato l’originalità del suo pensiero, libero e autonomo in tempi nei quali occorreva schierarsi politicamente, senza alcun indugio. Il mondo diviso nei blocchi est- ovest richiedeva questo. Da una parte L’Urss, dall’altra gli Usa. Era difficile non esserne coinvolti.
I socialisti, nelle loro diverse articolazioni e formazioni politiche, furono i primi a vivere questo travaglio. Il frontismo, alleanza elettorale tra PSI e PCI nelle elezioni del 1948, fu la risposta alla conservazione montante delle forze più moderate e conservatrici presenti nel Paese. La DC  ne fu la guida, con i suoi alleati minori. Il Fronte Democratico Popolare (FDP)  cessò poco tempo dopo, perché considerato non più rispondente alle esigenze dei due partiti fondatori.
Lombardi dimostrò allora una diversa sensibilità nei confronti del ruolo dell’Urss e del partito comunista italiano, non appiattendosi mai su posizioni compiacenti, anzi rivendicò con ostinazione il ruolo dei socialisti, come testimoniano le sue parole nell’articolo sull’Avanti del 18.01.49, “False gravidanze”.
R. Morandi  dirigente socialista, nel dibattito politico del dopoguerra,  lo aveva accusato di “eresia e insensibilità di classe” per le sue posizioni manifestate sulla stampa. Lombardi risponde con fermezza  al “furore teologico” del suo compagno, il quale riteneva la lotta di classe una questione riguardante l’URSS e gli stati capitalistici e che la strategia del proletariato per questo “dovesse interamente subordinarsi alle esigenze dello Stato, “assunto come.. guida del movimento internazionale”. L’Unione Sovietica.
Il ruolo delle socialdemocrazie e del socialismo italiano sarebbe  quindi superfluo, se così fosse. I socialisti però esistono, hanno i loro iscritti e simpatizzanti, provengono da una lunga e prestigiosa storia e operano accanto al PCI, dichiara Lombardi. In questa sua affermazione si coglie il senso del rigore dialettico, concreto, non dogmatico, quando ancora non si conoscevano i crimini di Stalin. Solo nel 1956 vennero resi pubblici nel famoso congresso del PCUS.
Fu pure attaccato da “sinistra” come liberista, poiché riteneva utile introdurre nel nostro Paese riforme di struttura, creare l’autogestione in economia, al servizio cioè dei lavoratori, dei cittadini consumatori, come diremmo oggi.
Naturalmente il pensiero dell’esponente socialista, che tanto seppe affascinare, non si limitò solo a questo. Spazia dall’economia al sindacato, dalla politica estera a quella interna, tra i partiti e le istituzioni, con acute osservazioni su aspetti della vita quotidiana, su ciò che è utile, da ciò che può ritenersi superfluo.
Per concludere questo ricordo, mi piace citare la bella lettera, siamo nel 1945, all’amico G. Speranzini, formulando la seguente domanda:“ Che cosa è essenziale per la nascita della democrazia in Italia?
E’ essenziale - risponde - che il Paese sia attivizzato, che il più gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente a uno stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo;…..”
La lettera prosegue e nella sua apparente vetustà presenta una straordinaria modernità in alcuni suoi passaggi. Questo che ho citato mi sembra uno dei più belli.
Sostituiamo, infatti, nella domanda nascita con difesa e subito appare chiaro l’importanza di quella proposizione.
Di quest’uomo integerrimo, utopista secondo alcuni, impegnato a ricostruire le basi di una democrazia aperta al socialismo, rimane oggi un ricordo sbiadito. C’è necessità, nella ricostruzione della sinistra, che il suo messaggio torni tra di noi per essere ascoltato attentamente.


Giovanni Ferro