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venerdì 20 agosto 2010

Casa di Riposo di Adria

Scarparo



Si dice che Scarparo, presidente della Casa di Riposo di Adria, sia sobbalzato dal letto, quando ha saputo della protesta sindacale unitaria nei confronti del suo operato. “Mancanza di risposte da parte della Direzione e della Politica”, recita il testo del volantino distribuito ai cittadini adriesi. Riflettendo tra di noi, non c’è dubbio alcuno che il protagonista, in questa vicenda, sia lui e la sua maggioranza berlusconiana-leghista che lo ha nominato. Senza entusiasmo pare. Con le rappresentanze sindacali egli ha tentato di tergiversare, di lasciar decantare la materia scottante. Ha riletto diverse volte la frase “stato di agitazione” proclamato dai lavoratori, i quali chiedono solo che il proprio lavoro “venga riconosciuto e valorizzato” e non considerato come ”un costo da ridurre in barba alla qualità”.  Poi ha ripensato al recente passato, quando, in difesa dei cittadini utenti, così immaginava, inveiva contro l’Amministrazione Lodo. Un piccolo Savonarola populista che tentava di difendere quasi tutti. Tuonava contro la cultura esagerata della Giunta dei professori; contro la raccolta differenziata “porta a porta”, considerata una moderna discarica familiare. Era insomma un difensore della sicurezza e guidava le proteste e le ronde notturne nelle fredde giornate invernali, enumerando poi in Consiglio Comunale le numerose telefonate di plauso che, diceva lui, riceveva da indignati cittadini.
Ora, come direbbe il sommo Poeta, per la legge del contrappasso, si trova nella situazione opposta. A rispondere alle contestazioni di lavoratori inferociti. Per quanto tempo non si sa. E’ una pena questa temporanea, sopportabile, diversamente da quella dantesca. Eterna.
Devo dire, per correttezza, che, nella politica praticata, molti oggi vivono questo stato "peccaminoso". Con apparente indifferenza.


Giovanni Ferro

mercoledì 4 agosto 2010

Adria, un anno dopo

VENDOLA


Dopo un anno di governo della Destra berlusconiana-leghista, i cittadini adriesi si chiedono cosa stia succedendo nelle stanze di palazzo Tassoni e dintorni. Lasciamo perdere ormai le roboanti affermazioni del sindaco improvvisato: “Cambierò radicalmente la città”, ebbe a dire più di un anno fa. “La farò uscire dal degrado nel quale è stata lasciata per troppo tempo dal centro sinistra”. Così recitava il mite Bobo ai  suoi affezionati sostenitori. Inconsapevole di quello che affermava. Pensava che governare fosse la continuazione delle attività estive della sua associazione Adria Shopping. Suo sostenitore era Mainardi M., coordinatore berlusconiano della provincia, unto dal suo signore, chiamato epuratore o Moreno Byron da Lodovico Lionello, suo sottoposto incazzato di Taglio di Po.Tifava infine per Bobo l’assessore Coppola, gioiosa presenza, onnipresente e straripante nella città del Bocchi, durante l’ultima campagna elettorale. Sua guida spirituale, secondo alcuni. Suggeritrice benevola sulle tematiche ambientali, ma soprattutto portatrice di possibili risorse economiche a favore della turbolenta e infelice maggioranza adriese, combattuta al suo interno da amletici dubbi. Come realizzare la lottizzazione di Valliera, accontentando tutti, in particolar modo Bonamico? Ciò affliggeva il sindaco. Un mostro il progetto in cantiere, secondo la Confesercenti di Rovigo e i commercianti adriesi.
Ricordando le sue battaglie contro il "Porto", centro commerciale adriese, ha manifestato profonda e sincera tristezza, oltre che incompetenza politica. Non più giustificabile ormai. “Mi sono sempre battuto per il bene dei commercianti e continuerò a farlo”, ha promesso a chi gli stava vicino, in un’apposita riunione convocata. Costoro, rappresentati dalle loro associazioni, hanno annuito non troppo convinti. 
Terminato l’incontro, con il fido Levi s’è poi recato casa a consolarsi con qualche amena lettura. E qui, tra le pareti familiari, i suoi fragili pensieri sono naufragati, sospinti dai venticelli burrascosi dell’alleato più irrequieto. Il partito dell’assessore Lucianò. Chiedeva costui pari dignità nella condivisione amministrativa. Di essere consultato come si deve; non messo al corrente di decisioni già prese prima da colonnelli catapultati da qualche parte. Vana e ingenua attesa la sua. Il partito delle libertà sconosciute applicava con dolcezza amorevole le direttive programmatiche escogitate da solo, in qualche luogo del territorio veneto. Gli altri si agitino pure, pensava il coordinatore rafforzato. L’uscita del finiano onorevole Bellotti lo rende, infatti, più forte, ora. Così egli crede.
“Siamo amareggiati e offesi” ha pronunciato Cotalini, capogruppo di Progetto Nuovo. Poi non ha disdegnato a recitare inconsapevolmente la sua parte nel mediocre linguaggio politichese, evocando di nuovo la parola verifica. Che non dice quasi niente ormai. Come il termine “interessante”, riferito ai calciatori, sproloquiato ripetutamente dai commentatori sportivi, pagati dalle tv nazionali. Gli elettori ormai non si stupiscono più dei canovacci recitati e, con saggezza, preferiscono dedicarsi ad altro.
Ora che Fini, coofondatore forzato del Pdl, ha dichiarato Berlusconi illiberale, ci si augura che qualcuno della famigliola di P.N. si faccia coraggio e s’ispiri alla Lega. Si oppone quando trova convenienza e poi governa serafica, senza dazio pagare, votando ogni provvedimento che l’alleato maggiore le propina. Anche il più indigesto. Non basterà certo il vocione di Raule per impressionare i soldatini guidati da capogruppo Rondina.
All’opposizione il Pd, non avendo una strategia che non sia quella della sua effimera e triste auto compiacenza, ha chiesto, in Consiglio Comunale, di essere coinvolto in alcune importanti priorità riguardanti la città. In questo modo Spinello ritiene di dare forza e dignità al suo partito. Subito la maggioranza ha risposto di sì, smentendo chi sostiene l’insensibilità democratica della compagine berlusconiana. Fiero di questa trovata ingegnosa, Gino Sandro è sicuro che tutti lo seguiranno, compreso il socialista Giribuola, attardato a risolvere alcune spinose questioni, riguardanti l’essere del suo esangue partito.
Mentre tutto questo accade, Vendola conquista i cuori e le menti di tutti coloro che non hanno abbandonato la Sinistra. E sale nei sondaggi.

Giovanni Ferro

giovedì 15 luglio 2010

Per questo nasce Sel


LUGLIO


La riunione di ieri, 10 luglio, ha evidenziato ancora una volta le difficoltà di capire ciò che sta accadendo nel nostro Paese. La stampa ne dà ampio risalto. Per questo è opportuno e necessario rafforzare l’idea delle “fabbriche” o “cantieri” di Vendola e di tutti coloro che avvertono ormai  le gravi insufficienze delle tradizionali “opposizioni”, penso al Pd  innanzitutto.
La nascita di Sel ha senso se riesce a tenere insieme le aspettative di tanti con l’organizzazione partitica, rivista e corretta. Si vedrà al congresso di ottobre.
L’uscita dalla pratiche del ‘900 non è e non sarà, infatti, indolore per le “Sinistre” plurime, sparpagliate in luoghi diversi, poiché le abitudini consolidate nell’esercizio del potere non sono facilmente sopprimibili.
Convincere i naturali alleati nella buona politica è impresa titanica, quando si tratta di tracciare alleanze politiche-amministrative. Gli esempi nel Paese sono innumerevoli. Non c’è solo Marrazzo, Bologna o la Campania. Del resto la fuga dal voto dal Pd ne è la testimonianza palese, accompagnata da sentimenti di disaffezione per un soggetto politico incapace di fare opposizione credibile.
Ci sono, per fortuna, esempi positivi e incoraggianti nei territori e questi vanno sicuramente apprezzati.
Per noi, e per tutti coloro che credono sia arrivato il tempo di mutare, si aprono nuovi e promettenti scenari. Occorre coraggio e fermezza nel difendere le politiche trasparenti, innovative, senza subire i ricatti della vecchia partitocrazia annidata in molti luoghi.
Vincere nelle competizioni elettorali poi non è tutto. Ricordo che il centro-sinistra, a Bologna, subì un’impensabile sconfitta per sua incapacità a presentarsi agli elettori. Seppe rimediare anni dopo. Questo avvenne alla fine del secolo scorso.
La democrazia compiuta, sappiamo, si nutre dell’alternanza e questo garantisce sempre tutti, evita le”tirannie camuffate”. Le ammucchiate solo per vincere non garantiscono affatto la buona governabilità. Sono come le vittorie di Pirro. Effimere e passeggere. Sottoposte a qualche debole venticello, come fragili imbarcazioni, affondano inesorabilmente.
E’ necessario quindi che si affermi un progetto forte di rinnovamento e di fiducia nel futuro Soprattutto nei giovani.
Per questo sta nascendo SEL.

Un saluto a tutti.

Gianni


Panarella 10 luglio

lunedì 14 giugno 2010

CONSORZIO DI SVILUPPO


La maggioranza che governa questo nostro incompiuto Paese rimpicciolisce ogni giorno. Affonda in consumati naufragi, sempre con nuovi e mediocri protagonisti. La Cricca Anemone docet.
Fini e i suoi segnano con il gesso lo spazio di un mare sconfinato. Nessuno sa dove ci sarà un dignitoso approdo per la nostra sfibrata democrazia. Bagliori di speranze e paure accompagnano le generazioni di questo nostro millennio. Altri cercano tracce nel passato appena trascorso, segni del magma che avvolge l’umano consorzio.
La satira accarezza, come può, il nostro vagabondare nelle vicissitudini odierne. Interpreta la realtà, mette a nudo le infinite debolezze dei poteri consolidati. Ridicolizza le meschinità quotidiane di chi si arroga il diritto di decidere per altri.

Nel mese di maggio i partiti di questa provincia si trastullano con severe dichiarazioni sul ruolo del Consorzio di Sviluppo. Chi lo sostiene, Zanellato con targa Pd, elogia disinteressatamente le sue preziose qualità, chi invece, Mainardi del Pdl, ne parla malissimo per opposti motivi, quasi fosse un ente veramente inutile. Come la volpe con l’uva matura, così il coordinatore M. manifesta il suo totale disappunto su questo organismo indissolubile e inossidabile. Non tutti però nella Casa della libertà apprezzano le sue parole sguaiate. C’è chi obietta e chi argomenta nella sua minoranza scintillante.
Zanellato, nuovo inquilino del Consvipo, vocabolo misterioso a tanti, ma squisitamente affascinante, si frega le manone per l’aiuto insperato, soprattutto quando ha letto la nota dell’avvocato più famoso del Polesine: Migliorini. Costui ha stroncato le velleità del suo amico Mauro Mai, liberale adriese fin dalla culla. Meglio di così non poteva andare per i Democratici polesani.
Nessuno però si è preoccupato seriamente dei costi della politica e dell’importanza di rafforzare le autonomie locali. I leghisti, parchi nelle parole, studiano furbescamente tra di loro il federalismo, una tela rocambolesca che intorpidisce le menti di molti, loro compresi.
Naturalmente la gente non sa chi tifare in questo frangente, distratta com’è dalla Nazionale di Lippi. Attende ulteriori notizie che la rassicurino, che sappiano illuminare. Nel frattempo assiste stranita alle liturgie della crisi straziante, celebrata qua e là nel territorio con grande ecumenismo. Così mentre a Roma e nei territori si discute, la disoccupazione e la precarietà galoppano e le libertà si restringono.



Il pozzo dei Desideri - 




L’ing. O. Marin, grande conoscitore della Bonifica, recuperò nel Basso Polesine un pozzo abbandonato di fattura veneziana. Erano gli anni 60’. Lo fece sistemare dalla ditta Raminelli e lo donò all’Amministrazione adriese affinché lo collocasse nella piazza Oberdan. Un pozzo chiuso che abbellisce con la sua grazia la parte sinistra del Canale, quella che guarda il Teatro.
Il luogo è diventato nel tempo occasione d’incontri e di soste. I bimbi vi giocano allegramente e gli adulti, in questi mesi assolati, consumano felici le bibite fresche, conversando amabilmente tra di loro.

Venerdì 5 del mese di giugno al Circolo Unione, che dall’alto sbircia le allegre compagnie adriesi, si sono dati appuntamento, alle ore 21, i diversi e inconsapevoli figuranti del Pd locali e provinciali, in compagnia di rispettosissime persone, qualificate per il ruolo ricoperto nella società. Assenti giustificati alcuni protagonisti della politica adriese, come mi è stato poi riferito.
Il pozzo dell’ing. Marin, chiamato “Dei desideri”, non ha potuto fare a meno di compiacersi d’essere lì ad assistere al via vai della gente che arrivava in piazza Cavour. Musicisti e spettatori stavano occupando il Ridotto del teatro per il consueto saggio di fine anno del Conservatorio musicale. Si mescolavano con i sopravissuti della politica recitata in arrivo. Qualcuno sbagliava percorso e invece di approdare alla musica che ristora, s’infilava, suo malgrado, lungo le scale che portavano ai piani di sopra. Altri, colpiti dalla dolcezza delle note e dalle voci intonate provenienti da sotto, con destrezza raffinata, fingendo di andare al bar, lasciavano soli i volonterosi animatori della serata politica. Questi, parlandosi tra loro, hanno tentato così di dimostrare che il Pd è in buona salute e soprattutto sa ascoltare i cittadini. Vuoto esercizio, riconosciuto dai più coraggiosi al termine della serata.

Poco lontano, al Ribose, giovani e non allegramente festeggiavano il fine settimana nei modi a loro consueti.  Bobo invece, nel retrobottega del suo negozio, stava ripassando i temi amministrativi più rilevanti, compreso il Piano del rumore. Non sa, infatti, cosa rispondere alla cittadinanza e Rondina, suo capogruppo, non lo sta certamente aiutando. Solo il Pd di Spinello sembra aver compreso la questione e vorrebbe fare qualcosa. Per ora ha dato incarico al consigliere Fantinati di seguire la faccenda. I cittadini ignari potranno così dormire sonni tranquilli, in questa calda estate dei mondiali di calcio. Non è stato forse Barbuiani, il traghettatore, ad annunciare sulla stampa la sua buona intenzione di sensibilizzare coloro che ecccedono nel chiasso notturno? Ha precisato tuttavia che con la crisi sarà opportuno concedere deroghe ulteriori allo schiamazzo delizioso. Equilibrista ed evasivo il nostro Sindaco commerciante.

Giovanni Ferro

venerdì 21 maggio 2010

Maya

ANNO 2012 -



Da più parti si sostiene da tempo che le previsioni dei Maya sulla fine del mondo nel 2012 vadano interpretate, poiché questa data non segnerebbe il termine della vita nel senso letterale, ma semplicemente l’implosione e lo sgretolamento di un modo d’interpretare l’esistenza umana, così come noi la conosciamo.
Alcuni politici nostrani, allertati da siffatte affermazioni, sperano fiduciosi che questo si verifichi veramente, sprovvisti come sono di convincenti idee sulle terapie da proporre ai loro disaffezionati elettori.
La penisola italica, come definiva Metternich il nostro Paese, vive una babelica confusione nei linguaggi e, come in un mare aperto, si lascia sballottare in ogni direzione. Non disdegna quindi l’oracolo di turno e spera in qualche miracolo. Nell’immediato si coccola, non sempre, con la satira, cerca rassicurazione nei luoghi più disparati.
I nostri capitani coraggiosi, che guidano le rispettive formazioni partitiche, provano a scrutare gli astri, a destra come a sinistra. Osservano trepidanti le stelle, come gli antichi nocchieri. Solo Casini, con l’Udc al centro, professa la sua verità, senza ombra di dubbio: "Occorre un governo di salvezza nazionale",  proclama alle tv. Salvarsi da chi? Da se stesso? Nel Pd, Letta acconsente alla proposta del Pier.
Così nel territorio che noi conosciamo, tra l’Adige e il Po, i piccoli e mediocri vassalli del potere centrale si sforzano di capire il mondo che verrà, che si muove, sussulta. Presuntuosi ed arroganti. Sperano di galleggiare fortunati nella politica indigesta ai tantissimi che non hanno voluto votare. Altri cittadini, nel frattempo, si prenotano già per il prossimo turno elettorale. La democrazia rabbrividisce.
Nel frattempo, la bandiera dell’Italia unita sembra non avere più nessun autentico e convinto difensore in questo inizio millennio. Un tempo, in apparenza, era l’orgoglio della Destra nazionale; oggi preda del Caimano ammaliatore non lo è più. Scomparsa. Tutti gli atri cercano timidamente di proteggerla dai piccoli furori leghisti. Basterebbe poco per vaporizzare il Carroccio lombardo, lasciato libero invece di sostenere la cricca di Anemone, senza dazio pagare per questa sua disinvolta partecipazione al governo berlusconiano. Bossi, il miracolato, vende il suo fumo e vota tutte le leggi per salvare il suo compare gemello. Federalismo fiscale pure questo, promulga.
La Sinistra liofilizzata, presente nelle fessure dei partiti, negli astenuti e insoddisfatti, nella Lega stregona, nel Pdl, nei luoghi più impensati e perfino nel Pd, non riesce ancora a metabolizzare le sue innumerevoli traversie e non sa darsi pace per la sua inettitudine. La sua ricomposizione, si pensa, necessita di grande umiltà e di coraggio, inesistenti per ora. Essa va ricercata nei contenuti, nelle contiguità con gli altri che ci accompagnano ogni giorno lungo il nostro quotidiano percorso. Deve liberarsi dalle obbedienze tramandate, dall’ingombrante tradizione rinsecchita. Alzarsi e volare “oltre i fetori malsani, cacciando le pene che opprimono la vita e la fanno nebbiosa”. Per questo esige il concorso di tanti, costruttori ed edificatori di nuovi scenari partecipativi. Avrà il tempo necessario per questo o attenderà i suoi Maya?




I palazzi si guardano tra loro, sorridono, si riscaldano in queste tiepide giornate di piovosa primavera. Il pozzo troneggia nella piazza adriese, raccogliendo i mille pensieri di tanti che sostano al bar lì vicino.
La severa architettura asburgica dà riparo così a quanti hanno voglia di trovarsi, di fermare il pensiero, di sottrarlo alle consuete faccende, di scambiare parole dolci e affettuose e ragionar delle pubbliche cose. Oberdan non poteva immaginare una così variopinta moltitudine nella piazza che porta il suo nome.
I custodi dei pettegolezzi politici non sanno più cosa inventarsi per trascorrere qualche ora tra loro, nonostante l’impegno della cronaca locale, indaffarata a pescare qualche notiziola qua là, giusto per sbarcare il lunario.
La Destra, ancora più frammentata dopo l’acuto di Ceccarello, convinto assertore del pensiero di Fini, si tormenta come può, incantata dal suo soporifero fumo. Si gusta i sapori degli effimeri poteri locali, civettando, quando può, con il Pd delle confusioni. Sogna ogni giorno titoloni della stampa amica, i quali, come ben sanno gli avventori del bar della Pina, si sgonfiano il giorno dopo, come i palloncini dei bimbi a Carnevale. Durano solo 24 ore.
Diversamente i suoi assessori sperano di ben figurare, soprattutto l’avv. Maltarello, conoscitore di leggi e regolamenti. In un anno non è ancora riuscito a far approvare il piano del rumore, dono incompreso del Centro Sinistra. Troppi gli ostacoli, i dubbi, i pensieri malevoli che lo hanno frastornato. Da Sinistra, come da Destra.
Il sindaco Bobo, ignaro di tanta grazia ricevuta ( P.R.), non sa come uscire da questa diabolica situazione. Navigatore esperto di movide (feste), prova imbarazzo a rispondere agli elettori arrabbiati, soprattutto a quelli che lo hanno votato. Da poco è stato informato che il rumore è una delle fonti inquinanti più gravi, causa di gravissime patologie. Ha provato perfino a chiedere aiuto al Pd per farsi spiegare qualcosa, ma pure in questo partito le cose risultano oscure e confuse. Forse nessuno gli ha spiegato che, con un terzo di quanto costa il suo segretario Levi, si può attivare la convenzione con Arpav per garantire annualmente il rigoroso controllo sulle fonti inquinanti. Un esempio di come si può difendere i cittadini, rispettando l’ambiente.
Francamente mi sarei aspettato più determinazione e fantasia da parte di questa straordinaria e scintillante maggioranza. Non dalla mia che si è spaventata per alcune osservazioni pervenute dall’autodromo. Poi ho ripensato al vecchio detto: “Una Rondine (a) non fa primavera” e qui mi sono fermato a riflettere sulle casualità delle pratiche consociative.
La speranza tuttavia non mi ha abbandonato, ripensando alle moltissime città, di sinistra e di destra, che si sono già dotate di questo strumento di difesa e di civiltà. Ho confidato che perfino gli sciocchi e gli smemorati possono ricredersi.



Giovanni Ferro

venerdì 7 maggio 2010

INTERVALLO

 

 

 

I gemelli quasi siamesi, Boss e Berl, provano ancora a sostenersi a vicenda. Stupefatti, i giullari di corte faticano a capire gli ordini ricevuti. I piaceri traballano.

Il mite caimano s'allena con il suo truce sorriso. Affina la mandibola e aspetta Bersani per il fiero pasto.

Apprendiamo che anche Bossi, come Calderoli, è dubbioso se partecipare agli eventi per i 150 anni dell'unità d'Italia. Straziati dalla notizia, festeggiamo con un prosecco lo spot dei leghisti, teneri amanti di Berlu e Scajola.

 g.f.

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Matrimoni per amore, matrimoni per forza ne ho visti di ogni tipo..

F. De' Andrè cantava questo testo nel secolo breve. Con la sua poetica sensibilità.
Oggi la politica stressata naviga a vista, non sa bene dove andare. Alcuni si chiedono se il matrimonio tra Margherita e Ds sia stato per "amore". Del nuovo, delle proficue contaminazioni o degli interessi sussurrati. Altri amaramente registrano una sottile incomprensione tra i due contraenti. Il potere salvifico della fusione organizzativa non poteva meccanicamente accompagnarsi a quella dei cuori e dell' umana razionalità.
I disamori verso gli uomini hanno potuto così farsi strada.

 g.f.

lunedì 3 maggio 2010

Monte Acuto R.

BARBARA



L’amica d’infanzia dorme beatamente vicino a me. Il respiro leggero di lei accompagna il mio pomeridiano silenzioso. La primavera dei suoni e delle esplosioni luminose ha ormai lasciato spazio agli odori e ai caldi profumi della torrida estate.
Un filo di saliva esce sghembo dalla bocca appoggiata al morbido cuscino e il lenzuolo asciuga le labbra umidicce. Riprovo a ritrovare il sapore lieve del sonno riparatore. Attorcigliato nel letto lascio il pensiero vagabondo e libero. Lo afferro qualche volta per curiosità, per sentirmi padrone di quella parte di me che amo tanto. Lo piego a qualche mio desiderio inconfessato. Lo rigiro su se stesso e lo costringo saltuariamente a contaminare le parole più audaci che dolcemente mi accerchiano.
Lo stato di Barbara ha ben altro respiro. Le nuove scoperte scientifiche nella robotica l’hanno resa indenne alle imperfezioni umane. Non saprei cosa sta sognando in queste settimane estive: nulla mi racconta di sé, neppure nei momenti di spensierata allegria tra di noi. Immobile, ora sembra sorridere nel sonno o forse sono io che me la immagino così. Felice di essere qui, di esistere.
Rumori di case lontane, d’uomini e ragazzi arrivano ogni tanto da lontano. Qualche moscone dispettoso, rimasto prigioniero nella stanza, vola rumoroso cercando l’uscita che non c’e. Tumultuosamente le immagini liete mi si offrono allora, pulite, nella loro essenza. Nel giusto tepore del letto sogno i piaceri che tanto accarezzano l’essere umano. Lei è lì vicino e mi piace pensare che condivida con me questa atmosfera trasognata.
Domani aveva promesso che insieme saremo volati lassù tra i pianeti ad ammirare le variopinte stelle del cosmo.

L. A.